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POKéMON: visioni dall’ oscuro

Da quanto tempo ero seduta lì??, bè nessuno poteva saperlo e neanche io. Dannazione!!, era accaduto tutto per colpa mia!, sono sempre stata la solita stupida, boriosa e vanagloriosa allenatrice di Fucsia City. E come al solito erano sempre i miei Pokèmon a farne le spese . Oh.. bè scusate.. sono sempre la solita stupida.. non mi sono neanche presentata: mi chiamo Yuki , Yuki Sagara e sono nata a Fucsia city. Fin da piccola il mio sogno era quello di diventare allenatrice, e alla fine, quando compii 10 anni mi incamminai per quella che sarebbe stata la mia futura strada. Il mio primo Pokèmon fu il mio fedelissimo Nidoran, quante battaglie insieme!!!, quante sfide!!, quante sconfitte!, ma anche quante vittorie!. Dopo anni di allenamento ho tirato su una squadra potente che comprende un Charizard, un Nidoking, un Clefable, un Scyter e un Electabuzz. Ora ho 16 anni …, sono passati sei anni dall’ inizio della mia carriera……, eppure il mio stolto carattere non è cambiato di poco. Bè…, scusate per questa logorrea sulla mia vita ma era necessario che voi tutti mi conosciate. Non ho raccontato a nessuno questa storia, anche perché nessuno mi crederebbe…., tranne la persona a cui voglio più bene di tutte e che è stata uno dei protagonisti, insieme a me, di questa incredibile storia, John. Ecco la mia incredibile storia, tutto comincia quando avevo 14 anni….
Quella volta…, come detto all’ inizio ero seduta su una sedia, su una delle comode (come no) sedie del centro Pokémon di Fiordoropoli, a Johto. Era passato neanche un mese e io già mi ero fatta battere miseramente. Avevo provato a battere la capopalestra, Chiara, sicura come al solito di vincere, e invece il suo Miltank era una vera furia e ora il mio Clefable era molto grave. Continuavo a ripetere a me stessa che era tutta colpa mia…, perché ero troppo sicura di me ed avevo mandato Clefable allo sbaraglio senza un minimo di strategia. Che sciocca ero stata, e ora Clefable pagava al posto mio il prezzo della mia stupidità. Erano le due di mattina…, e, nonostante la tensione, le mie palpebre faticavano a rimanere aperte. Ero veramente troppo stanca; prima i 5 km a piedi per arrivare a Fiordoropoli con almeno una ventina di allenatori che mi avevano sfidato uno dopo l’ altro e poi la sconfitta. Stavo quasi per cascare a terra quando l’ infermiera uscii dalla stanza ove il mio Clefable era in cura. Subito mi alzai in piedi e con voce quasi strozzata chiesi: “Infermiera.. come sta Clefable?”. Lei mi guardò attentamente e poi rispose sommessamente “è fuori pericolo.., anche se ha subito uno stress notevole. Ora deve solo riposare e credo che non sia il solo che deve farlo” disse fissando i miei occhi stanchi e arrossati. “Bè, in effetti, ho sonno però..” “Però è meglio che vai a dormire.., sei giovane e il sonno è molto prezioso nella tua età. Se ti stressi così tanto finirai per farti venire qualche malanno, abbiamo qualche stanza per gli ospiti qui, prendine una e dormi!, il tuo Clefable è in buone mani “ “Grazie infermiera!” risposi io. Mi incamminai verso la stanza assegnatami e quando vi arrivai aprii lentamente la porta. Appoggiai il mio zaino, mi tolsi le scarpe e mi gettai su letto, era così morbido e caldo che mi addormentai subito. Nonostante avessi dormito profondamente e molto a lungo feci dei sogni molto agitati. Continuavo a rivedere le scene di quando ero piccola…, del mare in tempesta e del mio piccolo Horsea che , nonostante fosse un Pokémon d’ acqua fu trascinato via dalle onde in un mattino di tempesta . Mi svegliai di soprassalto più volte, con i vestiti madidi di sudore. Il mattino successivo mi svegliai verso le undici e mezza, che dormita ragazzi!. Quando scesi trovai che gli altri allenatori che si erano fermati per la notte stavano ultimando i loro preparativi…, groan, visto che ero stata pigra non avrei potuto fare colazione. Ma quello che mi fece stringere il mio già vuoto stomaco fu vedere Pacey che stava parlando con altri suoi amici. Pacey…, era la mia vicina di casa. Fin da piccole eravamo acerrime nemiche e ora che avevamo intrapreso la carriera di allenatrici eravamo diventate irriducibili avversarie. Appena mi avvicinai a lei sentii subito il suo tono di voce mellifluo che mi faceva tanto saltare i nervi: “Oh!!, ecco Yuki la fallita!, ehi Yu cara!!, dove hai lasciato i tuoi Pokémon??, all’ obitorio??, ah ah ah ah!!” lei e i suoi amici scoppiarono in una sonora risata, io strinsi i pugni per controllarmi dallo spaccargli la faccia; era sempre stata smorfiosa e irritante, ma da quando eravamo rivali era diventata ancora peggio. “No stanno benissimo a differenza di te” , dissi con tono sprezzante. “Ehi piccola bastarda!!, come ti permetti di parlarmi in questo modo?, tu con i tuoi piccoli Pokémon che non sono neanche riusciti a battere Chiara!!, sei solo un rifiuto!, è una vergogna che tra gli allenatori seri ci sia gente come te!, anzi che gente come te!! tu sei una fallita unica ih ih ih!”, “Perché invece di insultarmi non mi fai vedere di cosa sei capace vigliacca??!!” risposi io gridando. Restammo a guardarci con sguardi carichi di odio e mentre lei stava per ribattere un’ altra voce femminile intimò il silenzio: “Ora basta!!,se volete litigare andate altrove!, qui ci sono altre persone e Pokémon che stanno riposando!, ma dove l’ avete imparata l’ educazione?, nella giungla??”. Era stata l’ infermiera Joy a fermare il nostro acceso diverbio, guardai Pacey, anche lei era visibilmente imbarazzata. “Va bene Yu, ci vediamo quando esci…., sempre che tu esca ih ih ih.” Disse Pacey uscendo dal centro. Mi misi a sedere tirando un sospiro di sollievo; non ho mai capito perché ci odiassimo così tanto…, quando eravamo piccole cercavamo almeno di convivere in pace, ma adesso la nostra rivalità certe volte sfociava nell’ odio puro. “Scusami, sei tu Yuki Sagara?, il tuo Clefable è stato curato e ora sta bene!”, disse l’ infermiera guardandomi. “Ecco.. non so proprio come scusarmi per prima, ma sa io e quella ragazza non siamo mai state buone amiche” dissi io imbarazzata, “Pazienza basta che non arriviate all’ omicidio e tutto si sistemerà, vieni ti porto da Clefable”. Seguii l’ infermiera Joy in mezzo a tutti i Pokèmon ricoverati nel centro: era incredibile quanti erano, il mio occhio però cadde su un povero Squirtle che aveva una profonda crepa nel guscio; doveva avere partecipato a un incontro di inaudita violenza. “Ecco Clefable!!, tieni pure il tuo Pokèmon!” disse l’ infermiera in tono dolce. Clefable non perse tempo e mi saltò subito addosso quasi facendomi perdere l’ equilibrio e si mise subito a chiedere coccole con dei languidi occhioni. “Cleffy!, come stai?, bene?, mi dispiace.., mi dispiace di averti fatto soffrire così tanto. La prossima volta non ti farò combattere in modo così violento.” ,dissi mentre con una mano gli accarezzavo la testa. Clefable non sembrava però affatto arrabbiato, anzi era felicissimo di vedermi nonostante io l’ avessi fatto combattere fino all’ ultimo contro il Miltank di Chiara, ecco perché avevo deciso di fare l’ allenatrice: i Pokémon erano così fedeli, tutta un’ altra cosa rispetto all’ uomo. “Bene, ascolta, fallo riposare nella Pokéball per almeno una settimana, non si deve stancare” , disse l’ infermiera. “Certamente!, grazie ancora per l’ aiuto” risposi.
Ottimo, ora che Clefable era a posto potevo continuare nel mio viaggio. Appena fui uscita dalla porta del centro però uno spintone mi fece cadere a terra e mentre mi rialzavo riconobbi la voce di chi mi aveva spinto: “Ehi Yu , avanti alzati tesorino!, vediamo cosa possono fare i tuoi Pokémon contro la mia squadra iperallenata!”. “Pacey”, gridai io ”Possibile che tu non mi voglia mai lasciare in pace??. Si può sapere che cosa ti ho fatto?” “Esisti Yu.. e questo mi basta, ora basta giocare. Vai ONIX!”. L’ Onix di Pacey uscì dalla Pokèball ,emettè un lungo lamento e mi fissò con i suoi occhi lucidi. “Che cosa aspetti??. Combatti Yu!!.O hai paura di perdere?”, disse provocante Pacey. Conoscevo questa tecnica…., Pacey cercava di irritarmi per deconcentrarmi e farmi mandare un Pokémon così a caso.., ma anche se ero giovane mi ero fatta una buona esperienza e sapevo cosa fare in questi casi. Osservai l’ Onix, la grandezza delle rocce che formavano il suo corpo erano abbastanza grandi, ciò significava che doveva essere verso il 41 livello. All’ epoca i miei Pokémon erano Clefable, Nidorino, Charmeleon, Scyter e un Donphan che avevo catturato mentre viaggiavo verso Fiordoropoli. Riflettei sul da farsi: Charmeleon non avrebbe neanche scalfito il guscio di Onix e le sue fiamme non avevano effetto sui Pokémon roccia , Nidorino era troppo piccolo e il suo veleno non poteva funzionare, Scyter e Donphan dovevano ancora riprendersi dall’ ultima battaglia. Purtroppo la mia scelta dovette cadere su Clefable. Mi dispiaceva disobbedire all’ infermiera e dovere sforzare ancora una volta Clefable… ma era necessario: Pacey non mi avrebbe lasciata andare fino a quando non l’ avessi sconfitta. Presi in mano la Pokèball e sussurrai “Avanti amico mio, mi devi fare ancora una volta un grande favore” e lanciai la sfera, Clefable uscì e prontamente si mise davanti a me, pronto a fronteggiare il suo avversario. “Ah Yu!, non è possibile!, usi ancora quel Clefable??, ma non lo hai appena curato??, sei una sciocca!!, la tua mancanza di tecnica ti porterà alla sconfitta!, avanti Onix!, distruggi quel moscardino!”. L’ enorme Onix non perse tempo e passò subito all assalto, fortunatamente Clefable era ancora abbastanza veloce da schivare i suoi attacchi.. ,ma dopo pochi minuti vidi che stava ansimando: l’ avevo fatto stancare e ora sarebbe stata un facile preda!. La coda dell’ Onix cadde con fragore vicino a Clefable che sempre più a fatica riusciva a schivare gli attacchi, poi, però, una codata raggiunse il Pokémon in pieno viso. “Clefable! No!” gridai io agitata, “Eh eh eh.. e ora finiscilo Onix!” disse Pacey esaltata dalla prospettiva di una facile vittoria. Clefable stava per essere colpito una seconda volta quando mi ricordai di uno dei suoi attacchi e gridai “Usa l’ idropompa!”. Un massa d’ acqua uscì dalla bocca di Clefable e andò a colpire l’ Onix in testa, il pesante Pokémon cadde con un grande fragore sul terreno davanti agli occhi esterrefatti di me e di Pacey. Per qualche minuto ci fu il silenzio poi una voce quasi sul punto della disperazione esclamò ”No…, no … non è possibile…, come può il mio Onix avere perso contro quel piccoletto??, e soprattutto…, COME HO FATTO A PERDERE CONTRO YUKI???!!!” , era la voce di Pacey che era evidentemente sconvolta dalla mia vittoria. La guardai…, ora non sembrava quasi più lei, tutto il suo orgoglio e la sua sicurezza erano svaniti in poco tempo. Mi avvicinai a lei.. eravamo avversarie, ma ora mi faceva proprio pena. “su.. guarda che capita a tutti di perdere!, vedrai che allenando il tuo Onix riuscirai a migliorare!”. Stavo per metterle una mano sulla spalla quando lei si ritrasse di scatto e , fissandomi con occhi rossi e rabbiosi mi sbraitò contro “ NON MI TOCCARE PICCOLA BASTARDA!, come hai osato farmi questo??, giuro che prima o poi te la farò pagare…, ti distruggerò totalmente tu e i tuoi dannatissimi Pokémon!, goditi pure questa vittoria piccola Yu…, presto ti farò soffrire …, soffrire moltissimo!”, e dopo aver detto questo corse via verso la città. Non posso dire che rimasi lì per un bel po’ di tempo: non avrei mai creduto che avrei visto una scena simile, sia perché Pacey era stata sempre molto forte ed era difficilissimo batterla (aveva battuto tutti i capopalestra di Kanto senza mai perdere neanche una volta) sia perché la pensavo una persona di carattere, che non scoppiasse certo per una semplice sconfitta. Clefable mi scuotè dalla mia riflessione e sentii un familiare brontolio provenire dal mio stomaco: avevo una fame da Gyarados!. Mi diressi verso un chioschetto dove consumai un piccolo panino. Clefable era seduto vicino a me e mangiava una polpettina. Mentre assaporavo il mio pranzo sentii alcune persone bisbigliare vicino a me, senza farmi notare ascoltai la loro conversazione. “Hai sentito??, sembra che nel bosco di Lecci accadano cose strane!!” “e che tipo di cose strane?” “bè sembra che ci siano dei Pokèmon che sembrano lettere che si sono nascosti in una delle radure del bosco!” ,“Coooooosa???, ma che hai bevuto Jim?, secondo te gli Unown si sono insediati nel bosco di Lecci??, tsk , mi sa che lavori di fantasia!, sono secoli che nessuno li vede”,“E invece ti dico che li ho visti!, oh insomma ,non credermi, ma sarà peggio per te!”. I due che discutevano erano uomini piuttosto rudi sulla quarantina d’ anni , sui loro bracci erano visibili dei tatuaggi raffiguranti Pokèmon leggendari.., quel tizio chiamato Jim aveva un Moltres tatuato sul braccio con colore rosso, che roba.. I due continuarono a parlare e io ad ascoltare, la cosa si faceva molto interessante: “Senti Jim.. , ci conosciamo da anni.., e lo sai che non ti darei mai del pazzo o del’ idiota ma questa volta le stai sparando grosse” ,“Senti Bud.., se anche non mi credi io ho bisogno di aiuto.. , e ho pensato a te. Se riuscissimo a catturare un Unown potremmo rivenderlo a caro prezzo!, allora mi aiuterai??, se dirai di no andrà bene.. ma allora potrei spifferare a tutti di quando sei stato in carcere per aver cercato di rapire uno Psyduck”. “Senti Jim, anche se tu lo raccontassi non credo che ti ascolterebbero, è una cosa che sembrerebbe troppo assurda”, “Sì però sorgerebbero dei dubbi sulla tua sanità mentale”. I due si fissarono per qualche minuto e poi “Bud” rispose a “Jim” “E va bene Jim…, stanotte all’ una in punto!”. Dopo aver detto questo si voltò di scatto verso di me e disse “Ehi mocciosa.. hai qualche problema per caso??, è da mezzora che ci stai fissando”, colta sul fatto risposi “Eh.. ah no!!, stavo ammirando il panorama.” , avevo detto una grande idiozia.. c’ era un muro davanti a me.. altro che panorama. Nonostante tutto, i due se ne andarono non prima però di avermi guardato in modo strano. Devo confessare che sudai freddo.. dai loro discorsi a dal loro aspetto si poteva dedurre che erano galeotti e temevo che mi avrebbero ucciso sul posto per avere sentito i loro discorsi. Trascorsi il resto della giornata girando un po’ Fiordoropoli e comprando qualche cosuccia che mi sarebbe servita per il viaggio . Incontrai perfino Chiara, la capopalestra che mi aveva battuto: chiacchierammo a lungo del più e del meno, in fondo non serbavo rancore.
Un brutto vizio che però non mi sono mai tolto è sempre stata la mia maledettissima curiosità, e se quella notte non avesse preso il sopravvento su di me,probabilmente non mi sarebbe accaduto nulla di ciò che mi è capitato. Quella sera, infatti, non riuscivo a dormire.. continuavo a pensare a ciò che avevo sentito da quei due la mattina stessa. Alla fine mi decisi: volevo andare a vedere ciò che stava accadendo nel bosco di Lecci. Visto che però avevo deciso di dormire sempre al centro Pokémon dovevo cercare di uscire da lì senza farmi vedere dall’ infermiera Joy: non che fosse vietato uscire durante la notte ma ci avrei scommesso che lei mi avrebbe fermata dicendomi che era pericoloso per una ragazza giovane andare in giro la sera. Così, visto che la finestra non era troppo in alto con un balzo uscii fuori dalla stanza.. misi però male un piede e caddi a sedere sul duro terreno. Con il fondoschiena ancora dolorante per la caduta mi avviai velocemente verso il bosco di Lecci. Arrivai al bosco in poco tempo e mi addentrai nelle sue radure. Brrr., ancora oggi rabbrividisco, nonostante conoscessi benissimo tutti i tipi di Pokèmon che vivevano lì, ogni volta che un Hoot Hoot cantava rischiavo l’ infarto. Guardai l’ orologio del mio Pokègear, era quasi l’ una.., ottimo! , presto quei due sarebbero arrivati. E infatti eccoli: arrivarono trascinando un carretto pieno di Pokèball, che sciocchi.. pensavano di catturare così gli Unown. “Dio Jim!!, ma perché dovevamo proprio farlo di notte??” , “Zitto Bud, è il momento migliore per incontrare gli Unown”, “Sì però Jim.. alla tv c’ era il mio programma preferito!, il Tv talk show!, e stasera parlava quel vecchio catorcio del prof. Oak!!, è così bello ridere dietro a quella vecchia carcassa!, e invece siamo qui, per colpa tua , a cercare dei Pokèmon che neanche sappiamo se esistono
tirando un carretto di Pokèball. “Dio Bud!!, un’ altra parola e sei fuori dal piano!” , “Non aspetto altro Jim”, “Sì però tutti sapranno di Bud il rapitore di Psyduck!”, “Oh Jim.. sei il più lurido bastardo di Johto”, “Me ne compiaccio, zitto ora!! Ecco, guardali!!, sono loro!! sono dove c’è quella luce!”. Mi voltai anche io verso la radura in fondo: brillava di una luce irreale. Corsi velocemente verso la radura…, e rimasi pietrificata: eccoli, gli Unown.. tantissimi Pokèmon neri con un occhio al centro tutti di forma diversa: stavano girando in cerchio e intonavano uno strano canto (sempre che di canto si potesse parlare era soltanto un suono ripetuto di continuo). La scena era magnifica e allo stesso tempo inquietante, il loro movimento, la luce e i suoni creavano un’ atmosfera quasi ipnotica. Mente io stavo già fissando la scena arrivarono i due, “Jim” esclamò “Per tutti i Magikarp!!, guarda Bud!!!, sono loro!, cavolo.. sono davvero tanti come faremo a catturarli?” ,“ Non ne ho idea.. sei tu la mente Jim” disse “Bud” con tono sprezzante. “Eh bè Bud…, io qui ho qualcosa che fa al caso nostro, il mio fedele Venusaur li prenderà senza problemi “,disse mostrando al compare la Pokèball. “Ok…, al lavoro!” rispose l’ altro. Sfortuna fu che involontariamente pestai un ramo e “Jim” si diresse verso la mia direzione. “Ehi c’è qualcosa in questi cespugli”, “Avanti Jim.. sarà solo un Beedrill” disse “Bud”. “è vero” disse Jim , e dopo aver detto questo tornò dal compare. Uff. me l’ ero scampata e stavo per andarmene quando il mio Pokègear squillò. Questa volta fu l’ altro furfante a accorgersene: “Bè sai cosa ti dico vecchio mio??, hai proprio ragione.. perché i Beedrill non usano i telefoni!!” , non feci in tempo a spostarmi che le braccia muscolose di “Bud”, mi presero e mi buttarono fuori dalla radura. “Ehi ma questa Jim è la mocciosa di stamani!!, ehi tu cosa ci fai qui?”, disse “Bud” con un tono tra il sorpreso e l’ infuriato. Ero in trappola…, presa dalla paura biascicai : “Io.. non facevo niente.. passeggiavo” , “Oh poverina!, e perché passeggiavi a quest’ ora?? ,non sai che si possono fare dei brutti incontri??, ad esempio puoi incontrare noi!!!, vero Jim?”, l’ altro non rispose tutto preso nel preparare le Pokèball. “Bud” se ne accorse e seccato esclamò “Senti JIM, visto che tu sei la MENTE del gruppo ,dimmi, come possiamo liberarci di questa seccatura?”. “Jim” guardò “Bud” con un’ espressione scocciata e disse” Legala stupido.. così non scappa”, “Legarla??, e con cosa?, non abbiamo corde!” rispose l’ altro. “Sei veramente noioso Bud.., se non hai corda rompigli le gambe, poi la uccideremo così non potrà raccontare a nessuno che ci ha visto.” Dopo le poche parole esplicative di Jim mi sentii in preda allo sconforto, era la fine… questi due non avrebbero avuto scrupoli a uccidermi e non potevo neanche sperare di difendermi visto che tutti e due erano armati fino ai denti, cominciai a sudare freddo e riuscii a stento a trattenere le lacrime della disperazione. “No , vi prego!!, non dirò a nessuno di voi degli Unown!, non uccidetemi!” dissi con tono malfermo. Niente, Bud si avvicinò sempre più a me e io stavo per recitare le mie preghiere quando sentii il rumore di uno sparo e poi un sibilo. Una voce maschile, sicura e forte gridò “Non osare toccare la ragazza Bud!!!, oppure ti ritroverai una pallottola in fronte!”, mi voltai e lo vidi: era un uomo abbastanza giovane.. doveva essere sui 38 anni , indossava una giacca di pelle marrone con un cappello ,e tra le mani stringeva una pistola. Dietro di lui l’ agente Jenny e una decina di poliziotti. “Cosa??,chi diavolo sei tu?” , disse Jim . “Sono Nick Render ragazzo, investigatore privato ed ero da molto tempo sulle vostre tracce, ora arrendetevi e tu ,ragazza, vieni vicino a noi così quei due non potranno nuocerti”.
“Sei proprio un idiota Render!” disse “Bud” estraendo l’ arma , l’ investigatore però fu più veloce e gli sparò alla mano. “Ooouggh” fu il lamento che “Bud” fece stringendo la mano sanguinante. Ma non era finita, “Jim” si barricò dietro al suo carretto e iniziò a sparare verso il detective: lo scontro a fuoco fu violento e feci appena in tempo a gettarmi a terra per non essere colpita. Poi però qualcosa andò storto, una pallottola colpì uno degli Unown che cadde a terra esanime: quello fu l’ inizio di tutto. Gli altri Unown cominciarono a girare vorticosamente come impazziti riempiendo l’ aria di scariche di energia azzurra. Era qualcosa che non avevo mai visto, ma rimasi ancora a terra per paura che qualche altro sparo mi colpisse , e fu allora.. solo allora che iniziò la mia grande avventura.. un’ avventura che mi avrebbe fatto conoscere cose di cui ignoravo completamente l’ esistenza e che mi avrebbe cambiata sia moralmente che psicologicamente. Mentre ero stesa sul duro terreno guardai gli Unown impazziti che giravano sempre più velocemente, fino a quando una scarica di energia partì da un Unown e mi colpì in pieno. Sentii un dolore lancinante; come se mi stessero tagliando a pezzi e mi sentii risucchiata nel vortice creato dai Pokémon. Tutto accadde in pochi secondi, feci appena in tempo a girarmi per vedere le facce esterrefatte dei poliziotti, di Render e dei due criminali mentre guardavano ciò che accadeva, poi mi ritrovai in uno stranissimo luogo. Era una specie di lungo canale …., pensai di essere morta ma poi vidi qualcosa di veramente incredibile: su questo canale si aprivano milioni e milioni di “finestre”, e ognuna di esse mostrava delle scene diverse quasi come in un film. Mentre scendevo vorticosamente vidi alcune di queste scene che lì mi erano mostrate, in una specie di allucinante “cinema”. In una vedevo un ragazzo, vestito di verde che combatteva con un enorme mostro usando una spada e uno scudo con sopra tre triangoli dorati, e più in là una battaglia nello spazio, con tantissime astronavi che attaccavano delle strane navi a forma di triangolo e un’enorme luna nera che però sembrava fatta di metallo. Vidi una specie di enorme assedio, tantissimi mostri in armatura stavano assediando una rocca difesa da degli umani e da altre creature simili a umani, con la differenza che avevano le orecchie a punta. Vidi una battaglia tra un uomo con i capelli biondi e uno strano essere rosa con una “M” sulla cintura….. ,un rapace con una maschera di metallo e un mantello. Mi girai, altre scene, tantissime: un ragazzo vestito all’ antica coi capelli bianchi che stava combattendo con un’ enorme spada per difendere una ragazza vestita alla marinaretta , uno strano ometto vestito di rosso che stava prendendo a pugni una specie di tartarugone con le spine , un uomo dai capelli bianchi che fissava malinconico una grande città dalle elevate cime. Vidi tantissime di queste “finestre”.. e sarebbe impossibile elencarle tutte. Poi alla fine, mi sentii trascinata verso una di queste finestre, io annaspai per tentare di oppormi alla terribile forza che mi trascinava sempre più, ma era più potente dalle correnti di una cascata…., poi mi sentii mancare e svenni.

Non so quanto tempo restai priva di sensi…, rammento soltanto ciò che vidi appena i miei occhi si aprirono di nuovo: ero in un vicolo, uno stretto vicolo che sembrava di una città. Mi alzai, barcollando sulle gambe malferme ; mi faceva male dappertutto e non sapevo che cosa mi fosse accaduto. Cosa era stata quella visione??, il tunnel, le finestre, la gente, quelle battaglie. Non ne avevo idea: cominciai a pensare a cosa poteva essermi successo, forse gli Unown mi avevano ipnotizzata e quello che avevo visto era solo un’ illusione…, oppure ero stata portata qui da quel “Render”, forse o “Jim” o “Bud” mi avevano presa in ostaggio e poi abbandonata qui. Un dolore terribile alla testa mi impedì di continuare a riflettere. Dopo che mi fu passato mi venne in mente una cosa.. se ero in un vicolo dovevo per forza essere in una città ed e questa città era probabilmente Fiordoropoli!. Mi misi a correre per uscire da quell’ angusto spazio, ma quando uscii alla luce…, non potei credere ai miei occhi: quella che avevo davanti era una città , ma non era Fiordoropoli..: c’ erano edifici troppo alti
e l’ aria poi era appestata da un puzzo veramente insopportabile di smog. Cominciai a girare per la via, la gente che vedevo passare non era gente di Fiordoropoli.. e molti di loro parlavano degli stranissimi idiomi. Pensai dunque di entrare in un negozio a chiedere qualche informazione. Entrai in una piccola libreria, dove c’ erano varie persone che stavano sfogliando dei libri. Fui incuriosita da tutti questi libri e così ne presi uno in mano. Il titolo era “Battaglie della seconda guerra mondiale”: rimasi di stucco…, cosa significava “guerra mondiale?”, possibile che tra Johto e Kanto fosse scoppiata una cosa del genere?, presi un altro libro , questo invece sembrava una guida turistica “Berlino oggi, ieri e domani”: lo aprii e sfogliai qualche pagina. “Westberlin”, “das mauer von Berlin”, “ Deutschland”. Lo chiusi.. non ci avevo capito niente.. ma che cavolo di lingua era quella??. Ne presi un altro della stessa collana “Parigi”, non fu una scelta migliore.. con tutti quegli “oui”, “non”, “la rue du Napoleon”, “Eiffell”.
Ero esterrefatta e mi chiesi in che cavolo di città fossi capitata. Cercai in quella collana alcune delle città che conoscevo io: niente.. non c’ era Amarantopoli, né Olivinopoli, né Pallet Town. Le idee e i pensieri schizzavano come Ditto impazziti nella mia testa. Uscii dal negozio e questa volta fermai una persona chiedendogli “Mi scusi questa è Fiordoropoli?”, quello per tutta risposta mi guardò con uno sguardo incredulo, poi continuò per la sua strada. “Ehi!!, ma le ho fatto una domanda!!. Ma che cavolo di gente!!!”, dissi io seccata. Non mi persi d’ animo.. chiesi la stessa cosa ad almeno una decina di persone, poi, seccata e stanca mi sedetti su una panchina. “ Non so in che cavolo di posto sono capitata ma di sicuro alla gente di qui manca l’ educazione” pensai arrabbiata. Una vecchia signora che era seduta vicino a me e che teneva a bada il nipotino mi rivolse la parola “Ehi signorina!, mi sembri sperduta!! Prima volta qui eh?”, “Bè sì…, in effetti sono spaesata!”, risposi io. “Quale è il tuo nome?”, chiese lei abbassando gli occhiali scuri che teneva. “Yuky , signora, Yuki Sagara”. Lei mi fissò con aria curiosa e poi disse “Ah ma allora sei giapponese!, dai tratti non si direbbe proprio!”. Ecco un nuovo mistero…, io presa alla sprovvista dalla strana affermazione chiesi gentilmente:” Scusi, cos’è “giapponese”?. Nonostante fosse gentile la signora mi guardò come se fossi stata una cretina e io mi sentii imbarazzata. “Ah bè. Allora sei americana ma con un nome giapponese!!!”. “Ma che cavolo dice questa qua?” pensai. “Ma come questa non è Fiordoropoli signora?” chiesi innocentemente io. “ Mia cara!!, l’ ho sempre detto che i giovani d’ oggi danno i numeri per lo stress!, ma tu li batti tutti!. Siamo a New York!!, una delle più importanti città degli Stati Uniti d’ America!”.
Rimasi per tre minuti in silenzio guardandomi attorno a me: “New York??, Stati Uniti?, ma cosa diavolo sta succedendo qui?? ,dove sono capitata?”, pensai con le idee così confuse da farmi girare la testa. Mi alzai e salutai la signora. Mi ero fatta una mezza idea della situazione.., questa non era Fiordoropoli , qui non avevo visto nessun Pokémon.. e anzi c’ erano delle strane creature che mi volavano attorno, piccole e fastidiose. Erano veramente irritanti ma che diavolo erano?, non erano di sicuro Pokémon. C’ era un gran caldo, e così sentii bisogno di bere qualcosa. Entrai in un bar e un cameriere che era dietro al bancone mi chiese ”Desidera qualcosa Miss.?”. “Eh sì.. un’ aranciata grazie” risposi io. Mi sedetti e dopo qualche minuto ero già intenta a sorseggiare l’ aranciata. Ripensai a tutto quello che mi era accaduto, Unown, “finestre”, tunnel, questa “New York”. Era tutto così inverosimile che non potevo neanche pensarci senza rischiare di perdere lucidità. Quando ebbi finito l’ aranciata andai alla cassa e misi davanti al bancone il denaro. Il cassiere mi fissò con aria sorpresa e poi esclamò ”Senta signorina ,mi sta prendendo in giro? “. “Eh??, ma perché scusi?” chiesi io sorpresa: “Potrebbe spiegarmi cos’ è questa roba??” ,“ Ma sono soldi che altro!!!” risposi io . “Senta…, non so che diavolo di scherzo è questo.. ma lei tiri fuori i 5 dollari che servono per l’ aranciata, vorrei poter farle da cavaliere e regalargliela, ma l’ economia va a rilento dopo la guerra in Afghanistan voluta dal nostro “George Junior” disse evidentemente spazientito il cassiere . Rimasi allibita.., e allora dissi qualcosa che non dovevo dire: “Scusi ma che ha bevuto??, quelli sono soldi!!. Non so cosa diavolo siano i “dollari”!!!!”. “Ora basta!!, Sammy!!, va a chiamare quei due poliziotti a quel tavolo.., si occuperanno loro di questa ladra”.A questo punto era inutile ribattere, questo qui era proprio convinto di quello che diceva.. e quando vidi i due uomini in uniforme avvicinarsi capii che era l’ ora di darsela a gambe!. Scattai fuori in strada facendomi largo in mezzo alla gente mentre i due poliziotti e il barista mi inseguivano imprecando e dandomi della sgualdrina e della ladra. Se fossi stata in un’ altra posizione gli avrei fatto rimangiare quelle offese ma era evidente che se mi avessero preso non avrei passato ore molto piacevoli. L’ inseguimento continuò fino a quando non trovai un piccolo vicoletto laterale e mi ci infilai: fortunatamente i miei inseguitori continuarono per un’ altra direzione. “Non c’è che dire.. una giornata perfetta!” , dissi tra me e me. Mi incamminai per quella stretta viuzza dove ero capitata. Era molto diversa dall’ altra.., i muri delle case erano scrostati e tipi dall’ aria inquietante sedevano sugli scalini delle scale delle case bevendo alcolici e urlando canzoni a squarciagola. C’è n’era uno che continuava a urlare ”Fuck the sistem”.., proprio uno strano ambiente. Stavo per girare un angolo quando mi si pararono davanti quattro di questi tizi. Indossavano giubbotti in pelle nera e i loro viso era pieno di vistosi piercing. “Ehi ehi.. guarda cosa abbiamo qui!!, ehi tu ragazza!, che cosa ci fa una come te in giro qui nella “discarica della società” ??, che cosa stai cercando?, mi sembra che il tuo paparino ti dia abbastanza soldini nella paghetta per startene in posti molto migliori di questo.. non ci sono boutique di Armani da queste parti vero ragazzi?? Ah ah ah ah!!. Si misero tutti a ridere, io però, imprudente come sempre ribattei “Sentite non so chi sia questo Armani ma ora dovrei passare!!, voi siete la terza persona in questa stupida città che continua parlare per enigmi!, spostatevi!.“. Non fece molto effetto visto che i tre si strinsero ancora di più attorno a me. “Oooh, ma senti com’ è coraggiosa!, senti mocciosetta non farci arrabbiare…, lo sai che potremmo farti molto bua se ci dici delle cose del genere?” “Va al diavolo idiota” risposi io sprezzante. Di sicuro c’è una cosa…, sono sempre stata troppo irruente e penso sempre troppo poco prima di agire.. fortunatamente ora va un po’ meglio ma all’ epoca ,come avrete potuto accorgervene, non ero tanto calma e purtroppo questo mi cacciava puntualmente in guai molto, molto grossi. (uhm.. ho l’ impressione che qualcuno che ho incontrato dicesse così ma non importa). Quello che sembrava essere il capo tirò fuori e iniziò a far roteare una catena: “Adesso basta mocciosa!!!, mi hai fatto veramente arrabbiare!, e nessuno fa arrabbiare i Kings of Kentucky vero ragazzi?” ,“Sì capo!” risposero gli altri in coro. Uno di quelli stava per prendermi alle spalle, quando io mi girai di scatto e gli diedi un forte calcio nello stomaco che lo fece cadere dolorante. Tutti rimasero veramente stupiti della mia azione ma io non ero una pivellina.. ero nata a Fucsia City.., ed ero stata amica d’ infanzia della figlia del capopalestra Koga, così, anche se non seguivo proprio l’ allenamento da Ninja ho imparato un po’ di arti marziali e tecniche di autodifesa da suo padre. “Dannata mocciosa!” disse uno dei malviventi avventandosi su di me, io però risposi con una veloce scarica di pugni. Lottai con tutte le mie forze ma purtroppo, alla fine, i quattro mi sopraffassero e mi immobilizzarono contro un muro. “Ugh.. ma che brava.., allora non sei una figlia di papà.. peccato che ora la festa sia finita!.” ,disse il capo. “Ehi Boss!, perché non ci divertiamo prima un pò con lei?”, “Mi sembra un’ ottima idea Bob.., allora non sei solo un idiota.. okay ragazzi cominciamo!”. I tre mi strinsero forte gambe braccia e uno di quelli mi tenne un mano davanti alla bocca in modo che non potessi urlare.., poi il capo iniziò ad allentare la cintura dei miei pantaloni: avevo capito benissimo le loro intenzioni.. e pensai che fosse la fine. Poi però una voce imperiosa ordinò “è una vergogna che quattro uomini brutali come voi si avventino su una ragazza indifesa e tentino di violentarla!”. Girai un po’ la testa per vedere da dove era arrivata la voce, e vidi un ragazzo dai capelli neri che fissava il gruppo dei teppisti con occhi di fuoco.
“Il capo del gruppo si alzò lasciandomi la gamba destra e disse al ragazzo misterioso“Innanzitutto questa non è “una ragazza indifesa” visto che ci ha pestati per bene.. e poi tu chi diavolo saresti per intrometterti negli affari dei Kentucky Kings?.
“Mi chiamo John, e ora lasciatela andare se non volete avere guai!”. Fu la prima volta che lo vidi…, era.., bè è un po’ imbarazzante.. ma era maestoso.., lui, da solo che si opponeva quella banda di teppisti per salvarmi . Una specie di “principe azzurro”.”Okay, Okay.. “Mr. Hero” faremo come tu dici!, ma ti prego!! non farci del male!!, ah ah ah ah!!”. Fu veramente rapido: John scattò verso il capo della banda e gli assestò un bel destro in pieno viso. “Che bel colpo!” pensai. Fortunatamente gli altri tre mi lasciarono per andare in soccorso del loro capo. Io mi tirati subito su e guardai la scena. Il capo era a terra, con il visto tumefatto e sanguinante mentre i suoi accoliti cercavano di aiutarlo a rialzarsi e a asciugarsi il sangue. Il capo si alzò su e fissò John con degli occhi che avevo visto soltanto in un Rhyhorn . “Bastardooooo!. Mi hai rotto il naso!! ,pagherai per questo!!.“. Dopo aver sbraitato scattò in avanti e estrasse la sua catena. Approfittando del fatto che i suoi scagnozzi guardavano da un’ altra parte raccolsi il mio zaino e lo sbattei con forza sulla testa di un leccapiedi. “Santa Brigida!, Jecht è a terra!, l’ ha colpito la mocciosa!”. Tutti subito guardarono verso di me tranne il capo che era impegnato a cercare di colpire il mio “salvatore”. “Fermo moscardino!, sta fermo un attimo!!” , sbraitava il capo cercando di colpirlo con la catena. Alla fine però grazie a una veloce mossa di John il capo ingarbugliò la catena attorno alle sue stesse gambe e cadde miseramente a terra. Poi venne subito darmi manforte contro i suoi accoliti. Era veramente fantastico!, in poco tempo ne mise due K.O. Stavo per dirgli che ce n’ era un altro quando sentii un forte colpo alla nuca e caddi come cade un corpo morto.

Passò qualche ora…, era ormai abitudine che io svenissi di continuo, comunque sia quando mi svegliai mi ritrovai in un letto, e davanti a me c’ era il mio “salvatore”. Ancora assonnata però gli tirai d’ istinto un pugno in testa. “Ouch!!, ma che cavolo fai??, è così che si ringrazia la gente?”. Appena la mia annebbiata vista tornò normale vidi davanti a me il viso di John. “Ehi va tutto bene?” , disse lui con fare gentile. “Uhm.. abbastanza.. cosa è stato?” chiesi io. “Ah, bè quello che non avevo ancora atterrato ti ha dato un forte colpo in testa e così sei svenuta , oh!! ,scusami!! , non mi sono ancora presentato !! io sono John e tu?, quale è il tuo nome?. Mi guardai intorno , la casa era molto modesta, qualche mobile, giornali sparsi ovunque quasi tutti con una scritta “Nintendo”, bene in vista. “Ma dove siamo?” chiesi io con aria persa. “A casa mia!, scusa il disordine ma non sono abituato ad avere ospiti , soprattutto inaspettati come te!!., allora chi sei??. Da dove vieni??, dall’ Europa?, dalla Lousiana?.”. Io lo guardai in modo strano.., ancora nomi strani “Io sono Yuki Sagara,ma per gli amici sono solo Yu. “ .“Cosa??, sei giapponese??, ma è impossibile i tuoi tratti non sono orientali.. forse sei americ...” , lo interrompei piuttosto seccata. “Oh basta con questo scherzo!!, io non so cosa diavolo sia giapponese, Lousiana, America o che altro. Io sono Yuki Sagara e sono nata a Fucsia City!.”. John mi fissò in modo strano.. e po disse: “Scusa.. cosa hai detto?, Fucsia City??, scusa.. fammi sentire, hai la febbre?, il colpo in testa non deve averti fatto bene…”. Gli scacciai con forza la mano dalla fronte e risposi questa volta con tono spazientito: “Senti…, è da quando sono giunta qui che tutti parlano per enigmi.. LO VOLETE CAPIRE CHE VENGO DA FUCSIA CITY , MI CHIAMO YUKI SAGARA E NON C’ ENTRO NIENTE COI GIPONESI O CHECONESI O COME DIAVOLO SI CHIAMANO?!”.
John si ritrasse quasi spaventato dalla mia reazione, e rispose: “Ehi ma devi proprio stare male per scaldarti tanto!.Ok ok.. sto al tuo scherzo.. che modi!. Il telefono squillò e John mi disse”Okay.. ora rispondo al telefono.., disturba se metto il vivavoce?”, “Figurati… fa pure è casa tua “ risposi corrucciata.
Dal telefono uscì la voce dell’ interlocutore e io mi misi ad ascoltare tutta la comunicazione. “Jonny.. sono Gola Profonda…..,”, John divertito rispose “Avanti David, lo so che stai giocando a Metal Gear, dimmi dove ti sei bloccato”, “Bè vedi io evito le mine ma poi arriva Raven col carro armato che mi fa fuori, come posso fare?”, “Dio David!!, quante volte ti ho detto di usare le Chaff!!!.“.
La conversazione continuò e anche se capivo poco o niente di ciò che i due si dicevano ero veramente molto incuriosita. “Hai capito David??, se le guardie ti scoprono la stanza si riempie di radiazioni e tu sei fregato ok?, scusa ma ora ho un’ ospite” disse John cercando di fare finire la conversazione, il suo amico rispose :”Ok Jonny…, ma chi è??, aaaahh, ho capito vecchio mio!, è una ragazza!. Ti sei dato da fare eh?”. “No, no!!, ma che cavolo dici oh insomma basta ciao e che tu possa creparci contro il carro armato!” , “Agli ordini Jonny!” rispose David.
John appoggiò la cornetta e poi tornò di nuovo a sedersi vicino a me : “Scusa se ti ho fatta aspettare” disse con tono quasi imbarazzato: “ è che il mio amico David è un appassionato come me di videogiochi e allora lo sto aiutando ad andare avanti in Metal Gear”. “E cos’ è il Metal Gear?” chiesi io incuriosita: “Oh bè vedi è piuttosto complicato da spiegare!!, ma piuttosto torniamo a noi.., allora niente scherzi questa volta. Da dove vieni?”. Veramente scocciata risposi “Oh ma hai la testa dura eh?, ho detto che sono di Fucsia city!!!, possibile che voi non la conosciate?, è una città molto importante!”, John scosse la testa quasi come per dire “non c’è proprio niente da fare” e poi allungò la mano su uno strano macchinario con dei pulsanti che teneva sul tavolo. “Senti Yu, posso chiamarti così vero?, come puoi dire che vieni da una città che non esiste?, guarda tieni, ti faccio vedere una cosa”, mi diede in mano quella strana scatola bianca su cui c’ era scritto sopra “Game Boy” e mi disse di guardare sul retro del macchinario. Feci come mi aveva detto ed ebbi un sussulto; dietro al “Game Boy” c’ era una piccola cassettina di colore blu con scritto “Pokémon” in bella vista e con il disegno di un Blastoise . “Eh eh.. ma che bello cos’ è un nuovo modello di Pokèdex” dissi io divertita. John serio accese il macchinario che emettè un “bip” elettronico e dopo aver toccato alcuni tasti sullo schermo si visualizzo un omino che camminava avanti e indietro usando una levetta. “Bè e questo cosa c’ entra?” chiesi io. “Ora lo vedrai…” rispose lui e fece spostare l’ omino fino a un piccolo cartello , dopodichè premette il pulsante “A” e sullo schermo si visualizzò una scritta che mi lasciò di stucco: “Fucsia City”. “Ehi ma che scherzo è questo??. Mi stai prendendo in giro??, guarda che non è mica di buon gusto quello che stai facendo!!!, cos’è mi vuoi dire che la mia città natale sarebbero quelle specie di quattro casupole
che ci sono su questo schermino?. Tu sei pazzo!!” dissi io con tono di voce esterrefatto. “Veramente dovrei dire che tu sei pazza Yu…, mi stai dicendo che tu vieni da una città che esiste solo in un videogioco” rispose John con voce calma.
“Videogioco?”, “Senti allora io dovrei dirti che questa “New York” dalle mie parti non esiste e non è mai esistita!, adesso mi stai facendo arrabbiare ragazzino!, mi stai dando velatamente della cretina! , MA IO NON LO SONO CHIARO?”. Restammo a fissarci per qualche minuto.. era incredibile, lui mi aveva salvato, ci eravamo appena conosciuti e già litigavamo, ma la situazione era così inverosimile che cominciavo veramente a impazzire. John tirò un sospiro e poi rimise il macchinario sul tavolo, si girò di nuovo verso di me e con voce pacata e calma mi disse: “Senti Yu.., io non sto dicendo niente di quello che tu pensi. Non mi sembri proprio né cretina né pazza.. sei tu che hai cominciato a insultarmi, non so da dove tu venga…… ma sembra che dalle tue parti l’ educazione non si insegni !, perciò ora calmati!.”. Colpita dalle sue parole mi calmai e con voce dispiaciuta risposi: “è vero John.. mi dispiace.., tu mi hai aiutata e io invece ti sto trattando malissimo.. è che io sono così confusa, non so più cosa fare. Potresti aiutarmi a fare quadrare tutto??, sto impazzendo”. John sorrise e poi disse” Bè se vuoi spiegarmi qualcosa dì pure: ti ascolto”. A questo punto mi sembrò legittimo spiegargli qualcosa della “mia terra”. Gli parlai dei Pokémon, delle varie città, di dove ero nata, della mia carriera di allenatrice , della mattina che avevo passato prima di arrivare qui, il centro Pokémon , la battaglia con Pacey , di “Bud” e “Jim” e della sparatoria contro quel “Nick Render” e anche degli Unown, del vortice ,delle finestre (John fu molto incuriosito dalla visione di quel tipo vestito di verde con la spada) e infine di come ero arrivata qui. Alla fine del mio racconto John esclamò : “Bè Yu.. dovresti fare la scrittrice hai una fantasia veramente fervida”. “ Ancora con questa storia!!, non mi invento le cose!, vuoi litigare ancora?, piuttosto dov’ è il mio zaino?” dissi io guardandomi attorno. “è proprio qui” disse John e me lo porse in mano. Gli feci un’ occhiata accusatrice e poi gli dissi “Ehi non avrai mica frugato nella mia roba eh?” , “Ehi ma per chi mi hai preso?” rispose lui arrossendo. “Uhm.. dove sarà?” dissi frugando tra le mille cose che avevo nello zaino(avrei dovuto mettere un po’ di ordine prima o poi) ma alla fine trovai ciò che cercavo. il Pokèdex!. “Ecco Jonny…, guarda pure ,questa è la prova che non sto dicendo fandonie” dissi io fieramente mettendogli il piccolo computer in mano. John lo aprì e cominciò incuriosito a tastare tutti i bottoncini che trovava, alla fine me lo ridiede dicendo “Bè bel macchinario…, davvero niente male però ho già visto cose di questo genere”. Quando disse così cominciai a pensare a una cosa.. probabilmente questa terra era separata da Kanto e Johto soltanto dal mare, e forse con una nave sarei riuscita a tornare a casa. Probabilmente lui non conosceva direttamente Johto e Kanto proprio per questa ragione e il loro mito era conosciuto soltanto attraverso quei videogiochi …, in fondo nei tempi antichi perfino Kanto non conosceva Johto e viceversa. “E dove li hai visti???” chiesi io fiduciosa che la mia teoria fosse esatta . “Al centro Pokémon!”. “Un centro Pokémon!!, allora esistono anche qui!” pensai. “Ehi mi ci puoi portare???, ti prego ti prego!!” dissi con occhi imploranti. “Eh… va bene se ti interessa così tanto!. Ti ci porterò!, preparati che andiamo!”.
Fui molto contenta: forse in quel centro avrei potuto sapere se c’ era qualcun altro delle mie parti che poteva farmi tornare a casa.
Uscimmo da casa sua e cominciammo a girare per la vie della città: quante cose nuove. Ero affascinata da tutta quella gente che andava e veniva.. da tutti quei megaschermi che proiettavano scritte come “Panasonic”, “Coca Cola” , “Microsoft” ecc.
C’ era gente di tutti i tipi e dovevo stare molto vicina a John per non perdermi in quella muraglia umana. A un certo punto vidi un grande edificio di due piani con la scritta “Pokémon Center”: probabilmente era quello il centro Pokémon. Subito scattai verso la porta d’ ingresso con John che mi seguiva dicendo : “Ehi calma non riesco a starti dietro!”. Ma quando entrai ebbi una grande delusione: non c’ era nessuna infermiera, né un Chansey o un Blissey e neanche degli allenatori era soltanto un’ enorme “centro commerciale” fornito soltanto di articoli Pokémon che erano allineati su degli scaffali. Girai a lungo dentro all’ edificio ma niente: nulla di quello che conoscevo c’ era , non era un normale centro Pokémon.., aveva soltanto il nome ma non lo era. Uscii dall’ edificio e vidi John seduto su una vicina panchina, mi sedetti anche io e mi misi le mani sulla faccia: ormai avevo capito, avevo capito tutto, mi ero illusa ma questo mondo , anche se conosceva i Pokémon , Johto , Kanto , Fucsia City ecc. li conosceva soltanto indirettamente attraverso quei videogiochi , praticamente per la gente di qui era tutta opera di fantasia…, tutto il mio mondo per loro non esisteva!, gli Unown mi avevano catapultato in un altro mondo, senza “veri” Pokémon , un mondo diverso e strano…, e probabilmente non sarei più tornata a casa: i miei genitori e i miei amici, non li avrei mai più rivisti, sarei rimasta bloccata per sempre in quella “New York” che non sapevo neanche dove fosse. Sotto le mani cominciai a singhiozzare…., John se ne accorse e mi porse un fazzoletto dicendo :“ Ehi ma perché piangi?, ti ho fatto qualcosa di male??, ti ho portato al centro Pokémon no?”. Lo guardai con gli occhi lucidi e dissi con voce rotta: “Ma.. questo non è un centro Pokémon, è troppo diverso, qui tutto è diverso!, l’ aria, la terra, ogni cosa!, questo non è il mio mondo!. Io voglio tornarmene a casa!”, lui mi guardò con uno sguardo perplesso:” Guarda Yu.. io ho fatto il possibile per aiutarti.. ma tu sei troppo strana, devi farti vedere da un medico”. A quelle parole scattai e presi con una mano il colletto di John fissandolo con uno sguardo penetrante, dissi poi con voce tra il disperato e l’ infuriato: “Ora basta, Jonny.. tu non mi stai aiutando!!, tu non capisci niente di quello che ti dico!!, tu non mi credi!, mi prendi per pazza!, credi che io sia pazza e per questo cerchi di accontentarmi ma ora mi sono stancata!!, sei vuoi aiutarmi spiegami una cosa.. che diavolo di mondo è questo! , perché dite che Fucsia city e i Pokémon esistono solo nei videogiochi e perché dici che il mio racconto è frutto di fantasia!, dillo!”. John mi prese la mano che gli stava stringendo il colletto e disse : “Va bene ragazza…, ti dirò quello che vuoi sapere”. Mi strinse la mano e poi cominciò il suo racconto, disse che questo mondo era chiamato terra, che New York era in un paese chiamato America , che nel mondo i Pokémon erano stati creati da una casa di videogiochi chiamata Nintendo che aveva fatto il cartone animato e il videogame, che al posto dei Pokémon esistevano delle creature chiamate “animali” e che nel mondo esisteva un posto chiamato Kanto, ma era totalmente diverso da quello che intendevo io. Esistevano vari paesi tutti con una propria amministrazione e gli umani erano miliardi. Alla fine del racconto ormai mi ero convinta di essere finita in un altro mondo. Però non volevo più che John dicesse che stavo dicendo fandonie quindi gli dissi: “Molto bene John.., torniamo a casa tua: ho una cosa da mostrarti…, così ti convincerai che io non dico bugie, e se la prova non sarà convincente, potrai dire tutti che Yuki Sagara è una raccontafrottole”. Ripercorremmo tutto il percorso al contrario e rientrammo nella sua casa che era un monolocale in un delle zone più scalcinate dela città .Strano, che un ragazzo così giovane vivesse in un simile posto. Appena entrati John mi guardò e mi disse: “Allora Yu.., è il momento che tu mi mostri quello che volevi farmi vedere. Ora io mi metto qui, avanti ,sono proprio curioso”, non ho mai capito se quello fosse un tono di sfida. Tirai fuori dal mio zaino una delle mie Pokèballs e gliela mostrai, John però non sembrava cambiare atteggiamento: “Se ne vedono ovunque di cose del genere.., ci mettono dentro le caramelle”, era diventato da ragazzo gentile e premuroso una persona irritante in pochi attimi, allora io risposi con un sorrisetto e dissi: “Tsk…, qui c’è qualcosa di molto più interessante delle caramelle, VAI CHARMELEON!”, lanciai la sfera che roteò in aria per qualche secondo, qualche secondo che sembrava durare un’ eternità: alla fine, davanti agli occhi allibiti di John si compì il “miracolo” e il mio fedele Pokémon uscì dalla sfera atterrando sul pavimento. Non dimenticherò mai quegli attimi, John aveva gli occhi talmente aperti che sembrava gli schizzassero fuori dalle orbite , dopo un paio di minuti con voce balbettante e malferma biascicò: “Co…, cos…, cosa?. non questo non è possibile!!, ci dev’ essere un trucco!, fammi sentire un attimo quel … “coso””. La mano di John si avvicinò a Charmeleon il quale però non gradì molto il gesto e lo graffiò con le unghie affilate. “ahia!!, ma mi ha tagliato!”, esclamò incredulo John. Io con un sorrisetto soddisfatto dissi al Pokémon: “Charmeleon lui è un amico non devi essere violento con lui”, poi girandomi verso John dissi con tono fiero: “Allora Jonny?, sei convinto ora?”. John era sull’ orlo di un grido a squarciagola ma riuscì a trattenersi. “è incredibile…, mi ha fatto male ma è la cosa più bella che io abbia mai visto!!!, allora quello che mi hai detto è vero!”, “ Alla buon’ ora Jonny” risposi io. “Vedi.. io non dico mai bugie, io sono rimasta sorpresa come te quando ho visto tutto questo strano mondo, questa “ New York”, non so cosa mi sia accaduto quella sera: ma ora io sono qui…, in un mondo dove tutti credono che casa mia e perfino questo Pokémon siano solo fantasie.” John si ridiede un contegno e poi disse: “Quindi tu vieni da un altro mondo.. da quel mondo.. il “Pokèworld”.” . “Esatto Jonny l’ hai capito, prima stavo piangendo per una buona ragione.. poiché so che purtroppo non potrò mai più vedere le persone a cui voglio e bene e i luoghi a cui sono affezionata, tu sei l’ unica persona qui che mi sta aiutando… , Bè per questo ti ringrazio”. “Oh.. nulla” disse lui arrossendo.
John si mise a riflettere per alcuni minuti e poi disse: “Sì però non puoi fare vedere una cosa del genere in giro…, se tu ti mettessi a far girare i tuoi Pokémon per la città ci sarebbe un gran caos” , “Tsk lo so stupido!, cosa credi!” risposi . Guardai l’ orologio.. erano praticamente le nove di sera.. bè dopo tutto quello che era accaduto era assolutamente normale. Anche John sentiva la stanchezza quindi disse: “Senti, prima dormiamo e poi domani penseremo al da farsi okay? Sai come si dice” il sonno porta consiglio”.” “Okay .. però se tu mi chiami Yu io posso chiamarti Jonny?” chiesi. “Certo.. buonanotte ora!, ah.. è vero.. c’è un solo letto.. bè ascolta usalo tu tanto io mi abituo in qualunque posto!”, sorrisi e risposi: “Che cavaliere”.
Quella notte John dormì subito ma io (contando anche tutte le volte che avevo dormito causa svenimenti) non riuscivo proprio a prendere sonno. Anche se ormai avevo capito la mia situazione continuavo sempre a pensarci su , io, una allenatrice che fino a qualche momento prima avevo combattuto contro la capopalestra di Fiordoropoli ora mi ritrovavo in un mondo in cui tutto questo era creduto fantasia. E poi John…, il mio “salvatore”, pensai a quanto fosse strano che un ragazzo della sua età vivesse da solo in un piccolo monolocale, dov’ erano i suoi genitori?. Mi misi il cuore in pace: il mattino dopo gli avrei chiesto tutto.
Appena aprii gli occhi fui abbagliata dalla luce del mattino, mi misi a sedere sul letto e scrutai la stanza intorno a me, finalmente vidi John che era intento ad armeggiare intorno a un fornello. Quando vide che mi ero svegliata sorrise e disse: “Ben svegliata Yu!, dormito bene?”, “Ma così così” risposi. Guardai una piccola sveglia digitale su cui era segnata l’ ora ,la data e l’ anno “ore 9: 03 del 8 luglio 2002”. “2002”, evidentemente era la loro misura dell’ anno. Quando mi avvicinai a John lui apparecchiò un piccolo tavolino e disse : “Buon appetito”. Guardai con uno sguardo sospettoso le strane pietanze che John aveva preparato. “Ehi, ma così questa roba?” chiesi io. John visibilmente sorpreso disse : “ Scusa nel tuo mondo non si fa colazione? Questa è la colazione”, risposi con uno sguardo perplesso mentre fissavo quella strana roba che John aveva fritto su una padella. “Certo che voi americani fate proprio delle cose strane”, dissi. John mi guardò in modo strano e cominciò a mangiare. Mangiai anche io di malavoglia soltanto per non offenderlo , aveva uno strano sapore tra il dolciastro e il salato ,poi guardai un po’ nel mio zaino per vedere se avevo qualcosa con cui arrotondare la colazione e mi accorsi che una delle mie Pokèball non c’ era più . “ Ehi Jonny hai preso tu uno dei miei Pokémon?” chiesi , “Sì ho preso il tuo Scyter perché avevo bisogno di qualcuno che affettasse la verdura in cucina perché?”. Guardai il mio povero Scyter in un angolo…, aveva uno sguardo come se volesse sprofondare: lui che con le sue lame aveva vinto così tanti incontri ora costretto ad affettare la verdura, un vero disonore. Dopo la colazione John prese fuori un paio di occhiali da sole e me li porse , poi disse: “Ascolta, questa mattina dobbiamo andare dal mio amico David. Mi raccomando non dire a nessuno chi sei veramente intesi? E tieni a bada i tuoi Pokémon nelle pokèballs altrimenti si scatenerà il panico”, “Ehi smettila di trattarmi come una bambina! ,anche se non ho mai viaggiato in altri mondi so come badare a me stessa e ai miei Pokémon, di sicuro meglio di te Jonny”. John mi rivolse uno sguardo scettico e poi disse: “Va bene Yu, mi piacciono le persone determinate, soprattutto se sono ragazze”, “Ehi cosa vuoi dire con questo?”, “Niente è solo uno scherzo!” rispose. Uscimmo alla luce del sole e cominciammo a camminare, “Yu, dobbiamo prendere la metropolitana, esiste nel tuo mondo vero?, bene intanto che andiamo puoi dare un’ occhiata in giro se ti va!”, “Certo” risposi io. Mi guardai intorno… la grande città sembrava un organismo che pulsava di vita propria e ogni strada sembrava una vena che pompava sangue a questo “essere vivente”. Mentre raggiungevamo la metropolitana mi fermai davanti a una vista veramente incredibile: un’ enorme statua che recava in mano una fiaccola si ergeva davanti ai grandi palazzi. John, intuendo la ragione per cui mi ero fermata mi spiegò “Vedi quella è la statua della Libertà un grande monumento che la Francia donò all’ America come segno di amicizia, ah sì bè la Francia è un paese che sta oltre quel mare chiamato oceano, nell’ Europa. Nel 1492 un europeo chiamato Cristoforo Colombo scoprì l’ America , cioè questo continente e così molti europei giunsero qui per colonizzare il territorio, anche dalle tue parti è accaduta una cosa simile? “, si girò in attesa della risposta e io risposi: “Sì... è accaduta una cosa simile con le isole Orange”. Prendemmo la metropolitana e mentre stavamo viaggiando osservai tutta la gente che era intorno a me : neanche nelle città più grandi del mio mondo si era mai visto un simile affollamento. Centinaia di persone che ogni giorno lavoravano, vivevano, amavano, odiavano ecc. ognuno ignorando l’ altro, era un po’ triste vedere tutto questo. La città era molto caotica con un tran tran continuo di persone e automobili. Uscimmo dalla metrò in mezzo alla folla delle altre persone e io fermai un attimo John poiché eravamo arrivati in una zona dove gli edifici erano più alti del resto della città. “Come si chiama questo posto ?” chiesi con tono curioso. “Questa Yu è Manhattan , il cuore economico della città, il più importante.. vedi tutti quei palazzi furono costruiti anno dopo anno e alla fine ecco come è diventata questa zona”. Rimasi stupita dell’ altezza degli edifici della città. Percorremmo un bel po’ di strada e John mi mostrò vari punti importanti della città come ad esempio un grande parco chiamato Central Park e la Borsa di Wall Street. Poi arrivammo in un luogo veramente strano: quasi ovunque c’ erano infatti altissimi palazzi che coprivano quasi tutto lo spazio possibile , invece in questo punto c’ era come una specie di enorme fossa dove stavano lavorando delle scavatrici e degli uomini . John si fermò di colpo e , notando che stavo fissando in modo interessato quella scena sospirò e poi disse con voce quasi solenne: “Qui un tempo c’ erano gli edifici più alti di tutta New York.. erano due torri praticamente identiche che svettavano verso i cieli. Tutti le chiamavano “le torri gemelle” , noti che c’ è ancora qualche pezzo di muro qua e là?”, io guardai e annuii: “Ebbene praticamente un anno fa alcuni terroristi fecero esplodere due aerei di linea contro le Torri…, che crollarono, fu un vero massacro morirono moltissime persone.. io quel giorno ho visto tutto”. John che fino a ora era sempre stato gioviale e sorridente ma ora il suo viso si era fatto serio e scuro. Mi soffermai a guardare il grande buco, era incredibile che avesse potuto accadere una cosa simile, in confronto, anche i più gravi crimini del Team Rocket perdevano d’ importanza. Il volto di John tornò sereno e mi disse con voce di nuovo squillante: “Meglio che andiamo!, David sarà impaziente di vederci!”. Camminammo ancora per qualche decina di chilometri e poi arrivammo a un alto edificio dove c’ era probabilmente la casa del suo amico. “Woah!!, certo che il tuo amico e proprio benestante eh?” dissi io con tono sorpreso. John rispose con un sorrisetto e poi suonò il campanello. Dalla gabbietta metallica del citofono uscì una voce squillante e chiara: “Ehi Jonny!!, sei tu??, vieni pure!”. Entrammo e prendemmo l’ ascensore: pazzesco!, l’ ascensore aveva le pareti trasparenti e da lì si vedeva tutta la città. Era immensa e io rimasi veramente sorpresa da come l’ uomo avesse potuto creare un simile assembramento di case e appartamenti. Appena arrivammo davanti alla porta della casa di David ci accorgemmo di quanto il corridoio fosse lucido e lustro, la luce risplendeva così tanto che sembrava abbagliarmi.” Scusa John.. ma ecco, non per offenderti ma come ha fatto una persona modesta come te a conoscere
un tipo così.. bè ricco?”. John non sembrò apprezzare la domanda e rispose visibilmente seccato : “ Siamo compagni di scuola Yu, guarda che la vera amicizia
non guarda nel portafogli.. e neanche nella carta d’ identità, altrimenti io non sarei mai diventato amico tuo!”. Abbassai gli occhi e mi vergognai per avere fatto una domanda così stupida . “Perdonami John” fu l’ unica cosa che riuscii a pronunciare
. La porta si aprì e così io vidi per la prima volta l’ amico di John: era piuttosto basso, un po’ grassoccio ma aveva un viso che esprimeva sincerità e simpatia. “Entrate!!, entrate pure!, benvenuti !, fate come se foste a casa vostra!”. L’ interno era accogliente e veramente vasto; ai muri erano appesi tantissimi quadri di pittori vari. Li guardai un pò: Tiziano, Antonello da Messina, Botticelli , Picasso. Che strani nomi.. bah.. non li conoscevo proprio , probabilmente erano autorucoli consumati che nessuno conosceva. “Ehi Jonny!!!, come te la passi ?, alla fine l’ ho superato il punto morto in Metal!!, grazie per l’ aiuto!” disse David con uno smagliante sorriso. “ Di nulla amico!!, è mio dovere aiutare gli amici in difficoltà!”,” Eh sì ,però, diciamo che siamo pari perché senza di me tu non lo battevi mica Andross in Lylat Wars eh?”.
Erano veramente grandi amici; John aveva ragione: la vera amicizia non conosce limiti. David si girò verso di me , mi sorrise amicalmente e poi diede una forte pacca
sulla schiena di John ed esclamò : “Vecchio mio!!, chi è questa bella signorina che ti porti appresso ?, ”, stavo per rispondere che mi chiamavo Yuki quando John esclamò : “è italiana e si chiama Luana Rossi!”. Guardai John con un’ espressione tipo “Ehi ma che cavolo dici?”, lui mi prese un attimo in disparte e mi sussurò: “Senti Yu…, sai che non devi dare nell’ occhio e un nome giapponese è troppo vistoso quindi accontentati di questo ok?”, anche se non molto convinta annuii. “Ehi è meglio che andiamo in camera mia!! Ok?” disse David. Mentre seguivamo David vidi suo padre chino su una scrivania che stava preparando delle carte: padre e figlio non si salutarono nemmeno, evidentemente non dovevano avere un buon rapporto.
“Eccoci arrivati !”, esclamò l’ amico di John . La sua stanza era quasi gigantesca : notai alle pareti posters con sopra tantissimi personaggi diversi e , quasi una tonnellata di articoli riguardanti Pokémon. Mi avvicinai al padrone di casa e gli chiesi: “Ehi,, devi proprio avere una grande passione per i Pokémon eh?”, lui rispose sorridendo come suo solito:”Sì certamente!! Sono una delle più grandi invenzioni del made in Japan!, anche tu ami i Pokémon?”. “Bè in un certo senso… direi proprio di sì” risposi. David era una persona che riusciva ad essere sempre sorridente e positiva nonostante spesso avesse la tristezza nel cuore a causa dalla sua famiglia che sembrava quasi ignorarlo. Mi sarebbe proprio piaciuto dirgli chi ero veramente, mostrargli i miei Pokémon e raccontargli del mio mondo, l’ avrei di sicuro reso felice.. ma non potevo farlo.. dovevo seguire i consigli di John.
Mentre i due amici giocavano a uno strano gioco chiamato “smash bros melee” io diedi una occhiata alla fornitissima libreria che era in camera sua. “Ehi ma hai letto tutti questi libri?” chiesi incuriosita , : “Praticamente sì!!, ehi.. ma che cavolo!, John non approfittare del fatto che mi distraggo!. Dannato tu e il tuo Roy!” rispose lui.
Giocarono a vari giochi per ore e così io mi dedicai alla lettura di qualche libro per saperne di più su questo strano mondo: e non trovai cose molto positive. Leggendo la storia di quel mondo solo due parole risuonavano di continuo : guerra e violenza. Anno dopo anno, secolo dopo secolo la storia di questa civiltà era un susseguirsi di distruzioni immani, di violenze, di guerre, di pregiudizi. Rimasi quasi sconvolta: inizialmente ero rimasta affascinata da ciò che questa società era riuscita a creare.., ma ora capivo che tutto questo era stato costruito sul sangue di moltissime persone, e anche adesso sembrava non andare meglio. Quando i due finirono di giocare sullo schermo della tv apparve il viso di uno strano tipo che parlava a proposito di una guerra contro il terrorismo. “Ehi chi è quel tizio?” chiesi io. “è il nostro caro presidente!!, George W. Bush Luana” disse John. “Ti ricordi quando ti ho raccontato delle torri?, bè lui ha iniziato una guerra dopo quei fatti.”. David fissò in modo strano John e me e disse: “Strano Luana , in Italia non ricevete le notizie?, è particolare che tu non lo conosca!!”. John aveva risposto d’ istinto dimenticandosi di ciò che aveva detto e quindi si affrettò ad aggiungere: “ Ecco Luana è vissuta fino ad adesso in un tempio Shintoista per cui non poteva saperlo!!. Avevamo fatto una gaffe immensa ma David, nonostante l’ espressione dubbiosa che si era stampata sul suo volto non insistette . Non riuscii però a resistere dal fare un commento: “Non ha una faccia molto sveglia comunque”, i due risero e annuirono. Decidemmo di andare a pranzare fuori insieme. Dopo mezzoretta eravamo già intenti a consumare il nostro pasto in un piccolo ristorante della città, mentre David era andato un attimo in bagno mi sembrò il momento opportuno per fare alcune domande a John, domande che mi stavano assillando da ore. Deglutii e poi iniziai a parlare: “Jonny…, bè John.. posso farti una domanda?”, “ Dì pure” disse John ancora con la bocca piena. “Dove sono i tuoi genitori??, ecco, mi sembra strano che alla tua età tu abiti da solo in quella casa così piccola”. John inghiottì il boccone che stava masticando e poi rispose con tono visibilmente triste: “Sono tutti morti quando ero molto piccolo, l’ unico parente che ho è solo mio nonno.. ma lui è così preso dalle sue cose che non ha mai badato granchè a me “. Cercava di essere forte ma si vedeva benissimo che se io non fossi stata lì avrebbe di sicuro pianto. Mi dispiacque di averlo turbato e gli presi la mano cercando di confortarlo: “Mi dispiace molto.., sai io ho i genitori anche se li vedo poco visto che sono sempre in viaggio per Johto e Kanto e quindi non so cosa significhi averli persi…, ma se hai bisogno di aiuto io sarò sempre qui ad aiutarti”. “Grazie”, rispose lui con voce flebile. Quando il nostro amico tornò al tavolo accadde però qualcosa di drammatico, alcuni uomini armati di mitragliette e con il viso coperto fecero improvvisamente irruzione nel ristorante sparando sul soffitto . Intimarono di stare fermi e di non gridare e noi restammo perfettamente immobili anche perché la minaccia delle armi era molto esplicita. I tre uomini parlavano in una strana lingua che non riuscivo a comprendere, poi però si rivolsero a tutti dicendo: “Siamo i combattenti della sacra Jihad islamica !, siamo venuti per punire voi americani a causa dei crimini che avete perpetuato in Afghanistan!”. Senza farmi vedere chiesi sottovoce a John cosa diavolo fosse la Jihad e lui mi rispose: “Bè è il risultato della guerra che il nostro presidente ha fatto dopo la caduta delle torri”. Passarono molte ore e i tre terroristi non sembravano ascoltare ciò che le autorità dicevano, era un comportamento molto strano , sembrava che stessero aspettando qualcosa. Alla fine uno dei tre sembrò perdere la pazienza e gridò: “Ora basta Abdul!, non ci hanno dato i soldi!, ammazziamo gli ostaggi!”, l’ altro rispose: “Aspettiamo ancora qualche minuto.., sai che i soldi arriveranno. abbi pazienza”. L’ altro terrorista non sembrò apprezzare la risposta e, strappando un bambino dalle mani di sua madre gridò: “Stupido!! Lo sai che non pagheranno!, se ammazziamo questi bastardi Yankees invece avremo la gloria”, ”Senti Karim.., se vuoi proprio ammazzare quel moccioso fa pure.. se questo può farti stare calmo!”. La madre del bambino si oppose disperata in tutti i modi , la scena era straziante.. alla fine uno dei terroristi estrasse un pistola e esplose un colpo verso la gamba della donna che gridò per il dolore. “Karim” imbracciò il fucile e lo puntò alla tempia del bambino che piangeva disperato , poi con tono sadico disse alla donna: “Se tu fossi stata zitta ora non dovrei fare questo!!, che crepi questo moccioso Yankee !”. A quel punto io non potei più trattenermi e nonostante John continuasse a dire di calmarmi alla fine estrassi tre Pokèballs e,senza neanche pensare, le lanciai in direzione dei tre malviventi. Tra lo stupore generale le Pokèballs si aprirono e davanti ai terroristi si pararono Charmeleon, Donphan e Scyter. John aveva già visto questa scena,mentre David restò talmente a bocca aperta che stava per slogarsi la mascella. I tre terroristi non erano da meno: talmente esterrefatti che fecero cadere le armi a terra. A quel punto ordinai ai miei Pokémon di punirli severamente per i loro tremendi atti , per i terroristi fu la più sonora lezione della loro vita: caricati da Donphan, bruciati dalle fiamme e graffiati dagli artigli di Charmeleon e attanagliati dalle lame di Scyter. Dopo pochi minuti uscirono e si gettarono nelle mani dei poliziotti imprecando nella loro lingua e continuando a chiedere aiuto a un certo Allah.
Dopo la fuga dei tre tutti i presenti si girarono verso di me con un’ espressione semiterrorizzata. I bambini invece sembravano divertirsi molto e continuavano a ripetere “Pokémon”, “Pokémon”. Io potei soltanto fare un sorriso e richiamare i tre Pokémon prima di venire trascinata fuori da John, anche David dovette essere trascinato poiché più che in stato di Shock era in stato di Tilt.
John mi portò in un piccolo vicolo e poi con voce arrabbiata disse: “MA COSA TI è SALTATO IN MENTE?, SEI IMPAZZITA?, QUANTE VOLTE TI AVEVO DETTO DI NON USARE I TUOI POKéMON?!, ORA HAI PRATICAMENTE TERRORIZZATO UN DECINA DI PERSONE!, MA VOI DI KANTO SIETE PROPRIO STUPIDI!” , alla fine non potei più ascoltare queste cose e gli gridai contro : “E ALLORA?, VOLEVI CHE QUEL BAMBINO MORISSE?, L’ HO FATTO PER UNA BUONA CAUSA MR. JOHN!!, VOI AMERICANI FATE MORIRE LA GENTE PER DELLE INEZIE?” Ci fissammo con espressioni dure e poi John disse scocciato: “ Va bene Yu, piuttosto cerchiamo di fare tornare in sé David”. Dopo che David ebbe riacquistato lucidità gli dovetti spiegare tutta la mia storia.. ma lui non sembrò affatto sorpreso anzi si congratulò con me per l’ iniziativa presa e ed era meravigliato da tutto quello che gli avevo detto!, era incredibile che un Pokèfan come lui incontrasse una “vera” allenatrice di Pokémon. Improvvisamente quando uscimmo da vicolo arrivò la madre di David sopra a una lussuosa Spider e lo tempestò di premure e domande tipo: “Cucciolo mio!, non ti sei fatto male vero?, hai avuto paura?, ma ora c’è la tua mamma!”. Nonostante fossimo in tensione l’ uno con l’ altra io e John sorridemmo davanti a quella scena. Dopo aver salutato David tornammo nella casa di John. Fino a sera non ci parlammo poiché eravamo ancora arrabbiati poi, verso sera John si avvicinò a me e mi disse con tono dispiaciuto: “Mi dispiace Yu.., tu hai agito bene, sono stato stupido a rimproverarti, spero che mi perdonerai”. Io lo guardai con un’ espressione soddisfatta e poi dissi: “Va bene Mr. John, per questa volta ti perdono”. Ci guardammo, e cominciammo a ridere, sembravamo due damerini in una sala da ballo. Poi John si avvicinò a me e mi disse: “Ascolta, ho ripensato alla domanda che mi hai fatto oggi, e mi sono ricordato di una cosa. Forse so come poterti far tornare a casa”. Mi girai con espressione stupita e dissi con voce felice: “E come?”, “Bè mio nonno ai suoi tempi era un grande scienziato e si è sempre interessato di fantascienza e cose strane, forse lui saprà come aiutarti”. Quasi al colmo della felicità lo abbracciai fino quasi a strozzarlo ringraziandolo di continuo e lui arrossendo disse: “Eh ehi.. bè sono contento che tu sia felice ma ora mi stai soffocando”. “Eh scusa!” risposi io lasciandolo. “Ora però è tardi.. andremo domani a trovarlo! , buona notte Yu!” disse John accoccolandosi . “Bè buona notte John e grazie” risposi io. Finalmente sarei tornata a casa lasciando quello strano mondo, pensando a questo mi addormentai subito. Il mattino dopo mi alzai e vidi John intento a prepararsi per uscire. “Buongiorno Yu”. mi disse con voce squillante , “buongiorno” risposi io mezza assonnata. Quando riuscii totalmente a svegliarmi chiesi a John: “Ehi senti si può fare la doccia qui?”, lui guardandomi in modo strano disse.. :”Ehm.. sì certo.., se vuoi puoi usare il mio accappatoio dopo”, “Com’è che si dice in uno dei vostri stati??, Danke Schon?, oppure Merci?”chiesi io con un sorrisetto. “Non sono un grande esperto di lingue” rispose lui”.
Proprio mentre stavo per aprire la porta del bagno mi girai verso John con un’ espressione sospettosa e gli dissi: “Ehi non provare a sbirciare eh?”. “Eh??, ma no, che dici?, io stavo uscendo per comprare i biglietti del metrò!” rispose lui arrossendo.
Mentre facevo le mie dovute abluzioni pensai se veramente quel nonno avrebbe potuto aiutarmi a tornare nel mio mondo,:” la speranza è l’ ultima a morire” dissi tra me e me.
Quando ebbi finito uscii dal bagno e sentii la porta principale aprirsi. “Ehi John sei tu?” chiesi con voce flebile. Ma appena vidi il volto di chi era entrato mi si gelò il sangue nelle vene. Era “Jim”!. Com’ era possibile?, anche lui aveva viaggiato in questo mondo?. Avrei voluto gridare ma il grido mi rimase in gola. Il criminale avanzò verso di me calpestando i vari giornali sparsi sul pavimento e provocando a ogni passo dei fruscii cartacei. “Salve miss…, sorpresa di vedermi qui?” disse lui con un ghigno malefico sul viso. Mi allontanai da lui e poi con voce determinata dissi: “Dannato criminale!, cosa ci fai tu qui?, non provare ad avvicinarti o sarà peggio per te”, feci come per raccogliere il mio zaino in cui c’ era la mia squadra di Pokèmon, ma con orrore scoprii che non c’ era più. “Cerchi questo ,piccola? “ disse lui con voce melliflua alzando da terra lo zaino. Il criminale si schiarì la voce e poi iniziò la sua spiegazione: “Ti chiederai che cosa ci faccia qui vero?, bè ora ti spiegherò ciò che è accaduto dopo che tu sei stata risucchiata via dagli Unown”.”Dopo quello che ti era successo il povero Bud è finito ucciso da quel Render e soltanto io mi sono potuto salvare.. come? ,bè?, puoi immaginarlo , non avevo scelta e ho dovuto gettarmi nel vortice degli Unown, e così eccomi qui.”. I suoi occhi da calmi e flemmatici cominciarono a diventare rabbiosi,:” è Successo tutto per colpa tua piccola bastarda!, tu hai mandato a monte i nostri piani e per colpa tua sono finito in questo folle mondo dove tutti ignorano la nostra esistenza…, eh eh eh…, potrò anche morire in questo mondo del cavolo ma prima ho qualcosa che devo fare”. Si avvicinò pian piano verso di me .. io indietreggiai fino a toccare il muro, stavo per tentare di difendermi quando velocemente lui mi colpì allo stomaco provocandomi un dolore terribile, poi tirò fuori una cordicella e me la strinse attorno al collo. “Eh, eh eh.. dopo averti uccisa ti appenderò al soffitto così tutti penseranno a un suicidio.., non che mi importi molto di essere libero ma non voglio avere a che fare con la gentaglia di questo sporco mondo, MUORI PICCOLA BASTARDA !”. Cercai di liberarmi più volte ma alla fine sentii l’ aria e le forze mancarmi, stavo cominciando già a perdere conoscenza quando improvvisamente sentii che la corda non mi stringeva più e tossicchiando alzai lo sguardo verso l’ alto. Davanti a me vidi John: mi aveva salvato una seconda volta. John mi aiutò ad alzarmi e mi chiese :“ Stai bene Yu?, sembra che ormai salvarti sia diventata un’ abitudine”, sorrisi leggermente.
Poi si girò verso il mio potenziale assassino e mi chiese con voce imperiosa: “Chi è questo vigliacco?”, quando mi fui ripresa indicando “Jim” dissi :”Viene dal mio mondo.., sai è uno di quelli che ha cercato di uccidermi e ci ha provato ancora!”.
“Jim” si alzò a fatica e guardandoci con occhi pieni di odio e rabbia esclamò, : “Complimenti ragazzino.. un bel colpo.., sembra proprio che quella sgualdrinella si sia fatta amici in gamba qui”. Barcollando si appoggiò alla finestra e continuò : “ Ho fallito.. sembra che il destino mi voglia veramente male.., prima mi manda in un mondo sconosciuto e poi mi toglie perfino la giusta vendetta, ma ormai è troppo tardi. Sanno troppe cose e non mi lasceranno in vita , non lasceranno in vita anche voi eh eh eh.. per voi è finita”. Stavo per chiedergli chi fossero questi “Loro” ma non feci in tempo poiché si sentì un rumore di sparo e i giornali sul pavimento della stanza si macchiarono del sangue di “Jim”; non fu una bella vista. John osservò bene l’ ormai defunto criminale e poi esclamò con voce visibilmente turbata: “Gli hanno sparato dalla finestra”, poi rivolgendosi a me disse: “Preparati Yu, si va al 27 di Washington Mews dove abita mio nonno!. “Ehi e Jim?, è morto!” dissi io agitata. John scosse la testa e disse: “Non so chi l’ abbia ucciso ma se lo meritava.. sbrigati!, preparati!, penseremo più avanti a questo problema!”. Non sembrava ma John era un tipo veramente determinato , e riusciva a mantenere il sangue freddo anche nelle situazioni più tese. Non so ma stare insieme a lui mi rendeva tranquilla. Uscimmo dalla casa e prendemmo la metrò, mi fermai un attimo guardare quello strano, incredibile mondo in cui avevo vissuto e che, forse ,stavo per lasciare. Il viaggio fu incredibilmente lungo e dovemmo cambiare treno molte volte prima di arrivare a destinazione ma alla,fine, arrivammo.
La casa era una piccola villetta di periferia costruita vecchio stile. John esitò un attimo prima di suonare il campanello: suo nonno e lui non si vedevano da anni e lui non aveva mai perdonato suo nonno per averlo quasi abbandonato a sé stesso. Pochi minuti dopo che John ebbe suonato la vecchia porta si aprii con un cigolio quasi sinistro e così vidi per la prima volta suo nonno: era un vecchio sulla settantina abbondante , con la pelle rugosa , gli occhietti piccoli e infossati e un paio di baffoni bianchi pettinati all’ insù. Appena i suoi piccoli occhi si furono abituati all’ abbagliante luce del giorno, subito si misero a fissare John che sembrò non gradire molto la cosa e disse con voce scocciata: “Buongiorno nonno”. Il vecchio era visibilmente stupito della visita del nipote e con tono sorpreso esclamò: “John.. sei proprio tu?”. Dopo aver detto questo ci fece cenno di entrare e richiuse la porta dietro di noi. L’ interno era incredibile, era pieno di disegni ai muri, di strani modellini di macchine (molte con il nome Leonardo da Vinci inciso sopra) , di foto antiche e consunte e di mobili antichi. C’ era perfino un vecchio fucile appeso alla parete. L’ anziano andò a sedersi su una imponente sedia di legno davanti a una nera scrivania e si mise a scrutarci attentamente. Tra le varie cose che erano appese alle pareti notai con curiosità una grande fotografia, mostrava alcuni uomini in uniforme militare che sorridevano davanti a una specie di razzo. Vedendomi interessata al disegno il vecchio disse: “Quella è una foto di me e di alcuni colleghi dopo che avevamo sabotato un razzo V-2 tedesco nell’ ultima guerra mondiale io sono…”, non fece in tempo a finire la frase che subito John esclamò con voce rabbiosa: “Sei sempre il solito stupido vecchio! sempre interessato al passato e mai al presente.. ti interessano tanto quelle anticaglie e ti sei sempre fregato di tuo nipote!”. L’ anziano nonno rivolse lo sguardo verso il nipote e disse con voce calma: “Senti nipote.. io ti ho accolto in casa mia, non certo per farmi insultare da un giovinastro come te!”. John subito ribatté: “Sta Zitto!, hai sempre fatto soffrire tutti nella nostra famiglia!, prima mio padre e poi me!, eri sempre interessato alle tue ricerche del cavolo!, mentre la tua famiglia??, non ha mai avuto importanza per te!”. Il vecchio assunse un’ espressione severa e, alzandosi in piedi disse con tono di voce alto e imperioso: “SEI VENUTO PER LITIGARE??, CHE COSA VUOI SAPERE DI ME?, IN NOME DI COSA VUOI GIUDICARMI?. SE C’ ERA UNA PERSONA CHE DOVEVA GIUDICARMI ERA TUO PADRE! NON CERTO TE!, MALEDETTO GIOVANE SCAPESTRATO!. TI LAMENTI TANTO DI ESSERE SOLO!, AI MIEI TEMPI IO ALLA TUA ETà ERO CON UN MOSCHETTO SUL FRONTE AFRICANO A SPARARE AI TEDESCHI!”. John lo guardò con un’ espressione che non dimenticherò mai …, era come se tutto il rancore di anni e anni si fosse concentrato in lui in un solo momento: “Almeno i tedeschi sapevano come stare in una famiglia” disse freddamente John. L’ anziano restò molto colpito da queste parole,
e si sedette lentamente chiudendo gli occhi e assumendo una posizione meditabonda. “ E poi è inutile che le parli di seconda guerra mondiale o di Germania.., Yuki non conosce queste cose , lei viene da un altro mondo!” sbottò John.
A queste parole il vecchio aprì gli occhi di scatto quasi sussultando e cominciò a fissarmi, devo dire che mi sentii a disagio.., sembrava quasi che volesse sezionarmi pezzo per pezzo. Poi lentamente si alzò e si diresse verso di me: quando mi fu vicino mi mise le mani sulle spalle e mi chiese con tono profondo: “è vero quello che dice?”, intimorita dall’ anziano signore annuii. Il vecchio chiuse gli occhi per qualche secondo e poi tornò a sedersi sul grande seggio in legno scuro. “ Raccontami.., raccontami tutto quello che sai…, da dove vieni.., chi sei e come sei capitata qui”.
Gli raccontai tutto per filo e per segno, e per la prima volta dal mio arrivo in questo mondo trovai una persona che seguiva con interesse il mio racconto, senza considerarlo fantasie di una ragazzina sognatrice; anzi il vecchio ogni tanto mi fermava per chiedermi chiarimenti o per fare qualche commento. Dopo che ebbe ascoltato il racconto, si passò una mano sugli occhi e, fissando me e un corrucciato John mi disse con tono fermo: “Mostrameli”, io presa alla sprovvista chiesi “Cosa?”.
“Mostrami questi “Pokémon” . Obbedendo alle sue richieste estrassi tutte le mie Pokèball e feci uscire tutta la mia squadra . L’ anziano signore aveva degli occhi quasi lucidi per la commozione mentre toccava e guardava attentamente i miei Pokémon . Dopo averlo fatto girò per la stanza per qualche minuto e poi esclamò con voce calma: “ Le teorie…, le teorie di una intera vita, le idee che avevo sempre portato avanti e che tutti avevano definito “inutili fantasie”, sono qui.., ora.. le vedo...”, si sedette e continuò: “Ma certo.. è tutto chiaro.., il tuo racconto spiega tutto!, e tutto corrisponde alle teorie che avevo formulato decine di anni fa e che per anni ho cercato di dimostrare!”. Il vecchio era in preda all’ emozione.. un’ emozione fortissima che scuoteva tutte le sue vecchie membra; a una simile vista John tornò loquace e chiese al vecchio nonno: “Allora cosa hai dedotto?”. L’ anziano tirò un lungo sospiro e poi iniziò con voce chiara e forte a parlare: “Sentite ragazzi.. avete mai sentito parlare della teoria dimensionale?”, John annuii e disse: “Sì ma è sempre stato qualcosa di poco reale”. Il vecchio nonno non sembrò soddisfatto della risposta del giovane nipote e disse con voce quasi da vecchio insegnante: “Mi deludi nipote mio: dopo tutto quello che hai visto e vissuto usi ancora la parola “reale”?. La realtà non esiste, è come dire che qualcosa è “normale”: i due termini non hanno alcun significato”. Vedendo le nostre facce perplesse il nonno disse: “ Pensateci bene…, se l’ uomo potesse volare.. ma non potesse nuotare noi diremmo che è “normale” e “è la realtà” che l’ uomo possa volare ma che è “anormale” e “irreale” che l’ uomo nuoti. La realtà è soltanto quello a cui noi siamo abituati a vedere, nipote ti sei reso conto che per te il mondo della tua amica è , secondo le nostre leggi, irreale. E ti sei accorto che per lei il nostro mondo è irreale, perché ad esempio non ci sono i Pokémon?: è esattamente questo il punto. L’ uomo è stupido quando dice di essere “realista” oppure di “essere coi piedi per terra”, poiché la realtà è soltanto una delle tante.. non è un concetto assoluto. È solo l’ abitudine che tende farci credere che le cose siano “reali”.
L’ uomo è così piccolo che non ha compreso che è inutile appellarsi alla realtà.. la realtà è un’ illusione: proprio come è un’ illusione la normalità. Sono concetti che non esistono.”. Fece una breve pausa per schiarirsi la voce e poi continuò:
“Quello che per noi è fantasia è realtà per altri e quello che per noi è realtà è fantasia per altri, tutto è relativo. Le leggi matematiche e fisiche servono solo ad illudersi di avere capito il mondo .., ma è tutta pura illusione. Tempo fa gli scienziati pensavano che la religione e le pratiche occulte fossero solo cose per non far affrontare la realtà Ma queste cose fanno paura all’ uomo.. proprio come faceva paura un fulmine nei tempi antichi prima che un certo tizio scoprisse che il fulmine era un agglomerato di fotoni che si muovevano a velocità altissima. Forse è la scienza che è soltanto una maschera.. un modo di tranquillizzarci da queste cose che ci inquietano e che magari esistono veramente ,e di nascondere ciò che accade .., che supera le leggi scientifiche.
In breve…, nulla è impossibile.., non esistono nell’ universo leggi che decidano cosa è possibile e cosa è impossibile , queste leggi che le ha create l’uomo per rendere comprensibile una minima parte di queste cose alla sua mente limitata. Come ti sei accorto anche tu, l’ impossibile non esiste.. è solo un pensiero comodo che l’ uomo si è creato per fare del vittimismo.
Vi posso dire questo ragazzi per concludere: dell’ universo ha capito di più il fantasioso scrittore che il freddo logico”.
Il concetto era complicato ma il nonno di John era molto bravo a spiegare le cose e così era stato veramente piacevole ascoltarlo.. anche perché diceva la verità e sia io che John ce ne eravamo accorti.
L’ anziano oratore tossicchiò un poco e poi , con quella voce calma e quasi paterna disse: “Scusate il discorso lungo di prima, ma era indispensabile per farvi comprendere il problema miei giovani auditori. Ho compreso ciò che è accaduto alla tua amica John. Non è la prima volta che si parla di dimensioni parallele.., da decenni c’ era questo pensiero. Secondo un pensiero molto concreto la teoria dimensionale sarebbe così : una persona deve prendere il treno, lo perde, però in un'altra dimensione ha preso il treno e gli eventi si svolgono in maniera diversa. Ma gli universi paralleli non mostrano soltanto cosa accade in diverse versioni della nostra vita: nelle altre dimensioni esistono anche le cose che noi crediamo pura fantasia. Secondo le persone che vivono in questa dimensione i Pokémon sono frutto di fantasia, eppure abbiamo visto che esistono anche se in un altro mondo. E oltre ai Pokèmon esistono anche i personaggi , gli eventi e le vicende di films, videogiochi, cartoni animati, libri ecc.ecc.”, il nonno guardò verso di me e poi mi disse: “ Yuki tu sei finita in mezzo a dei Pokémon che possono viaggiare liberamente in questa dimensioni , ebbene , gli Unown si spostano attraverso quei “canali” che tu hai visto.. e le “finestre” non erano altro che gli accessi ai vari universi e mondi che esistono, alla fine sei finita nel nostro, probabilmente perché gli Unown ti vedevano come un’ estranea e ti hanno voluta eliminare dal loro “canale” mandandoti in una delle “finestre” cioè questo mondo. Mentre ascoltavo il nonno di John mi venne in mente che una volta avevo incontrato a Kanto un certo prof. Hale che mi aveva parlato degli Unown e mi aveva detto che loro potevano spostarsi a piacimento negli universi paralleli :quella volta avevo pensato che lui si fosse inventato tutto ma ora capivo che aveva ragione. John interruppe improvvisamente suo nonno e chiese: “Ho capito il giro di parole.. ma allora, in chiaro.. perché noi conosciamo, anche se la crediamo solo opera di fantasia il mondo di Pokèmon?, siamo stati noi a crearlo?”. Il vecchio nonno scosse la testa e disse la nipote: “Hai la testa più dura di quella di tuo padre.., possibile che tu non abbia ancora capito nulla?, quando prima ho detto che uno scrittore comprende più del mondo che un logico scienziato significa che la fantasia è uno specchio diretto di ciò che esiste, molto di più che una serie di numeri.”.

Il vecchio oratore sembrava ormai arrivato agli sgoccioli del suo discorso ma a questo punto io dovetti dirgli la ragione per cui eravamo venuti:” Mi scusi , ma John mi ha detto che lei poteva aiutarmi.. “, “E in che modo?” rispose lui. “Io voglio tornare a casa!, nel mio mondo!”. Il vecchio assunse di nuovo la sua espressione corrucciata di pensatore e poi.. con tono quasi lugubre disse: “ Mi spiace signorina, per te è impossibile tornare a casa”. Lo guardai con un’ espressione quasi sconvolta: “Ma… come?, John mi aveva detto che lei poteva aiutarmi??, perché non posso tornare a casa?, perché maledizione!!!?” dissi io con tono affranto.
“Calmati.. non è qualcosa che dipende da noi…, non esiste in questo mondo una tecnologia per il viaggio dimensionale.., l’ unico modo per farti tornare indietro sarebbe incontrare di nuovo questi “Unown”.. ,ma ciò è quasi impossibile “, tirò un respiro e poi continuò: “Devi rassegnarti ragazza mia, rassegnarti a vivere il resto dei tuoi giorni in questa dimensione”. Le sue parole crude distrussero in me le poche speranze che avevo, caddi in ginocchio e cominciai a singhiozzare: era la fine di tutte le mie speranze.
Mentre John, che intanto si era accorto che stavo piangendo cercava di consolarmi il vecchio iniziò a passeggiare per la stanza. John a quel punto disse con voce turbata: “Sei il solito stupido!, potevi anche essere meno esplicito!”. L’ anziano si girò verso di lui e , ridacchiando disse: “ Eh eh eh.. nipote, aspetta.. aspetta a rimproverarmi mi sono ricordato.. sì guardando la fotografia mi sono ricordato di qualcosa che potrebbe aiutarci!”. Come le parole di prima mi avevano fatto cadere nella disperazione questa semplice frase riuscì a risollevarmi il morale. Il vecchio fece segno di seguirlo e ci portò in una stanza molto grande e polverosa piena di vecchi macchinari.. in mezzo ,però troneggiava una macchina più grande delle altre e il vecchio iniziò a smacchinarci sopra. “Scusi cos’ è questa.. bè questa macchina?” chiesi io incuriosita. Il vecchio continuò per qualche minuto a spolverare e a tirare leve e poi disse con voce solenne: “Questa ragazza mia è la tua ultima speranza.., il tuo ultimo biglietto per tornare a casa”. Il vecchio tirò una grande leva al centro di una scura plancia e l’ enorme macchina si mise in moto con un grande fragore , egli gettò un’ occhiata a degli indicatori e poi disse rivolgendosi a noi due: “ Non è la prima volta che sento parlare di questi “Unown”, ci sono state alcune persone, che sostennero di essere finiti in un vortice dimensionale creato da “strani esseri neri con un occhio solo”. La notizia stupì molto John e me , guardammo il vecchio con espressione esterrefatta e lui continuò a parlare con tono di voce alto per sovrastare il rumore della macchina: “Dovete sapere che , tempo fa io e un mio vecchio amico.., ormai morto, vedemmo quegli “Unown” apparire e scomparire misteriosamente vicino a una piccola città russa. E così registrammo molti dati interessanti , scoprimmo infatti che queste creature lasciavano una specie di “traccia” dopo i loro spostamenti e che non apparivano mai casualmente, ma seguivano un preciso schema. Questa macchina è in grado di “sentire” la traccia e quindi possiamo scoprire dove appariranno la prossima volta!”. Era incredibile.. allora gli Unown visitavano abitualmente le varie dimensioni, e quindi anche questa. Il vecchio scese dalla pedana da cui aveva azionato le varie leve e ci disse: “Molte persone dichiararono di essere state rapite dagli alieni negli stessi identici punti in cui gli Unown apparivano, e uno dei punti in cui apparivano molto spesso è in mezzo al mare.. in un triangolo molto famoso: quello delle Bermuda. Forse qualche nave o qualche aereo non è precipitato ma è stato traslato dagli Unown chissà dove, il fatto che questo mondo conosca i Pokémon potrebbe non essere affatto casuale”.
John improvvisamente esclamò : “E forse possibile che quel Satoshi Tajiri, il creatore dei Pokémon li abbia creati dopo avere viaggiato nella dimensione di Yu?”.
Il vecchio sorrise e disse: “è possibile”. John restò molto colpito da quest’affermazione e devo dire che anche io non mi sarei mai aspettata una cosa del genere.
Il vecchio guardò una serie di strani dati che si visualizzarono su un enorme schermo, poi annotò il tutto su un piccolo blocco appunti e si mise a fare dei calcoli.
A differenza di me doveva essere un vero genio in matematica visto che in pochi minuti risolse un’ equazione piena di numeri e segni strani. Alla fine alzò gli occhi verso di noi e disse con voce calma: “Ho fatto i dovuti calcoli.., e il prossimo portale degli Unown si aprirà nell’ estrema periferia della città, proprio questa notte, alle 11 in punto”. Dopo aver detto questo il vecchio spense la macchina e fece cenno di seguirlo fuori della stanza , lo fermai un attimo e con voce scossa dall’ emozione gli dissi: “Non so come ringraziarla!, le sarò in eterno debitrice!”, l’ anziano mi accarezzò la testa e mi disse: “è presto per ringraziarmi , c’è ancora molto lavoro da fare”.
Quando tornammo nella stanza principale l’ anziano si sedette di nuovo sul suo “trono” e si voltò verso il nipote dicendogli: “Nipote, ho bisogno del tuo aiuto; gli Unown appaiono soltanto per pochi minuti, quindi dobbiamo usare un mio macchinario per poterli attirare e trattenerli per più tempo in questa dimensione, almeno il tempo sufficiente per permettere a Yuki di poter entrare nel varco dimensionale, hai capito?”, John lo guardò e sorridendo in modo malizioso disse: “Va bene vecchio, ma lo faccio per Yu non certo per te”. Il vecchio rispose al nipote con un altro sorriso e disse: “Bene, abbiamo molto tempo prima dell’ arrivo degli Unown , aiutatemi a smontare e a caricare la macchina: non ci vorrà molto ma voglio essere lì parecchie ore prima del loro arrivo: abbiamo una sola possibilità di riuscita e se falliremo chissà quanto tempo dovremo aspettare prima che gli Unown tornino a manifestarsi in questo mondo. Il macchinario era una specie di cannone da vecchio film di fantascienza, l’ anziano ci aveva spiegato che serviva a creare una traccia simile a quella degli Unown; attirandoli e trattenendoli per il tempo in cui la machina fosse stata attiva. Quando tutto fu caricato e il vecchio stava assicurando al suo vecchio camion il prezioso carico John si avvicinò a me e con espressione triste disse: “ Ecco Yu.. non sono bravo nel dire queste cose; sono felice che tu possa tornare a casa, ma anche se è stato un breve periodo sono stato felicissimo di esserti potuto stare vicino e di averti aiutata. Non dimenticarmi quando sarai a casa”. John era visibilmente triste di dovermi dire addio, gli sorrisi e poi lo abbracciai dicendogli: “ Se non ci fossi stato tu, John probabilmente non sarei mai potuta tornare a casa e anzi sarei morta. Grazie, grazie non potrò mai dimenticare una persona che mi ha aiutato così tanto”. “Scusate se interrompo la dolce scenetta dei giovani amanti ma dobbiamo muoverci!”, disse il vecchio nonno salendo al posto di guida del suo camion. Io e John ci guardammo e sorridemmo , quindi salimmo sul camion. Il tragitto non fu agevole; il vecchio camion prendeva male ogni buca e continuava a sobbalzare, sbattei la testa contro il tettuccio varie volte. Mentre stavo massaggiandomi due bei bernoccoli chiesi all’ anziano autista: “ Ma il carico è al sicuro ? , no perché mi sembra un po’ troppo vecchio il mezzo!”, il vecchio rispose quasi offeso: “Ragazza mia.. una volta con questo ho trasportato dell’ esplosivo sotto i colpi del carro armato di Rommel!, era proprio lui in persona!”. Non osai scocciare il fiero soldato anche se mi sarebbe proprio piaciuto sapere chi era questo Rommel. Durante il tragitto guardai fuori dal finestrino: quante case e quanta gente per le strade e le vie della città, ognuno impegnato nelle proprie mansioni quotidiane, ognuno coi propri pensieri . Le case e la gente di un mondo che stavo ormai per lasciare, ma che avevo fatto in tempo a conoscere: un mondo pieno di meraviglie , certo, ma anche un mondo in cui molta gente era infelice oppressa da una società bieca e spietata. Tra i volti di questa gente leggevo una cruda realtà di sofferenza e preoccupazioni, molti di questi volti sembravano ormai perso ogni speranza. Neanche i più grandi problemi di Johto e Kanto potevano rivaleggiare con quelli di questo strano mondo.
Arrivammo nel luogo “Dell’ appuntamento”: un piccolo stadio abbandonato nell’ estrema periferia di New York. Montammo per due ore la macchina e , mentre il vecchio controllava l’ apparecchiatura io e John ci sedemmo sulle fredde scalinate in cemento dello stadio. Il sole stava tramontando e tingeva di rosso un’ altra giornata: non era molto diverso , quel tramonto da quelli che avevo visto sulla Torre di Amarantopoli. Pian piano il sole scese oltre le gradinate dell’ edificio sportivo e , mentre consumavamo un magro pasto l’ anziano nonno mi chiese con voce profonda:” Allora Yuki…, cosa ne pensi del nostro mondo, tu che vieni “da fuori”?”.
Guardai un attimo il suo viso stanco e segnato dal tempo e poi risposi con voce insicura :”Bè.. è un mondo pieno di cose incredibili, ad esempio quella statua enorme o i grattacieli che sono alti almeno il doppio di quelli che avevo visto a Saffron City, però…, ecco è un mondo molto triste, la gente sembra non avere più voglia di sognare, di sperare , quasi di vivere. Questa è l’ impressione che ho avuto”. Il vecchio ridacchiò un attimo e poi con voce ironica disse: “Sì è vero”. Poi cambiò tono di voce e disse: “Però non sono tutti così, tu hai visto soltanto molta gente in modo indiretto, non sai mai quello che il cuore degli uomini può nascondere; anche se la gente volesse essere pessimista al massimo non ci riuscirebbe mai, poiché il suo istinto di sopravvivenza sarebbe sempre più forte”. I suoi occhi ad un certo punto presero a brillare di uno strano bagliore, quasi di speranza e con tono profondo disse: “Rammenta Yuki.., rammenta sempre ciò che hai imparato da queste “visioni dall’ oscuro”, ti aiuteranno a comprendere meglio le sfide e le difficoltà della vita. Non preoccuparti, prima o poi anche la gente di questa dimensione imparerà che i sogni valgono più di quello che gli occhi vedono”. Ascoltare le sue parole era come leggere un antico libro di sapienza.
Venne ormai l’ ora. Tutto calò in un silenzio irreale mentre tutti noi: io, John e il vecchio nonno eravamo in attesa dell’ arrivo degli Unown. Poi, proprio alle 11 in punto apparirono: uscirono da una specie di “buco luminoso” e iniziarono a fare quella strana danza in tondo che avevo già visto nel bosco di Lecci. “Ora!” gridò il vecchio azionando la macchina: dal macchinario uscì una specie di raggio azzurro che colpì gli Unown. Gli Unown iniziarono a girare molto velocemente ma poi ripresero il loro solito, lento giro. Guardai i Pokémon che mi avevano fatto vivere quell’ esperienza; in cuor mio non sapevo se ringraziarli o odiarli, mi avevano fatto conoscere molte persone buone come John, il suo amico David , suo nonno (anche se non sembrava)ma mi avevano anche gettato in un mondo lontanissimo facendomi quasi dannare per potere arrivare a questo punto. Il vecchio si avvicinò a me e con voce calma e profonda disse: “ è ora, devi andare”. Io annuii e cominciai a camminare verso la porta tra i mondi. Improvvisamente però accadde qualcosa che nessuno di noi si sarebbe aspettato; non avevo neanche fatto tre passi che una voce imperiosa e sorda mi disse: “Ferma!, o sei morta!”. Mi girai e vidi con orrore che l’ intero stadio era circondato da uomini armati . Poi , da dietro di alcuni di quegli uomini si sentì una voce melliflua e inquietante dire: “ Fermi tutti, è un consiglio “. Pian piano apparve il volto di chi aveva pronunciato quelle parole: era un uomo piuttosto vecchio e stava in mezzo a due energumeni armati di pistola. Il nonno di John ebbe un sussulto e esclamò: “ Tu!, non è possibile!, dopo tutti questi anni non puoi essere tu!. Dovresti essere morto!”. L’ altro, quasi compiaciuto dalla reazione del nonno di John disse: “ Abraham, non sei cambiato in questi anni, sempre il solito vecchio scorbutico: è così che si saluta un amico?”. A quelle parole John esclamò : “ Ma allora tu sei il vecchio defunto amico di mio nonno?”, il vecchio rispose sorridendo malignamente: “Abraham.., sei andato a raccontare a questi poveri giovani che ero morto?, sei sempre il solito bugiardo”. Fece una breve pausa e poi disse mettendosi una mano sulla fronte: “ Oh scusate!!, è vero voi non mi conoscete bene come Abraham: il mio nome è Frank Mc Duff, del dipartimento statunitense per le ricerche belliche alternative”. A quel punto Abraham non riuscì più a stare zitto e gridò : “ Maledetto!, che cosa ci fai qui? , non dovevi essere morto in Svizzera?”. Frank rispose con voce calma: “ Abraham, sei sorpreso che io sia ancora vivo vero?, sei sorpreso perché pensavi di avermi ucciso quella volta…, ucciso a tradimento!”. John guardò suo nonno con un’ espressione quasi di disgusto e disse: “ Sei arrivato anche a cercare di uccidere a tradimento la gente?”, il vecchio però ignorò ciò che aveva detto il nipote e continuò a sbraitare contro il presunto “defunto” amico: “Maledetto!, non dire idiozie! Io ti volevo soltanto punire per i tuoi crimini!”. Frank , che finora era stato calmo si infiammò improvvisamente e gridò: “ Taci bastardo!, tu mi hai sparato a tradimento su quella montagna e poi mi hai lasciato lì a morire dissanguato!. Tuo nipote ha ragione ad odiarti sei sempre stato un assassino , uno spietato mostro a cui importava solo sé stesso!”. A quel punto Abraham non potè dire più nulla e chiese soltanto: “ Cosa diavolo ci fai qui?”, l’ altro con voce maliziosa rispose: “ Aspettavo che me lo chiedessi Abraham.. voglio la tua macchina, gli Unown e la ragazza!”. John improvvisamente gridò contro a Frank: “ E a che ti servono vecchio?”. “Tsk.. giovinastro!, non puoi di certo comprendere ma voglio dirtelo lo stesso: il mio obbiettivo sono quelle creature che chiamate Pokémon”.
“ Cosa?, i Pokémon?!. E per quale scopo ti servono? “ chiesi io. Frank sorrise e poi disse: “ Quelli che vivono in questo mondo, come certamente vi avrà già detto Abraham credono soltanto a quello che vedono, e ignorano i poteri molto più grandi di loro che abitano in luoghi che non possono neanche immaginare: i Pokémon fanno parte di questi poteri. La gente ha sempre visto questi Pokémon come un’ opera di fantasia.. anzi certe volte li ha trattati come opere da poppanti, ma non siamo tutti ciechi ragazza mia, noi conosciamo bene il loro potere”, tossicchiò e poi, assumendo uno sguardo esaltato esclamò: “ Noi non vogliamo tutti i Pokémon, a noi interessano solo quelli leggendari!, vi chiederete il perchè ,giusto?, come quella ragazza sa bene esistono alcuni di questi Pokémon , degli enormi uccelli che possono controllare a loro piacimento le condizioni atmosferiche e, addirittura, uno di loro può controllare i mari!. Se riuscissimo ad asservirli potremmo governare questa dimensione!, pensateci bene, potere controllare uragani, inondazioni, bufere di neve oppure carestie e temperatura atmosferica. Controllando il potere dei mari si potrebbero inondare interi continenti!. Con quel potere dalla nostra parte il mondo dovrebbe piegarsi ai nostri piedi”. John ribattè: “ Siete dei folli!, volete essere i soli padroni del mondo?”, Frank ridacchiò e rispose : “ No ragazzo mio, io voglio soltanto che questo paese, gli Stati Uniti d’ america possa dominare il mondo nei secoli a venire!”, ”Pensateci, bene, ormai l’ arma atomica non spaventa più neanche i moscerini: anzi la Cina e molti altri paesi hanno armamenti atomici tre volte più grandi di quelli statunitensi. Noi delle ricerche belliche alternative abbiamo sempre studiato i fenomeni strani, paranormali a cui la scienza non ha mai dato spiegazione per poterli usare come armamenti , e il potere di quei Pokémon sarebbe l’ estrema potenza del pianeta!, al nostro totale servizio!”. Abraham sbottò sarcastico: “ Sei sempre stato il solito pazzo nazionalista Frank, ti sei messo a fare il cagnolino del presidente ora?”. “ Abraham, sciocco, il presidente non è che uno stupido buffone che crede di avere il paese nelle sue mani: in realtà quelli che comandano veramente sono tutti gli organi che, in teoria dovrebbero servirlo, come ad esempio la CIA o i servizi segreti. Chi ha detto che ,ad esempio, Kennedy non fosse stato ucciso proprio perché si era opposto a questi poteri?, e sai quante informazioni che riceve il presidente possono essere manipolate a piacimento dai servizi segreti?. Il presidente non è altro che il burattino che viene comandato a suo piacimento da gente più grande di lui: tutti gli altri paesi guardano verso di lui, credendolo il capo mentre, proprio come in un teatrino, il burattino serve per coprire chi lo sta veramente manovrando”. Non conoscendo questo mondo gran parte di quello che Frank diceva era per me un enigma, mentre invece John e suo nonno sembravano comprendere benissimo le sue parole. Il nonno di John disse a Frank con voce bassa: “ Okay, ora sappiamo il tuo obbiettivo, ma come hai fatto a trovarci?”. Frank scoppiò in una risata e poi disse: “ Sciocchi!, io conoscevo benissimo sin dall’ inizio chi era la vostra amica : avevamo tracciato il vostro arrivo e così, quando siamo arrivati abbiamo preso quel tizio chiamato Jim, poveraccio era così confuso che ci ha raccontato tutto e ,così, abbiamo fatto scattare il nostro piano. Dovevamo vedere se questo “Jim” diceva il vero e vedere se quella ragazza aveva veramente quei “Pokémon” con sé, così abbiamo sempre seguito i suoi spostamenti e, al momento giusto abbiamo mandato quei due poveracci al ristorante facendogli fare la parte dei terroristi filoislamici. Così come previsto la nostra “eroina” non ha resistito alla tentazione di voler salvare tutti con i mezzi che si ritrovava tra le mani e così ci ha dato la prova della vediridicità delle parole di quel tizio”. Ero furiosa, avevano giocato con le vite e i sentimenti delle persone come se fossero giocattoli, rabbiosa esclamai: “ E avete anche cercato di uccidermi mandando Jim a casa di John?”. Il vecchio rise e rispose: “ Eh eh.., non avremmo fatto nulla del genere mia giovane amica, tu ci servi poiché conosci bene il tuo mondo e i Pokémon. Quello sciocco ha agito senza la nostra autorizzazione cercando di vendicarsi su di te e così abbiamo dovuto ucciderlo mandando un nostro cecchino: gli idioti devono essere puniti”. Avevo pensato a Jim come a un criminale spietato, ma ora mi faceva pena, anche lui era caduto nel gioco di questi vigliacchi. Con un’ espressione di odio profondo fissai gli occhi di Frank e dissi: “ Siete solo dei vigliacchi, dei vigliacchi senza valore”. Frank rispose con voce calma: “ Ora basta giocare, Abraham, consegnaci la ragazza e la macchina. Se lo farai tu e tuo nipote avrete salva la vita“. Abraham rise sommessamente e chiese al suo vecchio ex amico: “Aspetta, voglio sapere ancora una cosa da te: come hai fatto a tracciare il portale dimensionale da cui Yuki e quel tizio sono arrivati?, pensavo di essere l’ unico a possedere la macchina in grado di farlo”. “Come al solito ti credi sempre superiore agli altri Abraham”, disse Frank con tono basso, poi, volgendo gli occhi al cielo disse: “ Ti ricordi Abraham?, rammenti il cielo sopra Berlino?”. A quelle parole il vecchio nonno sembrò quasi rapito da ricordi lontani. “ Sì, quel cielo rosso, rosso come il sangue versato durante tutta la guerra, una guerra che stava per finire. Rammenti anche quel soldato russo che aveva rubato quella valigetta a un gerarca nazista?”, Abraham sorrise e disse ironicamente: “ Sì, quello che dopo tu freddasti a colpi di pistola”. Frank rise e continuò: “ Avanti Abraham!., qualche anno dopo ce lo saremmo ritrovati dall’ altra parte della cortina di ferro!, comunque dopo che l’ ebbi ucciso noi due frugammo tra le carte scritte in tedesco piene di simboli recanti la svastica e l’ aquila nazista e proprio lì, come tu ricordi, trovammo i progetti per quella macchina“. Frank estrasse fuori un sigaro dal taschino e lo accese, poi disse: “ Come tutti sanno, i nazisti avevano cercato per anni tracce di antiche civiltà o monili e amuleti come la Lancia di Longino e il Santo Graal per aumentare il loro potere, è probabile dunque che la macchina fosse il risultato di alcuni studi su rovine o macchine del passato, forse alcune civiltà del passato particolarmente evolute avevano visto gli Unown e avevano inventato questa specie di “tracciatore”. Gli scienziati del Reich non ebbero però tempo di sfruttare la scoperta visto che la Germania nazista cadde sotto il fuoco incrociato degli alleati.”. Frank fece una breve pausa e poi disse guardando John e suo nonno: “ Noi decidemmo di non fare alcun cenno della nostra scoperta ai superiori e , dopo la fine della guerra come ben sai io e te , Abraham, decidemmo di costruire questa macchina e di usarla. Quando li vedemmo la prima volta pensavamo che fossero alieni o quasi demoni te lo ricordi , amico mio?. Ora però è tutto chiaro, e sappiamo che questi “Unown” fanno parte di quelle creature chiamate Pokémon”. Abraham sbottò: “ Sì , le tue ricerche continuarono fino a quando tu non sterminasti gli abitanti di quella piccola cittadina svizzera perché non volevano aiutarti nei tuoi intenti ed è per questo che io ti sparai”.” Esatto, ma quello che non sai è che io avevo costruito un’ altra macchina, identica alla tua!,e ora quella macchina si trova al nostro dipartimento!: ecco come abbiamo tracciato i portali”.”Tsk.. era proprio destino che ci ritrovassimo per la resa dei conti”, disse Abraham. Frank rispose con un sorriso e poi disse: “ Ora basta Abraham, basta cianciare, dammi la ragazza e la macchina, subito!. E avrai salva la vita, te lo prometto!”. Il vecchio Abraham sputò per terra e poi disse : “ Tsk, sempre una lurida serpe, come sempre”, “Attento amico mio, sto cercando di salvarti la vita in nome dei vecchi tempi, non forzarmi la mano: come hai detto tu un cadavere più o uno meno non mi pesano affatto” disse Frank serio. Poi, rivolgendosi ai due energumeni che gli stavano vicino disse: “ Prendetela!”. Cominciai a indietreggiare e mi voltai indietro verso gli Unown, stavano continuando la loro danza, ma il portale dimensionale non era aperto : quindi non avevamo vie di fuga. Ma proprio mentre i due stavano per allungare le loro mani su di me John scattò e colpì uno dei due con la testa, poi si mise davanti a me a mò di scudo e disse: “ Non vi permetterò di toccarla!, nessuno le farà del male finché ci sarò io!”. Io sorpresa dal suo gesto dissi: “ John.. mi hai salvato varie volte ma non è giusto che tu rischi sempre la vita per causa mia, vedrai che me la caverò: sono pronta anche a dare la vita per non fargli catturare i Pokémon leggendari”. John non sembrò contento della mia risposta e gridò: “ Yu, io non voglio che tu muoia.. ecco perché io mi sono innamorato di te!”. Rimasi letteralmente di sasso: era la prima volta che un ragazzo mi aveva detto una cosa del genere, di solito tutti i maschi mi tenevano in disparte a causa del mio carattere volubile, ma ora avevo trovato una persona che voleva addirittura dare la vita per me. Io emozionata risposi: “ Grazie John”. “ Sarò anche uno stupido ragazzo Newyorkese, ma riesco a capire la gente e tu sei dolce e onesta, non posso permettere che questi vigliacchi ti catturino”. Le parole di John mi diedero nuovo coraggio e ,mettendomi di fianco a lui e stringendo una delle mie Pokèball ,dissi: “ Okay Jonny.. se dobbiamo morire meglio farlo insieme e combattendo!”. Alle nostre parole Frank scoppiò in una risata quasi isterica “ Ah ah ah.., ma che romantico! , i due giovani innamorati!”. Poi sorridendo malignamente si rivolse a John e disse: “ L’ estremo dilemma dell’ amore è sempre stato: bisogna scegliere tra amore o amicizia?. Saprai scegliere ragazzino? Perché ora arriva il colpo di scena!, Kurt, porta qui il moccioso!”.
Con orrore io e John vedemmo un uomo con passamontagna puntare una pistola alla tempia di qualcuno che conoscevamo bene: era David!. David era veramente terrorizzato, le sue gambe tremavano come budino e il sudore gli colava dalla fronte. Frank con espressione compiaciuta mi guardò e poi disse: “ Allora bella, o ti consegni a noi oppure il vostro amico partirà per l’ estremo viaggio!”. Io e John guardammo con odio il vigliacco ridere di gusto mentre si godeva la scena: oltre che vile era anche sadico. Alla fine allentai la presa dalla Pokéball e dissi con voce rassegnata: “ Va bene , hai vinto tu”. “Saggia scelta giovane allenatrice!” disse Frank compiaciuto. David nonostante fosse in preda al terrore disse “ No Yu!, non devi farlo!, ti uccideranno!”. I due energumeni stavano per mettermi ai polsi un paio di manette quando Frank, improvvisamente gridò: “ Dannazione!!, dov’è Abraham?”, non fece in tempo a finire la frase che il rumore di uno sparo risuonò nell’ aria notturna e l’ uomo che teneva David in ostaggio cadde a terra gridando per il dolore. Mi girai verso il camion su cui eravamo arrivati e vedemmo il nonno di John imbracciare un vecchio fucile. “ Maledetto Abraham!” gridò Frank in preda al furore, “Tsk.. ti sei scordato della mia abilità di cecchino?, dai tempi di Dunkirk la mia mira non è cambiata”. Approfittai della distrazione di tutti per tirare un calcio a uno dei colossi e liberarmi dalla loro stretta. David ci raggiunse quasi in lacrime e ci chiese con voce affranta” Yu!, Jonny!, state bene?”. Noi annuimmo e poi ci preparammo ad affrontare i colossali nemici. “ MALEDETTO ABRAHAM!, TUTTI I MIEI PIANI VANNO SEMPRE IN FUMO PER COLPA TUA!”. Il volto di Frank era furente mentre diceva ciò, in pochi attimi prese un fucile mitragliatore da terra e , puntandocelo contro iniziò a sparare. Noi ci gettammo a terra per non essere colpiti ma i due colossi non furono altrettanto fortunati e caddero, falciati dai proiettili. Uno dei suoi accoliti gridò a Frank: “ Signore è impazzito?, ha ucciso due dei nostri e se non smette colpirà anche gli Unown!”. Frank si girò vero di lui e con un sorriso demoniaco stampato in fronte rispose: “ Hai ragione soldato.. meglio non sprecare proiettili!”, poi ,in un attimo, esplose un colpo direttamente nella fronte del subordinato. Chiusi gli occhi per qualche secondo: non avevo mai visto una simile cieca crudeltà. Poi il folle si girò verso Abraham e gridò con voce acuta: “ Risolviamola ora Abraham, da uomini, gettiamo le armi e affrontiamoci a mani nude!: chiudiamo i conti che abbiamo aperti dal 49!”. Il suo nemico esclamò: “ Va bene Frank…, finalmente potrò punirti per i tuoi atti indegni!”.
Frank si voltò improvvisamente verso di noi e disse: “ Piccoli cani!, non pensate di essere al sicuro!!, quell’ idiota ci ha lasciato un ricordino apposta per voi”. Con nostro grande stupore il vecchio folle estrasse dalla tasca una Pokéball e la lanciò verso di noi gridando: “Massacrali creatura!”. La Pokéball si aprì e davanti a noi ritrovammo un colossale Venusaur. Doveva essere il Venusaur del defunto Jim. David si avvicinò a me e disse: “ Yu!, è un Venusaur!, solo un Pokémon di fuoco può sconfiggerlo!”. Osservai il colossale Pokémon mentre gridava e pestava il terreno sollevando nuvole di polvere, poi risposi seria a David: “ Io ho solo Charmeleon come Pokémon di fuoco, ma questo Venusaur sarà almeno a livello ottanta mentre i miei sono soltanto verso il 60: qui non siamo alla lega, devo usare tutta la mia squadra!”. Lanciai tutti i miei Pokémon all’ assalto e poi mi girai verso i due ex amici: Abraham e Frank avevano iniziato a combattere a pugni nudi con un furore incredibile per la loro età ma non avevo tempo di pensare a loro: il mio avversario era un altro. Il possente Venusaur non perse tempo e caricò Clefable che riuscì per un pelo a scansarsi per non essere investito, poi il Pokémon lanciò una scarica di foglielama verso Donphan e Scyter che caddero a terra doloranti. “Dannazione!, questo qui è troppo forte! Usa il tuo Charmeleon!” gridò John. Charmeleon scatto ai miei ordini e usò il lanciafiamme verso il Venusaur colpendolo in pieno: il Pokémon gridò e cadde a terra con un fragore. “Grande!, l’ hai battuto!” disse felice David, invece non era affatto finita: Venusaur si rialzò e con uno sguardo rosso sangue cominciò a brillare. Stava usando il solarraggio! , non feci però in tempo a chiamare Charmeleon che il potente raggio lo colpì in pieno facendolo andare a sbattere contro una parete . “ Oh, no!, senza il Pokémon di fuoco siamo perduti!” gridò David. Purtroppo non avevo altri Pokémon con mosse fuoco e anche Nidorino e Clefable erano in grande difficoltà. A un certo punto però il Venusaur usò le liane e me le arrotolò intorno al corpo. Iniziò poi a stringermi con grande forza: fu un dolore terribile, sentivo le mie ossa scricchiolare e il respiro mancarmi. David e John cercarono di aiutarmi colpendo il Venusaur ma il grande Pokémon strinse anche loro tra le sue mortali liane: era evidente che il defunto Jim aveva allenato il suo Venusaur come killer. Le mie ossa stavano quasi per spezzarsi quando Scyter si alzò in piedi e con un veloce balzo tranciò le liane del Pokémon. Ricademmo tutti e tre a terra e Scyter si avvicinò a me: con voce ancora sofferente dissi: “ Grazie Scyter!, ti dobbiamo la vita”. Il Pokémon era però più impegnato a tenere a bada Venusaur che , intanto, era diventato una vera furia. Mi girai verso Abraham e Frank: il nonno di John era in netta difficoltà poiché il suo nemico a tradimento aveva tirato fuori un coltello e l’ aveva ferito a un braccio. Abraham cadde a terra e disse: “ Dannato vigliacco.. non sai neanche combattere valorosamente, ti sei dimenticato di quello che diceva il generale Patton?”, il suo nemico rise in modo demoniaco e disse: “ Non mi importa nulla di quello che disse quel vecchio idiota!, siamo alla resa dei conti! E la vendetta è mia! muori Abraham!”.
Improvvisamente fui distolta dalla scena dei due combattenti dalla voce di John che gridò : “ Yu!!, il Venusaur sta usando una polvere gialla!”. Era un paralizzante!, se ci avesse colpito saremmo stati facile preda. Cercai di pensare a come poterlo evitare ma le idee schizzavano nella mia testa così velocemente che non riuscivo a riflettere lucidamente: poi però mi venne in mente un’ idea che avrebbe salvato tutti: noi e il nonno di John. “ Scyter!! Gira su te stesso il più velocemente che puoi!”, a quell’ ordine David e John mi guardarono in modo strano e dissero:”Ma che stai dicendo Yu?”,” Zitti!, e state a guardare!” risposi io determinata. Scyter obbedì e eseguì il mio ordine: tutto andò come avevo previsto. Lo spostamento d’ aria fece cambiare direzione alle spore paralizzanti che andarono a colpire lo stesso Venusaur e poi continuarono a volare verso i due combattenti. “ Si tolga di lì Abraham!” gridai io. Il vecchio nonno, fece uno scatto all’ indietro e le spore andarono a colpire Frank che cadde paralizzato. “Maledetta!, bastarda! come hai osato?” gridò Frank a fatica a causa della mascella paralizzata: era finita. David e John tirarono un sospiro di sollievo e poi dandomi delle forti pacche sulla schiena dissero in coro: “ Bel colpo Yu!”.Richiamai la mia squadra e catturai anche il Venusaur: non potevo lasciare un Pokémon in questa dimensione. Con la schiena dolorante vidi il vecchio nonno avvicinarsi a noi e dire: “ Frank non può più nuocere: è tempo che tutto si compia”. Raggiunse la macchina e tirò una leva su di essa: il portale dimensionale si aprì in mezzo agli Unown. John stava per darmi l’ estremo saluto quando suo nonno gli mise una mano sulla spalla e gli disse: “ Vai con lei John”. John si girò con un’ espressione stupefatta e disse: “ Cosa?, cosa hai detto?”. Il vecchio nonno alzò gli occhi al cielo e disse: “ John, ho ascoltato i tuoi discorsi e so che ami questa ragazza, sarebbe troppo grande la sofferenza nel doverla lasciare, e inoltre questo mondo e perfino io non ti abbiamo mai dato nulla nonostante meritassi tanto”. Si girò verso il nipote e disse con voce affranta: “ Entrambi ti abbiamo fatto troppo male: questo mondo ti ha tolto i genitori e io ti ho ignorato costringendoti a vivere da solo nonostante tu avessi tanto bisogno di affetto: siamo stati entrambi degli aguzzini, scusami se ti ho dato del giovinastro o dello stupido, non lo sei, ero io che lo davo a me stesso. Non sono neanche stato un buon genitore per tuo padre. Anche lui mi rimproverava per il mio stupido carattere. Perdonami John.”. Abbracciò per un attimo il nipote e disse: “ Ma ora il destino mi ha dato la possibilità di rimediare ai miei errori: non so in che mondo andrai ma sarà di sicuro mille volte meglio di questo maledetto luogo. Devi essere felice John: questa è l’ unica eredità che posso lasciarti”. John guardò il vecchio nonno quasi con le lacrime agli occhi, il vecchio sorrise e disse: “ Vai John, vai verso un mondo felice dove potrai stare insieme a colei che ami. Vi auguro tanta felicità. Io resterò qui, poiché ho ancora del lavoro da fare, distruggerò le macchine tracciatrici : questo mondo non è ancora pronto per un simile dono come quello dei viaggi dimensionali, ha ancora troppo da imparare. Deve iniziare a guardare più in là, a coltivare i propri sogni e le proprie speranze, a eliminare pregiudizi e egoismi, a fare finire le guerre. Forse in futuro il mondo sarà pronto sia tecnologicamente sia moralmente per potere viaggiare nelle dimensioni e allora potrà farlo in pace e fratellanza”. Il vecchio nonno accarezzò la testa del nipote che si girò verso il suo vecchio amico: David. David disse con voce felice: “ John.., devi andare. Quello è un mondo migliore di questo, e tu te lo meriti. Io ti conosco da sempre e so che tu ti meriti di essere sempre felice poiché sei una persona buona. Io resterò qui a condurre la mia vita, ma lo farò sempre in modo positivo poiché so che esiste un mondo migliore e che bisogna lavorare per rendere migliore anche questo mondo”. I due amici si strinsero la mano e poi John si girò verso di me cercando di trattenere le lacrime. Il vecchio disse: “ Ora basta, non rattristiamoci per un addio poiché sappiamo che John andrà a vivere una vita migliore: andate, presto, gli Unown non attendono”. Presi la mano di John e dopo aver dato un estremo saluto a quello strano mondo e ai miei nuovi amici dissi a John sorridendo: “ è ora di andare John”. Egli annuì e dopo aver fatto un cenno di saluto entrammo nel portale. Di nuovo mi ritrovai nel canale , e di nuovo vidi le “finestre” verso le altre dimensioni, John era affascinato e nello stesso tempo spaventato dalla visione. Ma dopo pochi minuti in quel luogo fuori dallo spazio e dal tempo risuonò una voce conosciuta e odiata: quella di Frank. “Non mi sfuggirete!, non potete più fuggire!, ora siete miei!”. Ci girammo e vedemmo il criminale avvicinarsi sempre di più a noi “nuotando” in quella specie di vuoto, evidentemente il nonno di John non aveva chiuso in tempo il portale e lui si era infilato dentro con un solo pensiero in testa: la nostra morte. Ma proprio mentre stava per raggiungerci egli si sentì risucchiato verso una delle “finestre”, la finestra mostrava un pianeta che stava esplodendo: chiunque fosse stato aspirato in quella “finestra” sarebbe morto di sicuro.
“Noooooo!!, non puoi farlo !, io debbo vendicarmi!! nooooooooo” gridò Frank terrorizzato prima di scomparire per sempre in quella dimensione. Dopo aver visto questa terribile scena vedemmo una luce intensa e , come all’ andata persi i sensi. Quando mi risvegliai mi ritrovai in una foresta, vicino a me John era ancora svenuto. Mi tirai su e mi guardai intorno, poi con grande felicità vidi vari Hoot Hoot e Noctowl cantare sugli alberi e la luce del mattino filtrare tra le fronde: ero tornata a casa!. Non potei trattenere la felicità e mi misi a gridare “evviva! Sì! Evviva!”. John si alzò svegliato dal baccano che facevo e disse mezzo stordito: “ Uhm.. Yu?, è mattina?, ooof devo andare a gettare la spazzatura”. Lo aiutai a tirarsi su e poi gli dissi scuotendolo: “ Ma che spazzatura?, basta questa New York! Siamo a casa mia ora!, nel mio mondo! Questo è il Bosco di Lecci!”. “Il Bosco di Lecci?” chiese lui esterrefatto. Vedemmo un tizio vestito da poliziotto avvicinarsi a noi e , quando ci fu vicino mi chiese: “ Ehi signorina, sei tu Yuki Sagara?”. “ Sì agente sono io!”. Il poliziotto tirò fuori una trasmittente e disse : “ Comandante Jenny, ispettore, ho trovato la ragazza, sta bene”. Dopo pochi minuti arrivarono sul luogo due auto della polizia da cui scesero vari agenti, l’ agente Jenny e l’ ispettore che riconobbi subito : Nick Render!.
L’ agente Jenny si avvicinò a me e cominciò a tempestarmi di domande che solo una madre avrebbe fatto tipo: “Non ti sei fatta male?, stai bene?, hai avuto paura?, hai fame?”. “ Ho solo un po’ di fame agente” dissi, quasi intimorita da tutte quelle attenzioni. John vedendo l’ agente Jenny rimase completamente di sasso e l’ agente iniziò a fargli le stesse domande che aveva fatto a me. “Scusatelo ma è stanco e affamato come me!” dissi io con un sorriso. L’ ispettore Render si avvicinò a me e mi chiese: “ Ehi signorina?, sta bene vero?, non è ferita?.”. Quasi scocciata risposi : “ L’ ho già detto all’ agente Jenny ispettore! Stiamo bene abbiamo soltanto fame!.”.
L’ispettore sorrise e disse: bene, ora andiamo a mangiare qualcosa e voi mi racconterete dove eravate finiti Ok?, avete fatto preoccupare tantissimo l’ infermiera Joy e molti allenatori ospiti del centro hanno dato una mano nelle ricerche, soprattutto quella ragazza era preoccupata”. Rimasi esterrefatta quando vidi che “quella ragazza” era proprio Pacey!. Pacey corse vicino a me e dopo avermi fatto la solita sfilza di domande mi disse: “ Pensavamo che tu fossi morta Yu!, ci hai fatto preoccupare a morte!, per fortuna stai bene”. In quei giorni ne avevo viste di cose incredibili in quella New York ma nulla di queste cose mi stupì di più quanto le parole di Pacey.
L’ ispettore ci fece fare colazione e ci interrogò per un bel po’: noi inventammo la storia che io ero stata rapita da Jim e che John era un ragazzo di Fiordoropoli che mi aveva aiutata. L’ ispettore Render aveva visto quando ero finita nel portale e quindi rimase perplesso, ma non fece ulteriori domande. Dopo le varie domande l’ ispettore Render ci lasciò andare
dicendo una frase veramente strana: “ Uhm.. spero che a rapirti non sia stato il Team Rocket, ne ho già abbastanza dei loro esperimenti”. Io e John non capimmo il senso della frase ma uscimmo dal commissariato e ci ritrovammo nella strada principale di Fiordoropoli. John guardava tutto con una curiosità e un interesse estremo e allora io dissi sorridendo: “ Bene John.. ora è il gioco inverso, sono io che dovrò spiegarti tutto di questo mondo, che ne di cominciare dalla Torre Radio?.” John annuì e stava per incamminarsi quando io lo fermai e gli dissi con voce dolce: “ Aspetta John, non ti ho ancora ripagato per tutto quello che hai fatto”, dopo aver detto questo lo baciai e mi incamminai velocemente per la strada, John rimase fermo per qualche secondo e poi mi seguì dicendomi di aspettarlo.

Sono passati due anni da allora, e anche John è diventato un allenatore. Dal giorno in cui ci siamo conosciuti in poi siamo stati sempre insieme, ovunque e comunque. Tra qualche anno, quando avremo 23 anni ci sposeremo e andremo a d abitare nella mia città natale: Fucsia City. Insegneremo ai nostri figli a diventare allenatori , ad amare i Pokémon e le persone, ad essere sempre fantasiosi e vivaci e a non arrendersi mai a nessuna difficoltà. Anche adesso lo sto attendendo fuori dalla palestra di Saffron , dove è andato a sfidare la capopalestra . Non so cosa sia accaduto in quel lontano mondo due anni dopo la nostra partenza, e mi chiedo cosa stiano facendo ora David e il vecchio nonno. So che sarà difficile per quel mondo lasciarsi alle spalle dolore e sofferenza, affrontare le sfide della vita e del tempo; ma sono sicura che finché ci saranno persone che useranno la propria fantasia per migliorare il mondo , che non si arrenderanno mai davanti alla “apparente realtà” e che non perderanno mai la speranza quel mondo non cadrà mai nell’ oscurità poiché sarà guidato da una luce che non si spegnerà mai.
Dedicato a una speranza che non svanisce mai.

Epilogo: Salve lettori, sono Xari, il creatore di questa fan fiction. Prima di tirare le conclusioni vorrei ringraziare chi ha voluto e ha avuto la pazienza di leggere le numerose pagine della mia fiction. Il titolo: visioni dall’ oscuro ha un significato: l oscuro è infatti il nostro mondo, la nostra dimensione in cui Yu si ritrova improvvisamente a causa degli Unown. Apparentemente questo titolo sembrerebbe nascondere una storia dal significato pessimista e invece non è così Ho voluto scrivere una fan fiction seguendo una delle cose più importanti che l’ essere Pokèfan insegna: non perdere mai la speranza. Questa fiction esprime il confronto tra due mondi: il Pokéworld e il nostro: il Pokèworld (che nonostante i suo problemi mooolto più piccoli e scarsi del nostro) che appare come una specie di “mondo ideale” e il nostro mondo con la sua storia di contraddizioni e violenza. Perché ho scelto New York come ambientazione della vicenda?, bè non certo perché sia stato influenzato da Hollywood, New York è infatti il fulcro più esemplificativo di tutto il pianeta e incarna bene, meglio di tutte le altre città i problemi e i molteplici aspetti del nostro mondo. La teoria dimensionale non è una mia invenzione ma è riconosciuta dal mondo scientifico. La mia fan fiction ha però un significato molto più umanistico che scientifico: la fantasia infatti è molto più “vera” di un calcolo matematico.
Spero che questa opera possa esservi piaciuta poiché ci ho messo tutto il mio impegno nel crearla. Ma voglio che di questa fiction rimanga un solo messaggio: non arrendetevi mai alla “realtà”, continuate a sognare e a sperare e probabilmente, un giorno ciò che il vecchio nonno dice si avvererà ma tutto dipenderà da noi.

Saluti e ringraziamenti.
Xari

Pokèmon è un marchio registrato di Nintendo e Gamefreak.

I personaggi e le vicende della fiction sono da considerarsi perfettamente reali.

P.s: Ho riempito la fiction di riferimenti e citazioni da molte altre grandi opere del fumetto italiano e giapponese, del cinema dei videogiochi e della letteratura.
Fatemi sapere se riuscite a trovarli e riceverete un bello Psyduck in plexiglass.

Special Thanks to: Luana