FANFIC
POKéMON: visioni dall’ oscuro
Da quanto tempo ero seduta lì??, bè nessuno poteva saperlo e neanche io.
Dannazione!!, era accaduto tutto per colpa mia!, sono sempre stata la solita
stupida, boriosa e vanagloriosa allenatrice di Fucsia City. E come al solito
erano sempre i miei Pokèmon a farne le spese . Oh.. bè scusate.. sono sempre la
solita stupida.. non mi sono neanche presentata: mi chiamo Yuki , Yuki Sagara e
sono nata a Fucsia city. Fin da piccola il mio sogno era quello di diventare
allenatrice, e alla fine, quando compii 10 anni mi incamminai per quella che
sarebbe stata la mia futura strada. Il mio primo Pokèmon fu il mio fedelissimo
Nidoran, quante battaglie insieme!!!, quante sfide!!, quante sconfitte!, ma
anche quante vittorie!. Dopo anni di allenamento ho tirato su una squadra
potente che comprende un Charizard, un Nidoking, un Clefable, un Scyter e un
Electabuzz. Ora ho 16 anni …, sono passati sei anni dall’ inizio della mia
carriera……, eppure il mio stolto carattere non è cambiato di poco. Bè…, scusate
per questa logorrea sulla mia vita ma era necessario che voi tutti mi
conosciate. Non ho raccontato a nessuno questa storia, anche perché nessuno mi
crederebbe…., tranne la persona a cui voglio più bene di tutte e che è stata uno
dei protagonisti, insieme a me, di questa incredibile storia, John. Ecco la mia
incredibile storia, tutto comincia quando avevo 14 anni….
Quella volta…, come detto all’ inizio ero seduta su una sedia, su una delle
comode (come no) sedie del centro Pokémon di Fiordoropoli, a Johto. Era passato
neanche un mese e io già mi ero fatta battere miseramente. Avevo provato a
battere la capopalestra, Chiara, sicura come al solito di vincere, e invece il
suo Miltank era una vera furia e ora il mio Clefable era molto grave. Continuavo
a ripetere a me stessa che era tutta colpa mia…, perché ero troppo sicura di me
ed avevo mandato Clefable allo sbaraglio senza un minimo di strategia. Che
sciocca ero stata, e ora Clefable pagava al posto mio il prezzo della mia
stupidità. Erano le due di mattina…, e, nonostante la tensione, le mie palpebre
faticavano a rimanere aperte. Ero veramente troppo stanca; prima i 5 km a piedi
per arrivare a Fiordoropoli con almeno una ventina di allenatori che mi avevano
sfidato uno dopo l’ altro e poi la sconfitta. Stavo quasi per cascare a terra
quando l’ infermiera uscii dalla stanza ove il mio Clefable era in cura. Subito
mi alzai in piedi e con voce quasi strozzata chiesi: “Infermiera.. come sta
Clefable?”. Lei mi guardò attentamente e poi rispose sommessamente “è fuori
pericolo.., anche se ha subito uno stress notevole. Ora deve solo riposare e
credo che non sia il solo che deve farlo” disse fissando i miei occhi stanchi e
arrossati. “Bè, in effetti, ho sonno però..” “Però è meglio che vai a dormire..,
sei giovane e il sonno è molto prezioso nella tua età. Se ti stressi così tanto
finirai per farti venire qualche malanno, abbiamo qualche stanza per gli ospiti
qui, prendine una e dormi!, il tuo Clefable è in buone mani “ “Grazie
infermiera!” risposi io. Mi incamminai verso la stanza assegnatami e quando vi
arrivai aprii lentamente la porta. Appoggiai il mio zaino, mi tolsi le scarpe e
mi gettai su letto, era così morbido e caldo che mi addormentai subito.
Nonostante avessi dormito profondamente e molto a lungo feci dei sogni molto
agitati. Continuavo a rivedere le scene di quando ero piccola…, del mare in
tempesta e del mio piccolo Horsea che , nonostante fosse un Pokémon d’ acqua fu
trascinato via dalle onde in un mattino di tempesta . Mi svegliai di soprassalto
più volte, con i vestiti madidi di sudore. Il mattino successivo mi svegliai
verso le undici e mezza, che dormita ragazzi!. Quando scesi trovai che gli altri
allenatori che si erano fermati per la notte stavano ultimando i loro
preparativi…, groan, visto che ero stata pigra non avrei potuto fare colazione.
Ma quello che mi fece stringere il mio già vuoto stomaco fu vedere Pacey che
stava parlando con altri suoi amici. Pacey…, era la mia vicina di casa. Fin da
piccole eravamo acerrime nemiche e ora che avevamo intrapreso la carriera di
allenatrici eravamo diventate irriducibili avversarie. Appena mi avvicinai a lei
sentii subito il suo tono di voce mellifluo che mi faceva tanto saltare i nervi:
“Oh!!, ecco Yuki la fallita!, ehi Yu cara!!, dove hai lasciato i tuoi Pokémon??,
all’ obitorio??, ah ah ah ah!!” lei e i suoi amici scoppiarono in una sonora
risata, io strinsi i pugni per controllarmi dallo spaccargli la faccia; era
sempre stata smorfiosa e irritante, ma da quando eravamo rivali era diventata
ancora peggio. “No stanno benissimo a differenza di te” , dissi con tono
sprezzante. “Ehi piccola bastarda!!, come ti permetti di parlarmi in questo
modo?, tu con i tuoi piccoli Pokémon che non sono neanche riusciti a battere
Chiara!!, sei solo un rifiuto!, è una vergogna che tra gli allenatori seri ci
sia gente come te!, anzi che gente come te!! tu sei una fallita unica ih ih
ih!”, “Perché invece di insultarmi non mi fai vedere di cosa sei capace
vigliacca??!!” risposi io gridando. Restammo a guardarci con sguardi carichi di
odio e mentre lei stava per ribattere un’ altra voce femminile intimò il
silenzio: “Ora basta!!,se volete litigare andate altrove!, qui ci sono altre
persone e Pokémon che stanno riposando!, ma dove l’ avete imparata l’
educazione?, nella giungla??”. Era stata l’ infermiera Joy a fermare il nostro
acceso diverbio, guardai Pacey, anche lei era visibilmente imbarazzata. “Va bene
Yu, ci vediamo quando esci…., sempre che tu esca ih ih ih.” Disse Pacey uscendo
dal centro. Mi misi a sedere tirando un sospiro di sollievo; non ho mai capito
perché ci odiassimo così tanto…, quando eravamo piccole cercavamo almeno di
convivere in pace, ma adesso la nostra rivalità certe volte sfociava nell’ odio
puro. “Scusami, sei tu Yuki Sagara?, il tuo Clefable è stato curato e ora sta
bene!”, disse l’ infermiera guardandomi. “Ecco.. non so proprio come scusarmi
per prima, ma sa io e quella ragazza non siamo mai state buone amiche” dissi io
imbarazzata, “Pazienza basta che non arriviate all’ omicidio e tutto si
sistemerà, vieni ti porto da Clefable”. Seguii l’ infermiera Joy in mezzo a
tutti i Pokèmon ricoverati nel centro: era incredibile quanti erano, il mio
occhio però cadde su un povero Squirtle che aveva una profonda crepa nel guscio;
doveva avere partecipato a un incontro di inaudita violenza. “Ecco Clefable!!,
tieni pure il tuo Pokèmon!” disse l’ infermiera in tono dolce. Clefable non
perse tempo e mi saltò subito addosso quasi facendomi perdere l’ equilibrio e si
mise subito a chiedere coccole con dei languidi occhioni. “Cleffy!, come stai?,
bene?, mi dispiace.., mi dispiace di averti fatto soffrire così tanto. La
prossima volta non ti farò combattere in modo così violento.” ,dissi mentre con
una mano gli accarezzavo la testa. Clefable non sembrava però affatto
arrabbiato, anzi era felicissimo di vedermi nonostante io l’ avessi fatto
combattere fino all’ ultimo contro il Miltank di Chiara, ecco perché avevo
deciso di fare l’ allenatrice: i Pokémon erano così fedeli, tutta un’ altra cosa
rispetto all’ uomo. “Bene, ascolta, fallo riposare nella Pokéball per almeno una
settimana, non si deve stancare” , disse l’ infermiera. “Certamente!, grazie
ancora per l’ aiuto” risposi.
Ottimo, ora che Clefable era a posto potevo continuare nel mio viaggio. Appena
fui uscita dalla porta del centro però uno spintone mi fece cadere a terra e
mentre mi rialzavo riconobbi la voce di chi mi aveva spinto: “Ehi Yu , avanti
alzati tesorino!, vediamo cosa possono fare i tuoi Pokémon contro la mia squadra
iperallenata!”. “Pacey”, gridai io ”Possibile che tu non mi voglia mai lasciare
in pace??. Si può sapere che cosa ti ho fatto?” “Esisti Yu.. e questo mi basta,
ora basta giocare. Vai ONIX!”. L’ Onix di Pacey uscì dalla Pokèball ,emettè un
lungo lamento e mi fissò con i suoi occhi lucidi. “Che cosa aspetti??. Combatti
Yu!!.O hai paura di perdere?”, disse provocante Pacey. Conoscevo questa
tecnica…., Pacey cercava di irritarmi per deconcentrarmi e farmi mandare un
Pokémon così a caso.., ma anche se ero giovane mi ero fatta una buona esperienza
e sapevo cosa fare in questi casi. Osservai l’ Onix, la grandezza delle rocce
che formavano il suo corpo erano abbastanza grandi, ciò significava che doveva
essere verso il 41 livello. All’ epoca i miei Pokémon erano Clefable, Nidorino,
Charmeleon, Scyter e un Donphan che avevo catturato mentre viaggiavo verso
Fiordoropoli. Riflettei sul da farsi: Charmeleon non avrebbe neanche scalfito il
guscio di Onix e le sue fiamme non avevano effetto sui Pokémon roccia , Nidorino
era troppo piccolo e il suo veleno non poteva funzionare, Scyter e Donphan
dovevano ancora riprendersi dall’ ultima battaglia. Purtroppo la mia scelta
dovette cadere su Clefable. Mi dispiaceva disobbedire all’ infermiera e dovere
sforzare ancora una volta Clefable… ma era necessario: Pacey non mi avrebbe
lasciata andare fino a quando non l’ avessi sconfitta. Presi in mano la Pokèball
e sussurrai “Avanti amico mio, mi devi fare ancora una volta un grande favore” e
lanciai la sfera, Clefable uscì e prontamente si mise davanti a me, pronto a
fronteggiare il suo avversario. “Ah Yu!, non è possibile!, usi ancora quel
Clefable??, ma non lo hai appena curato??, sei una sciocca!!, la tua mancanza di
tecnica ti porterà alla sconfitta!, avanti Onix!, distruggi quel moscardino!”.
L’ enorme Onix non perse tempo e passò subito all assalto, fortunatamente
Clefable era ancora abbastanza veloce da schivare i suoi attacchi.. ,ma dopo
pochi minuti vidi che stava ansimando: l’ avevo fatto stancare e ora sarebbe
stata un facile preda!. La coda dell’ Onix cadde con fragore vicino a Clefable
che sempre più a fatica riusciva a schivare gli attacchi, poi, però, una codata
raggiunse il Pokémon in pieno viso. “Clefable! No!” gridai io agitata, “Eh eh
eh.. e ora finiscilo Onix!” disse Pacey esaltata dalla prospettiva di una facile
vittoria. Clefable stava per essere colpito una seconda volta quando mi ricordai
di uno dei suoi attacchi e gridai “Usa l’ idropompa!”. Un massa d’ acqua uscì
dalla bocca di Clefable e andò a colpire l’ Onix in testa, il pesante Pokémon
cadde con un grande fragore sul terreno davanti agli occhi esterrefatti di me e
di Pacey. Per qualche minuto ci fu il silenzio poi una voce quasi sul punto
della disperazione esclamò ”No…, no … non è possibile…, come può il mio Onix
avere perso contro quel piccoletto??, e soprattutto…, COME HO FATTO A PERDERE
CONTRO YUKI???!!!” , era la voce di Pacey che era evidentemente sconvolta dalla
mia vittoria. La guardai…, ora non sembrava quasi più lei, tutto il suo orgoglio
e la sua sicurezza erano svaniti in poco tempo. Mi avvicinai a lei.. eravamo
avversarie, ma ora mi faceva proprio pena. “su.. guarda che capita a tutti di
perdere!, vedrai che allenando il tuo Onix riuscirai a migliorare!”. Stavo per
metterle una mano sulla spalla quando lei si ritrasse di scatto e , fissandomi
con occhi rossi e rabbiosi mi sbraitò contro “ NON MI TOCCARE PICCOLA BASTARDA!,
come hai osato farmi questo??, giuro che prima o poi te la farò pagare…, ti
distruggerò totalmente tu e i tuoi dannatissimi Pokémon!, goditi pure questa
vittoria piccola Yu…, presto ti farò soffrire …, soffrire moltissimo!”, e dopo
aver detto questo corse via verso la città. Non posso dire che rimasi lì per un
bel po’ di tempo: non avrei mai creduto che avrei visto una scena simile, sia
perché Pacey era stata sempre molto forte ed era difficilissimo batterla (aveva
battuto tutti i capopalestra di Kanto senza mai perdere neanche una volta) sia
perché la pensavo una persona di carattere, che non scoppiasse certo per una
semplice sconfitta. Clefable mi scuotè dalla mia riflessione e sentii un
familiare brontolio provenire dal mio stomaco: avevo una fame da Gyarados!. Mi
diressi verso un chioschetto dove consumai un piccolo panino. Clefable era
seduto vicino a me e mangiava una polpettina. Mentre assaporavo il mio pranzo
sentii alcune persone bisbigliare vicino a me, senza farmi notare ascoltai la
loro conversazione. “Hai sentito??, sembra che nel bosco di Lecci accadano cose
strane!!” “e che tipo di cose strane?” “bè sembra che ci siano dei Pokèmon che
sembrano lettere che si sono nascosti in una delle radure del bosco!”
,“Coooooosa???, ma che hai bevuto Jim?, secondo te gli Unown si sono insediati
nel bosco di Lecci??, tsk , mi sa che lavori di fantasia!, sono secoli che
nessuno li vede”,“E invece ti dico che li ho visti!, oh insomma ,non credermi,
ma sarà peggio per te!”. I due che discutevano erano uomini piuttosto rudi sulla
quarantina d’ anni , sui loro bracci erano visibili dei tatuaggi raffiguranti
Pokèmon leggendari.., quel tizio chiamato Jim aveva un Moltres tatuato sul
braccio con colore rosso, che roba.. I due continuarono a parlare e io ad
ascoltare, la cosa si faceva molto interessante: “Senti Jim.. , ci conosciamo da
anni.., e lo sai che non ti darei mai del pazzo o del’ idiota ma questa volta le
stai sparando grosse” ,“Senti Bud.., se anche non mi credi io ho bisogno di
aiuto.. , e ho pensato a te. Se riuscissimo a catturare un Unown potremmo
rivenderlo a caro prezzo!, allora mi aiuterai??, se dirai di no andrà bene.. ma
allora potrei spifferare a tutti di quando sei stato in carcere per aver cercato
di rapire uno Psyduck”. “Senti Jim, anche se tu lo raccontassi non credo che ti
ascolterebbero, è una cosa che sembrerebbe troppo assurda”, “Sì però
sorgerebbero dei dubbi sulla tua sanità mentale”. I due si fissarono per qualche
minuto e poi “Bud” rispose a “Jim” “E va bene Jim…, stanotte all’ una in
punto!”. Dopo aver detto questo si voltò di scatto verso di me e disse “Ehi
mocciosa.. hai qualche problema per caso??, è da mezzora che ci stai fissando”,
colta sul fatto risposi “Eh.. ah no!!, stavo ammirando il panorama.” , avevo
detto una grande idiozia.. c’ era un muro davanti a me.. altro che panorama.
Nonostante tutto, i due se ne andarono non prima però di avermi guardato in modo
strano. Devo confessare che sudai freddo.. dai loro discorsi a dal loro aspetto
si poteva dedurre che erano galeotti e temevo che mi avrebbero ucciso sul posto
per avere sentito i loro discorsi. Trascorsi il resto della giornata girando un
po’ Fiordoropoli e comprando qualche cosuccia che mi sarebbe servita per il
viaggio . Incontrai perfino Chiara, la capopalestra che mi aveva battuto:
chiacchierammo a lungo del più e del meno, in fondo non serbavo rancore.
Un brutto vizio che però non mi sono mai tolto è sempre stata la mia
maledettissima curiosità, e se quella notte non avesse preso il sopravvento su
di me,probabilmente non mi sarebbe accaduto nulla di ciò che mi è capitato.
Quella sera, infatti, non riuscivo a dormire.. continuavo a pensare a ciò che
avevo sentito da quei due la mattina stessa. Alla fine mi decisi: volevo andare
a vedere ciò che stava accadendo nel bosco di Lecci. Visto che però avevo deciso
di dormire sempre al centro Pokémon dovevo cercare di uscire da lì senza farmi
vedere dall’ infermiera Joy: non che fosse vietato uscire durante la notte ma ci
avrei scommesso che lei mi avrebbe fermata dicendomi che era pericoloso per una
ragazza giovane andare in giro la sera. Così, visto che la finestra non era
troppo in alto con un balzo uscii fuori dalla stanza.. misi però male un piede e
caddi a sedere sul duro terreno. Con il fondoschiena ancora dolorante per la
caduta mi avviai velocemente verso il bosco di Lecci. Arrivai al bosco in poco
tempo e mi addentrai nelle sue radure. Brrr., ancora oggi rabbrividisco,
nonostante conoscessi benissimo tutti i tipi di Pokèmon che vivevano lì, ogni
volta che un Hoot Hoot cantava rischiavo l’ infarto. Guardai l’ orologio del mio
Pokègear, era quasi l’ una.., ottimo! , presto quei due sarebbero arrivati. E
infatti eccoli: arrivarono trascinando un carretto pieno di Pokèball, che
sciocchi.. pensavano di catturare così gli Unown. “Dio Jim!!, ma perché dovevamo
proprio farlo di notte??” , “Zitto Bud, è il momento migliore per incontrare gli
Unown”, “Sì però Jim.. alla tv c’ era il mio programma preferito!, il Tv talk
show!, e stasera parlava quel vecchio catorcio del prof. Oak!!, è così bello
ridere dietro a quella vecchia carcassa!, e invece siamo qui, per colpa tua , a
cercare dei Pokèmon che neanche sappiamo se esistono
tirando un carretto di Pokèball. “Dio Bud!!, un’ altra parola e sei fuori dal
piano!” , “Non aspetto altro Jim”, “Sì però tutti sapranno di Bud il rapitore di
Psyduck!”, “Oh Jim.. sei il più lurido bastardo di Johto”, “Me ne compiaccio,
zitto ora!! Ecco, guardali!!, sono loro!! sono dove c’è quella luce!”. Mi voltai
anche io verso la radura in fondo: brillava di una luce irreale. Corsi
velocemente verso la radura…, e rimasi pietrificata: eccoli, gli Unown..
tantissimi Pokèmon neri con un occhio al centro tutti di forma diversa: stavano
girando in cerchio e intonavano uno strano canto (sempre che di canto si potesse
parlare era soltanto un suono ripetuto di continuo). La scena era magnifica e
allo stesso tempo inquietante, il loro movimento, la luce e i suoni creavano un’
atmosfera quasi ipnotica. Mente io stavo già fissando la scena arrivarono i due,
“Jim” esclamò “Per tutti i Magikarp!!, guarda Bud!!!, sono loro!, cavolo.. sono
davvero tanti come faremo a catturarli?” ,“ Non ne ho idea.. sei tu la mente
Jim” disse “Bud” con tono sprezzante. “Eh bè Bud…, io qui ho qualcosa che fa al
caso nostro, il mio fedele Venusaur li prenderà senza problemi “,disse mostrando
al compare la Pokèball. “Ok…, al lavoro!” rispose l’ altro. Sfortuna fu che
involontariamente pestai un ramo e “Jim” si diresse verso la mia direzione. “Ehi
c’è qualcosa in questi cespugli”, “Avanti Jim.. sarà solo un Beedrill” disse
“Bud”. “è vero” disse Jim , e dopo aver detto questo tornò dal compare. Uff. me
l’ ero scampata e stavo per andarmene quando il mio Pokègear squillò. Questa
volta fu l’ altro furfante a accorgersene: “Bè sai cosa ti dico vecchio mio??,
hai proprio ragione.. perché i Beedrill non usano i telefoni!!” , non feci in
tempo a spostarmi che le braccia muscolose di “Bud”, mi presero e mi buttarono
fuori dalla radura. “Ehi ma questa Jim è la mocciosa di stamani!!, ehi tu cosa
ci fai qui?”, disse “Bud” con un tono tra il sorpreso e l’ infuriato. Ero in
trappola…, presa dalla paura biascicai : “Io.. non facevo niente.. passeggiavo”
, “Oh poverina!, e perché passeggiavi a quest’ ora?? ,non sai che si possono
fare dei brutti incontri??, ad esempio puoi incontrare noi!!!, vero Jim?”, l’
altro non rispose tutto preso nel preparare le Pokèball. “Bud” se ne accorse e
seccato esclamò “Senti JIM, visto che tu sei la MENTE del gruppo ,dimmi, come
possiamo liberarci di questa seccatura?”. “Jim” guardò “Bud” con un’ espressione
scocciata e disse” Legala stupido.. così non scappa”, “Legarla??, e con cosa?,
non abbiamo corde!” rispose l’ altro. “Sei veramente noioso Bud.., se non hai
corda rompigli le gambe, poi la uccideremo così non potrà raccontare a nessuno
che ci ha visto.” Dopo le poche parole esplicative di Jim mi sentii in preda
allo sconforto, era la fine… questi due non avrebbero avuto scrupoli a uccidermi
e non potevo neanche sperare di difendermi visto che tutti e due erano armati
fino ai denti, cominciai a sudare freddo e riuscii a stento a trattenere le
lacrime della disperazione. “No , vi prego!!, non dirò a nessuno di voi degli
Unown!, non uccidetemi!” dissi con tono malfermo. Niente, Bud si avvicinò sempre
più a me e io stavo per recitare le mie preghiere quando sentii il rumore di uno
sparo e poi un sibilo. Una voce maschile, sicura e forte gridò “Non osare
toccare la ragazza Bud!!!, oppure ti ritroverai una pallottola in fronte!”, mi
voltai e lo vidi: era un uomo abbastanza giovane.. doveva essere sui 38 anni ,
indossava una giacca di pelle marrone con un cappello ,e tra le mani stringeva
una pistola. Dietro di lui l’ agente Jenny e una decina di poliziotti.
“Cosa??,chi diavolo sei tu?” , disse Jim . “Sono Nick Render ragazzo,
investigatore privato ed ero da molto tempo sulle vostre tracce, ora arrendetevi
e tu ,ragazza, vieni vicino a noi così quei due non potranno nuocerti”.
“Sei proprio un idiota Render!” disse “Bud” estraendo l’ arma , l’ investigatore
però fu più veloce e gli sparò alla mano. “Ooouggh” fu il lamento che “Bud” fece
stringendo la mano sanguinante. Ma non era finita, “Jim” si barricò dietro al
suo carretto e iniziò a sparare verso il detective: lo scontro a fuoco fu
violento e feci appena in tempo a gettarmi a terra per non essere colpita. Poi
però qualcosa andò storto, una pallottola colpì uno degli Unown che cadde a
terra esanime: quello fu l’ inizio di tutto. Gli altri Unown cominciarono a
girare vorticosamente come impazziti riempiendo l’ aria di scariche di energia
azzurra. Era qualcosa che non avevo mai visto, ma rimasi ancora a terra per
paura che qualche altro sparo mi colpisse , e fu allora.. solo allora che iniziò
la mia grande avventura.. un’ avventura che mi avrebbe fatto conoscere cose di
cui ignoravo completamente l’ esistenza e che mi avrebbe cambiata sia moralmente
che psicologicamente. Mentre ero stesa sul duro terreno guardai gli Unown
impazziti che giravano sempre più velocemente, fino a quando una scarica di
energia partì da un Unown e mi colpì in pieno. Sentii un dolore lancinante; come
se mi stessero tagliando a pezzi e mi sentii risucchiata nel vortice creato dai
Pokémon. Tutto accadde in pochi secondi, feci appena in tempo a girarmi per
vedere le facce esterrefatte dei poliziotti, di Render e dei due criminali
mentre guardavano ciò che accadeva, poi mi ritrovai in uno stranissimo luogo.
Era una specie di lungo canale …., pensai di essere morta ma poi vidi qualcosa
di veramente incredibile: su questo canale si aprivano milioni e milioni di
“finestre”, e ognuna di esse mostrava delle scene diverse quasi come in un film.
Mentre scendevo vorticosamente vidi alcune di queste scene che lì mi erano
mostrate, in una specie di allucinante “cinema”. In una vedevo un ragazzo,
vestito di verde che combatteva con un enorme mostro usando una spada e uno
scudo con sopra tre triangoli dorati, e più in là una battaglia nello spazio,
con tantissime astronavi che attaccavano delle strane navi a forma di triangolo
e un’enorme luna nera che però sembrava fatta di metallo. Vidi una specie di
enorme assedio, tantissimi mostri in armatura stavano assediando una rocca
difesa da degli umani e da altre creature simili a umani, con la differenza che
avevano le orecchie a punta. Vidi una battaglia tra un uomo con i capelli biondi
e uno strano essere rosa con una “M” sulla cintura….. ,un rapace con una
maschera di metallo e un mantello. Mi girai, altre scene, tantissime: un ragazzo
vestito all’ antica coi capelli bianchi che stava combattendo con un’ enorme
spada per difendere una ragazza vestita alla marinaretta , uno strano ometto
vestito di rosso che stava prendendo a pugni una specie di tartarugone con le
spine , un uomo dai capelli bianchi che fissava malinconico una grande città
dalle elevate cime. Vidi tantissime di queste “finestre”.. e sarebbe impossibile
elencarle tutte. Poi alla fine, mi sentii trascinata verso una di queste
finestre, io annaspai per tentare di oppormi alla terribile forza che mi
trascinava sempre più, ma era più potente dalle correnti di una cascata…., poi
mi sentii mancare e svenni.
Non so quanto tempo restai priva di sensi…, rammento soltanto ciò che vidi
appena i miei occhi si aprirono di nuovo: ero in un vicolo, uno stretto vicolo
che sembrava di una città. Mi alzai, barcollando sulle gambe malferme ; mi
faceva male dappertutto e non sapevo che cosa mi fosse accaduto. Cosa era stata
quella visione??, il tunnel, le finestre, la gente, quelle battaglie. Non ne
avevo idea: cominciai a pensare a cosa poteva essermi successo, forse gli Unown
mi avevano ipnotizzata e quello che avevo visto era solo un’ illusione…, oppure
ero stata portata qui da quel “Render”, forse o “Jim” o “Bud” mi avevano presa
in ostaggio e poi abbandonata qui. Un dolore terribile alla testa mi impedì di
continuare a riflettere. Dopo che mi fu passato mi venne in mente una cosa.. se
ero in un vicolo dovevo per forza essere in una città ed e questa città era
probabilmente Fiordoropoli!. Mi misi a correre per uscire da quell’ angusto
spazio, ma quando uscii alla luce…, non potei credere ai miei occhi: quella che
avevo davanti era una città , ma non era Fiordoropoli..: c’ erano edifici troppo
alti
e l’ aria poi era appestata da un puzzo veramente insopportabile di smog.
Cominciai a girare per la via, la gente che vedevo passare non era gente di
Fiordoropoli.. e molti di loro parlavano degli stranissimi idiomi. Pensai dunque
di entrare in un negozio a chiedere qualche informazione. Entrai in una piccola
libreria, dove c’ erano varie persone che stavano sfogliando dei libri. Fui
incuriosita da tutti questi libri e così ne presi uno in mano. Il titolo era
“Battaglie della seconda guerra mondiale”: rimasi di stucco…, cosa significava
“guerra mondiale?”, possibile che tra Johto e Kanto fosse scoppiata una cosa del
genere?, presi un altro libro , questo invece sembrava una guida turistica
“Berlino oggi, ieri e domani”: lo aprii e sfogliai qualche pagina. “Westberlin”,
“das mauer von Berlin”, “ Deutschland”. Lo chiusi.. non ci avevo capito niente..
ma che cavolo di lingua era quella??. Ne presi un altro della stessa collana
“Parigi”, non fu una scelta migliore.. con tutti quegli “oui”, “non”, “la rue du
Napoleon”, “Eiffell”.
Ero esterrefatta e mi chiesi in che cavolo di città fossi capitata. Cercai in
quella collana alcune delle città che conoscevo io: niente.. non c’ era
Amarantopoli, né Olivinopoli, né Pallet Town. Le idee e i pensieri schizzavano
come Ditto impazziti nella mia testa. Uscii dal negozio e questa volta fermai
una persona chiedendogli “Mi scusi questa è Fiordoropoli?”, quello per tutta
risposta mi guardò con uno sguardo incredulo, poi continuò per la sua strada.
“Ehi!!, ma le ho fatto una domanda!!. Ma che cavolo di gente!!!”, dissi io
seccata. Non mi persi d’ animo.. chiesi la stessa cosa ad almeno una decina di
persone, poi, seccata e stanca mi sedetti su una panchina. “ Non so in che
cavolo di posto sono capitata ma di sicuro alla gente di qui manca l’
educazione” pensai arrabbiata. Una vecchia signora che era seduta vicino a me e
che teneva a bada il nipotino mi rivolse la parola “Ehi signorina!, mi sembri
sperduta!! Prima volta qui eh?”, “Bè sì…, in effetti sono spaesata!”, risposi
io. “Quale è il tuo nome?”, chiese lei abbassando gli occhiali scuri che teneva.
“Yuky , signora, Yuki Sagara”. Lei mi fissò con aria curiosa e poi disse “Ah ma
allora sei giapponese!, dai tratti non si direbbe proprio!”. Ecco un nuovo
mistero…, io presa alla sprovvista dalla strana affermazione chiesi
gentilmente:” Scusi, cos’è “giapponese”?. Nonostante fosse gentile la signora mi
guardò come se fossi stata una cretina e io mi sentii imbarazzata. “Ah bè.
Allora sei americana ma con un nome giapponese!!!”. “Ma che cavolo dice questa
qua?” pensai. “Ma come questa non è Fiordoropoli signora?” chiesi innocentemente
io. “ Mia cara!!, l’ ho sempre detto che i giovani d’ oggi danno i numeri per lo
stress!, ma tu li batti tutti!. Siamo a New York!!, una delle più importanti
città degli Stati Uniti d’ America!”.
Rimasi per tre minuti in silenzio guardandomi attorno a me: “New York??, Stati
Uniti?, ma cosa diavolo sta succedendo qui?? ,dove sono capitata?”, pensai con
le idee così confuse da farmi girare la testa. Mi alzai e salutai la signora. Mi
ero fatta una mezza idea della situazione.., questa non era Fiordoropoli , qui
non avevo visto nessun Pokémon.. e anzi c’ erano delle strane creature che mi
volavano attorno, piccole e fastidiose. Erano veramente irritanti ma che diavolo
erano?, non erano di sicuro Pokémon. C’ era un gran caldo, e così sentii bisogno
di bere qualcosa. Entrai in un bar e un cameriere che era dietro al bancone mi
chiese ”Desidera qualcosa Miss.?”. “Eh sì.. un’ aranciata grazie” risposi io. Mi
sedetti e dopo qualche minuto ero già intenta a sorseggiare l’ aranciata.
Ripensai a tutto quello che mi era accaduto, Unown, “finestre”, tunnel, questa
“New York”. Era tutto così inverosimile che non potevo neanche pensarci senza
rischiare di perdere lucidità. Quando ebbi finito l’ aranciata andai alla cassa
e misi davanti al bancone il denaro. Il cassiere mi fissò con aria sorpresa e
poi esclamò ”Senta signorina ,mi sta prendendo in giro? “. “Eh??, ma perché
scusi?” chiesi io sorpresa: “Potrebbe spiegarmi cos’ è questa roba??” ,“ Ma sono
soldi che altro!!!” risposi io . “Senta…, non so che diavolo di scherzo è
questo.. ma lei tiri fuori i 5 dollari che servono per l’ aranciata, vorrei
poter farle da cavaliere e regalargliela, ma l’ economia va a rilento dopo la
guerra in Afghanistan voluta dal nostro “George Junior” disse evidentemente
spazientito il cassiere . Rimasi allibita.., e allora dissi qualcosa che non
dovevo dire: “Scusi ma che ha bevuto??, quelli sono soldi!!. Non so cosa diavolo
siano i “dollari”!!!!”. “Ora basta!!, Sammy!!, va a chiamare quei due poliziotti
a quel tavolo.., si occuperanno loro di questa ladra”.A questo punto era inutile
ribattere, questo qui era proprio convinto di quello che diceva.. e quando vidi
i due uomini in uniforme avvicinarsi capii che era l’ ora di darsela a gambe!.
Scattai fuori in strada facendomi largo in mezzo alla gente mentre i due
poliziotti e il barista mi inseguivano imprecando e dandomi della sgualdrina e
della ladra. Se fossi stata in un’ altra posizione gli avrei fatto rimangiare
quelle offese ma era evidente che se mi avessero preso non avrei passato ore
molto piacevoli. L’ inseguimento continuò fino a quando non trovai un piccolo
vicoletto laterale e mi ci infilai: fortunatamente i miei inseguitori
continuarono per un’ altra direzione. “Non c’è che dire.. una giornata
perfetta!” , dissi tra me e me. Mi incamminai per quella stretta viuzza dove ero
capitata. Era molto diversa dall’ altra.., i muri delle case erano scrostati e
tipi dall’ aria inquietante sedevano sugli scalini delle scale delle case
bevendo alcolici e urlando canzoni a squarciagola. C’è n’era uno che continuava
a urlare ”Fuck the sistem”.., proprio uno strano ambiente. Stavo per girare un
angolo quando mi si pararono davanti quattro di questi tizi. Indossavano
giubbotti in pelle nera e i loro viso era pieno di vistosi piercing. “Ehi ehi..
guarda cosa abbiamo qui!!, ehi tu ragazza!, che cosa ci fa una come te in giro
qui nella “discarica della società” ??, che cosa stai cercando?, mi sembra che
il tuo paparino ti dia abbastanza soldini nella paghetta per startene in posti
molto migliori di questo.. non ci sono boutique di Armani da queste parti vero
ragazzi?? Ah ah ah ah!!. Si misero tutti a ridere, io però, imprudente come
sempre ribattei “Sentite non so chi sia questo Armani ma ora dovrei passare!!,
voi siete la terza persona in questa stupida città che continua parlare per
enigmi!, spostatevi!.“. Non fece molto effetto visto che i tre si strinsero
ancora di più attorno a me. “Oooh, ma senti com’ è coraggiosa!, senti
mocciosetta non farci arrabbiare…, lo sai che potremmo farti molto bua se ci
dici delle cose del genere?” “Va al diavolo idiota” risposi io sprezzante. Di
sicuro c’è una cosa…, sono sempre stata troppo irruente e penso sempre troppo
poco prima di agire.. fortunatamente ora va un po’ meglio ma all’ epoca ,come
avrete potuto accorgervene, non ero tanto calma e purtroppo questo mi cacciava
puntualmente in guai molto, molto grossi. (uhm.. ho l’ impressione che qualcuno
che ho incontrato dicesse così ma non importa). Quello che sembrava essere il
capo tirò fuori e iniziò a far roteare una catena: “Adesso basta mocciosa!!!, mi
hai fatto veramente arrabbiare!, e nessuno fa arrabbiare i Kings of Kentucky
vero ragazzi?” ,“Sì capo!” risposero gli altri in coro. Uno di quelli stava per
prendermi alle spalle, quando io mi girai di scatto e gli diedi un forte calcio
nello stomaco che lo fece cadere dolorante. Tutti rimasero veramente stupiti
della mia azione ma io non ero una pivellina.. ero nata a Fucsia City.., ed ero
stata amica d’ infanzia della figlia del capopalestra Koga, così, anche se non
seguivo proprio l’ allenamento da Ninja ho imparato un po’ di arti marziali e
tecniche di autodifesa da suo padre. “Dannata mocciosa!” disse uno dei
malviventi avventandosi su di me, io però risposi con una veloce scarica di
pugni. Lottai con tutte le mie forze ma purtroppo, alla fine, i quattro mi
sopraffassero e mi immobilizzarono contro un muro. “Ugh.. ma che brava.., allora
non sei una figlia di papà.. peccato che ora la festa sia finita!.” ,disse il
capo. “Ehi Boss!, perché non ci divertiamo prima un pò con lei?”, “Mi sembra un’
ottima idea Bob.., allora non sei solo un idiota.. okay ragazzi cominciamo!”. I
tre mi strinsero forte gambe braccia e uno di quelli mi tenne un mano davanti
alla bocca in modo che non potessi urlare.., poi il capo iniziò ad allentare la
cintura dei miei pantaloni: avevo capito benissimo le loro intenzioni.. e pensai
che fosse la fine. Poi però una voce imperiosa ordinò “è una vergogna che
quattro uomini brutali come voi si avventino su una ragazza indifesa e tentino
di violentarla!”. Girai un po’ la testa per vedere da dove era arrivata la voce,
e vidi un ragazzo dai capelli neri che fissava il gruppo dei teppisti con occhi
di fuoco.
“Il capo del gruppo si alzò lasciandomi la gamba destra e disse al ragazzo
misterioso“Innanzitutto questa non è “una ragazza indifesa” visto che ci ha
pestati per bene.. e poi tu chi diavolo saresti per intrometterti negli affari
dei Kentucky Kings?.
“Mi chiamo John, e ora lasciatela andare se non volete avere guai!”. Fu la prima
volta che lo vidi…, era.., bè è un po’ imbarazzante.. ma era maestoso.., lui, da
solo che si opponeva quella banda di teppisti per salvarmi . Una specie di
“principe azzurro”.”Okay, Okay.. “Mr. Hero” faremo come tu dici!, ma ti prego!!
non farci del male!!, ah ah ah ah!!”. Fu veramente rapido: John scattò verso il
capo della banda e gli assestò un bel destro in pieno viso. “Che bel colpo!”
pensai. Fortunatamente gli altri tre mi lasciarono per andare in soccorso del
loro capo. Io mi tirati subito su e guardai la scena. Il capo era a terra, con
il visto tumefatto e sanguinante mentre i suoi accoliti cercavano di aiutarlo a
rialzarsi e a asciugarsi il sangue. Il capo si alzò su e fissò John con degli
occhi che avevo visto soltanto in un Rhyhorn . “Bastardooooo!. Mi hai rotto il
naso!! ,pagherai per questo!!.“. Dopo aver sbraitato scattò in avanti e estrasse
la sua catena. Approfittando del fatto che i suoi scagnozzi guardavano da un’
altra parte raccolsi il mio zaino e lo sbattei con forza sulla testa di un
leccapiedi. “Santa Brigida!, Jecht è a terra!, l’ ha colpito la mocciosa!”.
Tutti subito guardarono verso di me tranne il capo che era impegnato a cercare
di colpire il mio “salvatore”. “Fermo moscardino!, sta fermo un attimo!!” ,
sbraitava il capo cercando di colpirlo con la catena. Alla fine però grazie a
una veloce mossa di John il capo ingarbugliò la catena attorno alle sue stesse
gambe e cadde miseramente a terra. Poi venne subito darmi manforte contro i suoi
accoliti. Era veramente fantastico!, in poco tempo ne mise due K.O. Stavo per
dirgli che ce n’ era un altro quando sentii un forte colpo alla nuca e caddi
come cade un corpo morto.
Passò qualche ora…, era ormai abitudine che io svenissi di continuo, comunque
sia quando mi svegliai mi ritrovai in un letto, e davanti a me c’ era il mio
“salvatore”. Ancora assonnata però gli tirai d’ istinto un pugno in testa.
“Ouch!!, ma che cavolo fai??, è così che si ringrazia la gente?”. Appena la mia
annebbiata vista tornò normale vidi davanti a me il viso di John. “Ehi va tutto
bene?” , disse lui con fare gentile. “Uhm.. abbastanza.. cosa è stato?” chiesi
io. “Ah, bè quello che non avevo ancora atterrato ti ha dato un forte colpo in
testa e così sei svenuta , oh!! ,scusami!! , non mi sono ancora presentato !! io
sono John e tu?, quale è il tuo nome?. Mi guardai intorno , la casa era molto
modesta, qualche mobile, giornali sparsi ovunque quasi tutti con una scritta
“Nintendo”, bene in vista. “Ma dove siamo?” chiesi io con aria persa. “A casa
mia!, scusa il disordine ma non sono abituato ad avere ospiti , soprattutto
inaspettati come te!!., allora chi sei??. Da dove vieni??, dall’ Europa?, dalla
Lousiana?.”. Io lo guardai in modo strano.., ancora nomi strani “Io sono Yuki
Sagara,ma per gli amici sono solo Yu. “ .“Cosa??, sei giapponese??, ma è
impossibile i tuoi tratti non sono orientali.. forse sei americ...” , lo
interrompei piuttosto seccata. “Oh basta con questo scherzo!!, io non so cosa
diavolo sia giapponese, Lousiana, America o che altro. Io sono Yuki Sagara e
sono nata a Fucsia City!.”. John mi fissò in modo strano.. e po disse: “Scusa..
cosa hai detto?, Fucsia City??, scusa.. fammi sentire, hai la febbre?, il colpo
in testa non deve averti fatto bene…”. Gli scacciai con forza la mano dalla
fronte e risposi questa volta con tono spazientito: “Senti…, è da quando sono
giunta qui che tutti parlano per enigmi.. LO VOLETE CAPIRE CHE VENGO DA FUCSIA
CITY , MI CHIAMO YUKI SAGARA E NON C’ ENTRO NIENTE COI GIPONESI O CHECONESI O
COME DIAVOLO SI CHIAMANO?!”.
John si ritrasse quasi spaventato dalla mia reazione, e rispose: “Ehi ma devi
proprio stare male per scaldarti tanto!.Ok ok.. sto al tuo scherzo.. che modi!.
Il telefono squillò e John mi disse”Okay.. ora rispondo al telefono.., disturba
se metto il vivavoce?”, “Figurati… fa pure è casa tua “ risposi corrucciata.
Dal telefono uscì la voce dell’ interlocutore e io mi misi ad ascoltare tutta la
comunicazione. “Jonny.. sono Gola Profonda…..,”, John divertito rispose “Avanti
David, lo so che stai giocando a Metal Gear, dimmi dove ti sei bloccato”, “Bè
vedi io evito le mine ma poi arriva Raven col carro armato che mi fa fuori, come
posso fare?”, “Dio David!!, quante volte ti ho detto di usare le Chaff!!!.“.
La conversazione continuò e anche se capivo poco o niente di ciò che i due si
dicevano ero veramente molto incuriosita. “Hai capito David??, se le guardie ti
scoprono la stanza si riempie di radiazioni e tu sei fregato ok?, scusa ma ora
ho un’ ospite” disse John cercando di fare finire la conversazione, il suo amico
rispose :”Ok Jonny…, ma chi è??, aaaahh, ho capito vecchio mio!, è una ragazza!.
Ti sei dato da fare eh?”. “No, no!!, ma che cavolo dici oh insomma basta ciao e
che tu possa creparci contro il carro armato!” , “Agli ordini Jonny!” rispose
David.
John appoggiò la cornetta e poi tornò di nuovo a sedersi vicino a me : “Scusa se
ti ho fatta aspettare” disse con tono quasi imbarazzato: “ è che il mio amico
David è un appassionato come me di videogiochi e allora lo sto aiutando ad
andare avanti in Metal Gear”. “E cos’ è il Metal Gear?” chiesi io incuriosita:
“Oh bè vedi è piuttosto complicato da spiegare!!, ma piuttosto torniamo a noi..,
allora niente scherzi questa volta. Da dove vieni?”. Veramente scocciata risposi
“Oh ma hai la testa dura eh?, ho detto che sono di Fucsia city!!!, possibile che
voi non la conosciate?, è una città molto importante!”, John scosse la testa
quasi come per dire “non c’è proprio niente da fare” e poi allungò la mano su
uno strano macchinario con dei pulsanti che teneva sul tavolo. “Senti Yu, posso
chiamarti così vero?, come puoi dire che vieni da una città che non esiste?,
guarda tieni, ti faccio vedere una cosa”, mi diede in mano quella strana scatola
bianca su cui c’ era scritto sopra “Game Boy” e mi disse di guardare sul retro
del macchinario. Feci come mi aveva detto ed ebbi un sussulto; dietro al “Game
Boy” c’ era una piccola cassettina di colore blu con scritto “Pokémon” in bella
vista e con il disegno di un Blastoise . “Eh eh.. ma che bello cos’ è un nuovo
modello di Pokèdex” dissi io divertita. John serio accese il macchinario che
emettè un “bip” elettronico e dopo aver toccato alcuni tasti sullo schermo si
visualizzo un omino che camminava avanti e indietro usando una levetta. “Bè e
questo cosa c’ entra?” chiesi io. “Ora lo vedrai…” rispose lui e fece spostare
l’ omino fino a un piccolo cartello , dopodichè premette il pulsante “A” e sullo
schermo si visualizzò una scritta che mi lasciò di stucco: “Fucsia City”. “Ehi
ma che scherzo è questo??. Mi stai prendendo in giro??, guarda che non è mica di
buon gusto quello che stai facendo!!!, cos’è mi vuoi dire che la mia città
natale sarebbero quelle specie di quattro casupole
che ci sono su questo schermino?. Tu sei pazzo!!” dissi io con tono di voce
esterrefatto. “Veramente dovrei dire che tu sei pazza Yu…, mi stai dicendo che
tu vieni da una città che esiste solo in un videogioco” rispose John con voce
calma.
“Videogioco?”, “Senti allora io dovrei dirti che questa “New York” dalle mie
parti non esiste e non è mai esistita!, adesso mi stai facendo arrabbiare
ragazzino!, mi stai dando velatamente della cretina! , MA IO NON LO SONO
CHIARO?”. Restammo a fissarci per qualche minuto.. era incredibile, lui mi aveva
salvato, ci eravamo appena conosciuti e già litigavamo, ma la situazione era
così inverosimile che cominciavo veramente a impazzire. John tirò un sospiro e
poi rimise il macchinario sul tavolo, si girò di nuovo verso di me e con voce
pacata e calma mi disse: “Senti Yu.., io non sto dicendo niente di quello che tu
pensi. Non mi sembri proprio né cretina né pazza.. sei tu che hai cominciato a
insultarmi, non so da dove tu venga…… ma sembra che dalle tue parti l’
educazione non si insegni !, perciò ora calmati!.”. Colpita dalle sue parole mi
calmai e con voce dispiaciuta risposi: “è vero John.. mi dispiace.., tu mi hai
aiutata e io invece ti sto trattando malissimo.. è che io sono così confusa, non
so più cosa fare. Potresti aiutarmi a fare quadrare tutto??, sto impazzendo”.
John sorrise e poi disse” Bè se vuoi spiegarmi qualcosa dì pure: ti ascolto”. A
questo punto mi sembrò legittimo spiegargli qualcosa della “mia terra”. Gli
parlai dei Pokémon, delle varie città, di dove ero nata, della mia carriera di
allenatrice , della mattina che avevo passato prima di arrivare qui, il centro
Pokémon , la battaglia con Pacey , di “Bud” e “Jim” e della sparatoria contro
quel “Nick Render” e anche degli Unown, del vortice ,delle finestre (John fu
molto incuriosito dalla visione di quel tipo vestito di verde con la spada) e
infine di come ero arrivata qui. Alla fine del mio racconto John esclamò : “Bè
Yu.. dovresti fare la scrittrice hai una fantasia veramente fervida”. “ Ancora
con questa storia!!, non mi invento le cose!, vuoi litigare ancora?, piuttosto
dov’ è il mio zaino?” dissi io guardandomi attorno. “è proprio qui” disse John e
me lo porse in mano. Gli feci un’ occhiata accusatrice e poi gli dissi “Ehi non
avrai mica frugato nella mia roba eh?” , “Ehi ma per chi mi hai preso?” rispose
lui arrossendo. “Uhm.. dove sarà?” dissi frugando tra le mille cose che avevo
nello zaino(avrei dovuto mettere un po’ di ordine prima o poi) ma alla fine
trovai ciò che cercavo. il Pokèdex!. “Ecco Jonny…, guarda pure ,questa è la
prova che non sto dicendo fandonie” dissi io fieramente mettendogli il piccolo
computer in mano. John lo aprì e cominciò incuriosito a tastare tutti i
bottoncini che trovava, alla fine me lo ridiede dicendo “Bè bel macchinario…,
davvero niente male però ho già visto cose di questo genere”. Quando disse così
cominciai a pensare a una cosa.. probabilmente questa terra era separata da
Kanto e Johto soltanto dal mare, e forse con una nave sarei riuscita a tornare a
casa. Probabilmente lui non conosceva direttamente Johto e Kanto proprio per
questa ragione e il loro mito era conosciuto soltanto attraverso quei
videogiochi …, in fondo nei tempi antichi perfino Kanto non conosceva Johto e
viceversa. “E dove li hai visti???” chiesi io fiduciosa che la mia teoria fosse
esatta . “Al centro Pokémon!”. “Un centro Pokémon!!, allora esistono anche qui!”
pensai. “Ehi mi ci puoi portare???, ti prego ti prego!!” dissi con occhi
imploranti. “Eh… va bene se ti interessa così tanto!. Ti ci porterò!, preparati
che andiamo!”.
Fui molto contenta: forse in quel centro avrei potuto sapere se c’ era qualcun
altro delle mie parti che poteva farmi tornare a casa.
Uscimmo da casa sua e cominciammo a girare per la vie della città: quante cose
nuove. Ero affascinata da tutta quella gente che andava e veniva.. da tutti quei
megaschermi che proiettavano scritte come “Panasonic”, “Coca Cola” , “Microsoft”
ecc.
C’ era gente di tutti i tipi e dovevo stare molto vicina a John per non perdermi
in quella muraglia umana. A un certo punto vidi un grande edificio di due piani
con la scritta “Pokémon Center”: probabilmente era quello il centro Pokémon.
Subito scattai verso la porta d’ ingresso con John che mi seguiva dicendo : “Ehi
calma non riesco a starti dietro!”. Ma quando entrai ebbi una grande delusione:
non c’ era nessuna infermiera, né un Chansey o un Blissey e neanche degli
allenatori era soltanto un’ enorme “centro commerciale” fornito soltanto di
articoli Pokémon che erano allineati su degli scaffali. Girai a lungo dentro
all’ edificio ma niente: nulla di quello che conoscevo c’ era , non era un
normale centro Pokémon.., aveva soltanto il nome ma non lo era. Uscii dall’
edificio e vidi John seduto su una vicina panchina, mi sedetti anche io e mi
misi le mani sulla faccia: ormai avevo capito, avevo capito tutto, mi ero illusa
ma questo mondo , anche se conosceva i Pokémon , Johto , Kanto , Fucsia City
ecc. li conosceva soltanto indirettamente attraverso quei videogiochi ,
praticamente per la gente di qui era tutta opera di fantasia…, tutto il mio
mondo per loro non esisteva!, gli Unown mi avevano catapultato in un altro
mondo, senza “veri” Pokémon , un mondo diverso e strano…, e probabilmente non
sarei più tornata a casa: i miei genitori e i miei amici, non li avrei mai più
rivisti, sarei rimasta bloccata per sempre in quella “New York” che non sapevo
neanche dove fosse. Sotto le mani cominciai a singhiozzare…., John se ne accorse
e mi porse un fazzoletto dicendo :“ Ehi ma perché piangi?, ti ho fatto qualcosa
di male??, ti ho portato al centro Pokémon no?”. Lo guardai con gli occhi lucidi
e dissi con voce rotta: “Ma.. questo non è un centro Pokémon, è troppo diverso,
qui tutto è diverso!, l’ aria, la terra, ogni cosa!, questo non è il mio mondo!.
Io voglio tornarmene a casa!”, lui mi guardò con uno sguardo perplesso:” Guarda
Yu.. io ho fatto il possibile per aiutarti.. ma tu sei troppo strana, devi farti
vedere da un medico”. A quelle parole scattai e presi con una mano il colletto
di John fissandolo con uno sguardo penetrante, dissi poi con voce tra il
disperato e l’ infuriato: “Ora basta, Jonny.. tu non mi stai aiutando!!, tu non
capisci niente di quello che ti dico!!, tu non mi credi!, mi prendi per pazza!,
credi che io sia pazza e per questo cerchi di accontentarmi ma ora mi sono
stancata!!, sei vuoi aiutarmi spiegami una cosa.. che diavolo di mondo è questo!
, perché dite che Fucsia city e i Pokémon esistono solo nei videogiochi e perché
dici che il mio racconto è frutto di fantasia!, dillo!”. John mi prese la mano
che gli stava stringendo il colletto e disse : “Va bene ragazza…, ti dirò quello
che vuoi sapere”. Mi strinse la mano e poi cominciò il suo racconto, disse che
questo mondo era chiamato terra, che New York era in un paese chiamato America ,
che nel mondo i Pokémon erano stati creati da una casa di videogiochi chiamata
Nintendo che aveva fatto il cartone animato e il videogame, che al posto dei
Pokémon esistevano delle creature chiamate “animali” e che nel mondo esisteva un
posto chiamato Kanto, ma era totalmente diverso da quello che intendevo io.
Esistevano vari paesi tutti con una propria amministrazione e gli umani erano
miliardi. Alla fine del racconto ormai mi ero convinta di essere finita in un
altro mondo. Però non volevo più che John dicesse che stavo dicendo fandonie
quindi gli dissi: “Molto bene John.., torniamo a casa tua: ho una cosa da
mostrarti…, così ti convincerai che io non dico bugie, e se la prova non sarà
convincente, potrai dire tutti che Yuki Sagara è una raccontafrottole”.
Ripercorremmo tutto il percorso al contrario e rientrammo nella sua casa che era
un monolocale in un delle zone più scalcinate dela città .Strano, che un ragazzo
così giovane vivesse in un simile posto. Appena entrati John mi guardò e mi
disse: “Allora Yu.., è il momento che tu mi mostri quello che volevi farmi
vedere. Ora io mi metto qui, avanti ,sono proprio curioso”, non ho mai capito se
quello fosse un tono di sfida. Tirai fuori dal mio zaino una delle mie Pokèballs
e gliela mostrai, John però non sembrava cambiare atteggiamento: “Se ne vedono
ovunque di cose del genere.., ci mettono dentro le caramelle”, era diventato da
ragazzo gentile e premuroso una persona irritante in pochi attimi, allora io
risposi con un sorrisetto e dissi: “Tsk…, qui c’è qualcosa di molto più
interessante delle caramelle, VAI CHARMELEON!”, lanciai la sfera che roteò in
aria per qualche secondo, qualche secondo che sembrava durare un’ eternità: alla
fine, davanti agli occhi allibiti di John si compì il “miracolo” e il mio fedele
Pokémon uscì dalla sfera atterrando sul pavimento. Non dimenticherò mai quegli
attimi, John aveva gli occhi talmente aperti che sembrava gli schizzassero fuori
dalle orbite , dopo un paio di minuti con voce balbettante e malferma biascicò:
“Co…, cos…, cosa?. non questo non è possibile!!, ci dev’ essere un trucco!,
fammi sentire un attimo quel … “coso””. La mano di John si avvicinò a Charmeleon
il quale però non gradì molto il gesto e lo graffiò con le unghie affilate.
“ahia!!, ma mi ha tagliato!”, esclamò incredulo John. Io con un sorrisetto
soddisfatto dissi al Pokémon: “Charmeleon lui è un amico non devi essere
violento con lui”, poi girandomi verso John dissi con tono fiero: “Allora
Jonny?, sei convinto ora?”. John era sull’ orlo di un grido a squarciagola ma
riuscì a trattenersi. “è incredibile…, mi ha fatto male ma è la cosa più bella
che io abbia mai visto!!!, allora quello che mi hai detto è vero!”, “ Alla buon’
ora Jonny” risposi io. “Vedi.. io non dico mai bugie, io sono rimasta sorpresa
come te quando ho visto tutto questo strano mondo, questa “ New York”, non so
cosa mi sia accaduto quella sera: ma ora io sono qui…, in un mondo dove tutti
credono che casa mia e perfino questo Pokémon siano solo fantasie.” John si
ridiede un contegno e poi disse: “Quindi tu vieni da un altro mondo.. da quel
mondo.. il “Pokèworld”.” . “Esatto Jonny l’ hai capito, prima stavo piangendo
per una buona ragione.. poiché so che purtroppo non potrò mai più vedere le
persone a cui voglio e bene e i luoghi a cui sono affezionata, tu sei l’ unica
persona qui che mi sta aiutando… , Bè per questo ti ringrazio”. “Oh.. nulla”
disse lui arrossendo.
John si mise a riflettere per alcuni minuti e poi disse: “Sì però non puoi fare
vedere una cosa del genere in giro…, se tu ti mettessi a far girare i tuoi
Pokémon per la città ci sarebbe un gran caos” , “Tsk lo so stupido!, cosa
credi!” risposi . Guardai l’ orologio.. erano praticamente le nove di sera.. bè
dopo tutto quello che era accaduto era assolutamente normale. Anche John sentiva
la stanchezza quindi disse: “Senti, prima dormiamo e poi domani penseremo al da
farsi okay? Sai come si dice” il sonno porta consiglio”.” “Okay .. però se tu mi
chiami Yu io posso chiamarti Jonny?” chiesi. “Certo.. buonanotte ora!, ah.. è
vero.. c’è un solo letto.. bè ascolta usalo tu tanto io mi abituo in qualunque
posto!”, sorrisi e risposi: “Che cavaliere”.
Quella notte John dormì subito ma io (contando anche tutte le volte che avevo
dormito causa svenimenti) non riuscivo proprio a prendere sonno. Anche se ormai
avevo capito la mia situazione continuavo sempre a pensarci su , io, una
allenatrice che fino a qualche momento prima avevo combattuto contro la
capopalestra di Fiordoropoli ora mi ritrovavo in un mondo in cui tutto questo
era creduto fantasia. E poi John…, il mio “salvatore”, pensai a quanto fosse
strano che un ragazzo della sua età vivesse da solo in un piccolo monolocale,
dov’ erano i suoi genitori?. Mi misi il cuore in pace: il mattino dopo gli avrei
chiesto tutto.
Appena aprii gli occhi fui abbagliata dalla luce del mattino, mi misi a sedere
sul letto e scrutai la stanza intorno a me, finalmente vidi John che era intento
ad armeggiare intorno a un fornello. Quando vide che mi ero svegliata sorrise e
disse: “Ben svegliata Yu!, dormito bene?”, “Ma così così” risposi. Guardai una
piccola sveglia digitale su cui era segnata l’ ora ,la data e l’ anno “ore 9: 03
del 8 luglio 2002”. “2002”, evidentemente era la loro misura dell’ anno. Quando
mi avvicinai a John lui apparecchiò un piccolo tavolino e disse : “Buon
appetito”. Guardai con uno sguardo sospettoso le strane pietanze che John aveva
preparato. “Ehi, ma così questa roba?” chiesi io. John visibilmente sorpreso
disse : “ Scusa nel tuo mondo non si fa colazione? Questa è la colazione”,
risposi con uno sguardo perplesso mentre fissavo quella strana roba che John
aveva fritto su una padella. “Certo che voi americani fate proprio delle cose
strane”, dissi. John mi guardò in modo strano e cominciò a mangiare. Mangiai
anche io di malavoglia soltanto per non offenderlo , aveva uno strano sapore tra
il dolciastro e il salato ,poi guardai un po’ nel mio zaino per vedere se avevo
qualcosa con cui arrotondare la colazione e mi accorsi che una delle mie
Pokèball non c’ era più . “ Ehi Jonny hai preso tu uno dei miei Pokémon?” chiesi
, “Sì ho preso il tuo Scyter perché avevo bisogno di qualcuno che affettasse la
verdura in cucina perché?”. Guardai il mio povero Scyter in un angolo…, aveva
uno sguardo come se volesse sprofondare: lui che con le sue lame aveva vinto
così tanti incontri ora costretto ad affettare la verdura, un vero disonore.
Dopo la colazione John prese fuori un paio di occhiali da sole e me li porse ,
poi disse: “Ascolta, questa mattina dobbiamo andare dal mio amico David. Mi
raccomando non dire a nessuno chi sei veramente intesi? E tieni a bada i tuoi
Pokémon nelle pokèballs altrimenti si scatenerà il panico”, “Ehi smettila di
trattarmi come una bambina! ,anche se non ho mai viaggiato in altri mondi so
come badare a me stessa e ai miei Pokémon, di sicuro meglio di te Jonny”. John
mi rivolse uno sguardo scettico e poi disse: “Va bene Yu, mi piacciono le
persone determinate, soprattutto se sono ragazze”, “Ehi cosa vuoi dire con
questo?”, “Niente è solo uno scherzo!” rispose. Uscimmo alla luce del sole e
cominciammo a camminare, “Yu, dobbiamo prendere la metropolitana, esiste nel tuo
mondo vero?, bene intanto che andiamo puoi dare un’ occhiata in giro se ti va!”,
“Certo” risposi io. Mi guardai intorno… la grande città sembrava un organismo
che pulsava di vita propria e ogni strada sembrava una vena che pompava sangue a
questo “essere vivente”. Mentre raggiungevamo la metropolitana mi fermai davanti
a una vista veramente incredibile: un’ enorme statua che recava in mano una
fiaccola si ergeva davanti ai grandi palazzi. John, intuendo la ragione per cui
mi ero fermata mi spiegò “Vedi quella è la statua della Libertà un grande
monumento che la Francia donò all’ America come segno di amicizia, ah sì bè la
Francia è un paese che sta oltre quel mare chiamato oceano, nell’ Europa. Nel
1492 un europeo chiamato Cristoforo Colombo scoprì l’ America , cioè questo
continente e così molti europei giunsero qui per colonizzare il territorio,
anche dalle tue parti è accaduta una cosa simile? “, si girò in attesa della
risposta e io risposi: “Sì... è accaduta una cosa simile con le isole Orange”.
Prendemmo la metropolitana e mentre stavamo viaggiando osservai tutta la gente
che era intorno a me : neanche nelle città più grandi del mio mondo si era mai
visto un simile affollamento. Centinaia di persone che ogni giorno lavoravano,
vivevano, amavano, odiavano ecc. ognuno ignorando l’ altro, era un po’ triste
vedere tutto questo. La città era molto caotica con un tran tran continuo di
persone e automobili. Uscimmo dalla metrò in mezzo alla folla delle altre
persone e io fermai un attimo John poiché eravamo arrivati in una zona dove gli
edifici erano più alti del resto della città. “Come si chiama questo posto ?”
chiesi con tono curioso. “Questa Yu è Manhattan , il cuore economico della
città, il più importante.. vedi tutti quei palazzi furono costruiti anno dopo
anno e alla fine ecco come è diventata questa zona”. Rimasi stupita dell’
altezza degli edifici della città. Percorremmo un bel po’ di strada e John mi
mostrò vari punti importanti della città come ad esempio un grande parco
chiamato Central Park e la Borsa di Wall Street. Poi arrivammo in un luogo
veramente strano: quasi ovunque c’ erano infatti altissimi palazzi che coprivano
quasi tutto lo spazio possibile , invece in questo punto c’ era come una specie
di enorme fossa dove stavano lavorando delle scavatrici e degli uomini . John si
fermò di colpo e , notando che stavo fissando in modo interessato quella scena
sospirò e poi disse con voce quasi solenne: “Qui un tempo c’ erano gli edifici
più alti di tutta New York.. erano due torri praticamente identiche che
svettavano verso i cieli. Tutti le chiamavano “le torri gemelle” , noti che c’ è
ancora qualche pezzo di muro qua e là?”, io guardai e annuii: “Ebbene
praticamente un anno fa alcuni terroristi fecero esplodere due aerei di linea
contro le Torri…, che crollarono, fu un vero massacro morirono moltissime
persone.. io quel giorno ho visto tutto”. John che fino a ora era sempre stato
gioviale e sorridente ma ora il suo viso si era fatto serio e scuro. Mi
soffermai a guardare il grande buco, era incredibile che avesse potuto accadere
una cosa simile, in confronto, anche i più gravi crimini del Team Rocket
perdevano d’ importanza. Il volto di John tornò sereno e mi disse con voce di
nuovo squillante: “Meglio che andiamo!, David sarà impaziente di vederci!”.
Camminammo ancora per qualche decina di chilometri e poi arrivammo a un alto
edificio dove c’ era probabilmente la casa del suo amico. “Woah!!, certo che il
tuo amico e proprio benestante eh?” dissi io con tono sorpreso. John rispose con
un sorrisetto e poi suonò il campanello. Dalla gabbietta metallica del citofono
uscì una voce squillante e chiara: “Ehi Jonny!!, sei tu??, vieni pure!”.
Entrammo e prendemmo l’ ascensore: pazzesco!, l’ ascensore aveva le pareti
trasparenti e da lì si vedeva tutta la città. Era immensa e io rimasi veramente
sorpresa da come l’ uomo avesse potuto creare un simile assembramento di case e
appartamenti. Appena arrivammo davanti alla porta della casa di David ci
accorgemmo di quanto il corridoio fosse lucido e lustro, la luce risplendeva
così tanto che sembrava abbagliarmi.” Scusa John.. ma ecco, non per offenderti
ma come ha fatto una persona modesta come te a conoscere
un tipo così.. bè ricco?”. John non sembrò apprezzare la domanda e rispose
visibilmente seccato : “ Siamo compagni di scuola Yu, guarda che la vera
amicizia
non guarda nel portafogli.. e neanche nella carta d’ identità, altrimenti io non
sarei mai diventato amico tuo!”. Abbassai gli occhi e mi vergognai per avere
fatto una domanda così stupida . “Perdonami John” fu l’ unica cosa che riuscii a
pronunciare
. La porta si aprì e così io vidi per la prima volta l’ amico di John: era
piuttosto basso, un po’ grassoccio ma aveva un viso che esprimeva sincerità e
simpatia. “Entrate!!, entrate pure!, benvenuti !, fate come se foste a casa
vostra!”. L’ interno era accogliente e veramente vasto; ai muri erano appesi
tantissimi quadri di pittori vari. Li guardai un pò: Tiziano, Antonello da
Messina, Botticelli , Picasso. Che strani nomi.. bah.. non li conoscevo proprio
, probabilmente erano autorucoli consumati che nessuno conosceva. “Ehi Jonny!!!,
come te la passi ?, alla fine l’ ho superato il punto morto in Metal!!, grazie
per l’ aiuto!” disse David con uno smagliante sorriso. “ Di nulla amico!!, è mio
dovere aiutare gli amici in difficoltà!”,” Eh sì ,però, diciamo che siamo pari
perché senza di me tu non lo battevi mica Andross in Lylat Wars eh?”.
Erano veramente grandi amici; John aveva ragione: la vera amicizia non conosce
limiti. David si girò verso di me , mi sorrise amicalmente e poi diede una forte
pacca
sulla schiena di John ed esclamò : “Vecchio mio!!, chi è questa bella signorina
che ti porti appresso ?, ”, stavo per rispondere che mi chiamavo Yuki quando
John esclamò : “è italiana e si chiama Luana Rossi!”. Guardai John con un’
espressione tipo “Ehi ma che cavolo dici?”, lui mi prese un attimo in disparte e
mi sussurò: “Senti Yu…, sai che non devi dare nell’ occhio e un nome giapponese
è troppo vistoso quindi accontentati di questo ok?”, anche se non molto convinta
annuii. “Ehi è meglio che andiamo in camera mia!! Ok?” disse David. Mentre
seguivamo David vidi suo padre chino su una scrivania che stava preparando delle
carte: padre e figlio non si salutarono nemmeno, evidentemente non dovevano
avere un buon rapporto.
“Eccoci arrivati !”, esclamò l’ amico di John . La sua stanza era quasi
gigantesca : notai alle pareti posters con sopra tantissimi personaggi diversi e
, quasi una tonnellata di articoli riguardanti Pokémon. Mi avvicinai al padrone
di casa e gli chiesi: “Ehi,, devi proprio avere una grande passione per i
Pokémon eh?”, lui rispose sorridendo come suo solito:”Sì certamente!! Sono una
delle più grandi invenzioni del made in Japan!, anche tu ami i Pokémon?”. “Bè in
un certo senso… direi proprio di sì” risposi. David era una persona che riusciva
ad essere sempre sorridente e positiva nonostante spesso avesse la tristezza nel
cuore a causa dalla sua famiglia che sembrava quasi ignorarlo. Mi sarebbe
proprio piaciuto dirgli chi ero veramente, mostrargli i miei Pokémon e
raccontargli del mio mondo, l’ avrei di sicuro reso felice.. ma non potevo
farlo.. dovevo seguire i consigli di John.
Mentre i due amici giocavano a uno strano gioco chiamato “smash bros melee” io
diedi una occhiata alla fornitissima libreria che era in camera sua. “Ehi ma hai
letto tutti questi libri?” chiesi incuriosita , : “Praticamente sì!!, ehi.. ma
che cavolo!, John non approfittare del fatto che mi distraggo!. Dannato tu e il
tuo Roy!” rispose lui.
Giocarono a vari giochi per ore e così io mi dedicai alla lettura di qualche
libro per saperne di più su questo strano mondo: e non trovai cose molto
positive. Leggendo la storia di quel mondo solo due parole risuonavano di
continuo : guerra e violenza. Anno dopo anno, secolo dopo secolo la storia di
questa civiltà era un susseguirsi di distruzioni immani, di violenze, di guerre,
di pregiudizi. Rimasi quasi sconvolta: inizialmente ero rimasta affascinata da
ciò che questa società era riuscita a creare.., ma ora capivo che tutto questo
era stato costruito sul sangue di moltissime persone, e anche adesso sembrava
non andare meglio. Quando i due finirono di giocare sullo schermo della tv
apparve il viso di uno strano tipo che parlava a proposito di una guerra contro
il terrorismo. “Ehi chi è quel tizio?” chiesi io. “è il nostro caro
presidente!!, George W. Bush Luana” disse John. “Ti ricordi quando ti ho
raccontato delle torri?, bè lui ha iniziato una guerra dopo quei fatti.”. David
fissò in modo strano John e me e disse: “Strano Luana , in Italia non ricevete
le notizie?, è particolare che tu non lo conosca!!”. John aveva risposto d’
istinto dimenticandosi di ciò che aveva detto e quindi si affrettò ad
aggiungere: “ Ecco Luana è vissuta fino ad adesso in un tempio Shintoista per
cui non poteva saperlo!!. Avevamo fatto una gaffe immensa ma David, nonostante
l’ espressione dubbiosa che si era stampata sul suo volto non insistette . Non
riuscii però a resistere dal fare un commento: “Non ha una faccia molto sveglia
comunque”, i due risero e annuirono. Decidemmo di andare a pranzare fuori
insieme. Dopo mezzoretta eravamo già intenti a consumare il nostro pasto in un
piccolo ristorante della città, mentre David era andato un attimo in bagno mi
sembrò il momento opportuno per fare alcune domande a John, domande che mi
stavano assillando da ore. Deglutii e poi iniziai a parlare: “Jonny…, bè John..
posso farti una domanda?”, “ Dì pure” disse John ancora con la bocca piena.
“Dove sono i tuoi genitori??, ecco, mi sembra strano che alla tua età tu abiti
da solo in quella casa così piccola”. John inghiottì il boccone che stava
masticando e poi rispose con tono visibilmente triste: “Sono tutti morti quando
ero molto piccolo, l’ unico parente che ho è solo mio nonno.. ma lui è così
preso dalle sue cose che non ha mai badato granchè a me “. Cercava di essere
forte ma si vedeva benissimo che se io non fossi stata lì avrebbe di sicuro
pianto. Mi dispiacque di averlo turbato e gli presi la mano cercando di
confortarlo: “Mi dispiace molto.., sai io ho i genitori anche se li vedo poco
visto che sono sempre in viaggio per Johto e Kanto e quindi non so cosa
significhi averli persi…, ma se hai bisogno di aiuto io sarò sempre qui ad
aiutarti”. “Grazie”, rispose lui con voce flebile. Quando il nostro amico tornò
al tavolo accadde però qualcosa di drammatico, alcuni uomini armati di
mitragliette e con il viso coperto fecero improvvisamente irruzione nel
ristorante sparando sul soffitto . Intimarono di stare fermi e di non gridare e
noi restammo perfettamente immobili anche perché la minaccia delle armi era
molto esplicita. I tre uomini parlavano in una strana lingua che non riuscivo a
comprendere, poi però si rivolsero a tutti dicendo: “Siamo i combattenti della
sacra Jihad islamica !, siamo venuti per punire voi americani a causa dei
crimini che avete perpetuato in Afghanistan!”. Senza farmi vedere chiesi
sottovoce a John cosa diavolo fosse la Jihad e lui mi rispose: “Bè è il
risultato della guerra che il nostro presidente ha fatto dopo la caduta delle
torri”. Passarono molte ore e i tre terroristi non sembravano ascoltare ciò che
le autorità dicevano, era un comportamento molto strano , sembrava che stessero
aspettando qualcosa. Alla fine uno dei tre sembrò perdere la pazienza e gridò:
“Ora basta Abdul!, non ci hanno dato i soldi!, ammazziamo gli ostaggi!”, l’
altro rispose: “Aspettiamo ancora qualche minuto.., sai che i soldi arriveranno.
abbi pazienza”. L’ altro terrorista non sembrò apprezzare la risposta e,
strappando un bambino dalle mani di sua madre gridò: “Stupido!! Lo sai che non
pagheranno!, se ammazziamo questi bastardi Yankees invece avremo la gloria”,
”Senti Karim.., se vuoi proprio ammazzare quel moccioso fa pure.. se questo può
farti stare calmo!”. La madre del bambino si oppose disperata in tutti i modi ,
la scena era straziante.. alla fine uno dei terroristi estrasse un pistola e
esplose un colpo verso la gamba della donna che gridò per il dolore. “Karim”
imbracciò il fucile e lo puntò alla tempia del bambino che piangeva disperato ,
poi con tono sadico disse alla donna: “Se tu fossi stata zitta ora non dovrei
fare questo!!, che crepi questo moccioso Yankee !”. A quel punto io non potei
più trattenermi e nonostante John continuasse a dire di calmarmi alla fine
estrassi tre Pokèballs e,senza neanche pensare, le lanciai in direzione dei tre
malviventi. Tra lo stupore generale le Pokèballs si aprirono e davanti ai
terroristi si pararono Charmeleon, Donphan e Scyter. John aveva già visto questa
scena,mentre David restò talmente a bocca aperta che stava per slogarsi la
mascella. I tre terroristi non erano da meno: talmente esterrefatti che fecero
cadere le armi a terra. A quel punto ordinai ai miei Pokémon di punirli
severamente per i loro tremendi atti , per i terroristi fu la più sonora lezione
della loro vita: caricati da Donphan, bruciati dalle fiamme e graffiati dagli
artigli di Charmeleon e attanagliati dalle lame di Scyter. Dopo pochi minuti
uscirono e si gettarono nelle mani dei poliziotti imprecando nella loro lingua e
continuando a chiedere aiuto a un certo Allah.
Dopo la fuga dei tre tutti i presenti si girarono verso di me con un’
espressione semiterrorizzata. I bambini invece sembravano divertirsi molto e
continuavano a ripetere “Pokémon”, “Pokémon”. Io potei soltanto fare un sorriso
e richiamare i tre Pokémon prima di venire trascinata fuori da John, anche David
dovette essere trascinato poiché più che in stato di Shock era in stato di Tilt.
John mi portò in un piccolo vicolo e poi con voce arrabbiata disse: “MA COSA TI
è SALTATO IN MENTE?, SEI IMPAZZITA?, QUANTE VOLTE TI AVEVO DETTO DI NON USARE I
TUOI POKéMON?!, ORA HAI PRATICAMENTE TERRORIZZATO UN DECINA DI PERSONE!, MA VOI
DI KANTO SIETE PROPRIO STUPIDI!” , alla fine non potei più ascoltare queste cose
e gli gridai contro : “E ALLORA?, VOLEVI CHE QUEL BAMBINO MORISSE?, L’ HO FATTO
PER UNA BUONA CAUSA MR. JOHN!!, VOI AMERICANI FATE MORIRE LA GENTE PER DELLE
INEZIE?” Ci fissammo con espressioni dure e poi John disse scocciato: “ Va bene
Yu, piuttosto cerchiamo di fare tornare in sé David”. Dopo che David ebbe
riacquistato lucidità gli dovetti spiegare tutta la mia storia.. ma lui non
sembrò affatto sorpreso anzi si congratulò con me per l’ iniziativa presa e ed
era meravigliato da tutto quello che gli avevo detto!, era incredibile che un
Pokèfan come lui incontrasse una “vera” allenatrice di Pokémon. Improvvisamente
quando uscimmo da vicolo arrivò la madre di David sopra a una lussuosa Spider e
lo tempestò di premure e domande tipo: “Cucciolo mio!, non ti sei fatto male
vero?, hai avuto paura?, ma ora c’è la tua mamma!”. Nonostante fossimo in
tensione l’ uno con l’ altra io e John sorridemmo davanti a quella scena. Dopo
aver salutato David tornammo nella casa di John. Fino a sera non ci parlammo
poiché eravamo ancora arrabbiati poi, verso sera John si avvicinò a me e mi
disse con tono dispiaciuto: “Mi dispiace Yu.., tu hai agito bene, sono stato
stupido a rimproverarti, spero che mi perdonerai”. Io lo guardai con un’
espressione soddisfatta e poi dissi: “Va bene Mr. John, per questa volta ti
perdono”. Ci guardammo, e cominciammo a ridere, sembravamo due damerini in una
sala da ballo. Poi John si avvicinò a me e mi disse: “Ascolta, ho ripensato alla
domanda che mi hai fatto oggi, e mi sono ricordato di una cosa. Forse so come
poterti far tornare a casa”. Mi girai con espressione stupita e dissi con voce
felice: “E come?”, “Bè mio nonno ai suoi tempi era un grande scienziato e si è
sempre interessato di fantascienza e cose strane, forse lui saprà come
aiutarti”. Quasi al colmo della felicità lo abbracciai fino quasi a strozzarlo
ringraziandolo di continuo e lui arrossendo disse: “Eh ehi.. bè sono contento
che tu sia felice ma ora mi stai soffocando”. “Eh scusa!” risposi io
lasciandolo. “Ora però è tardi.. andremo domani a trovarlo! , buona notte Yu!”
disse John accoccolandosi . “Bè buona notte John e grazie” risposi io.
Finalmente sarei tornata a casa lasciando quello strano mondo, pensando a questo
mi addormentai subito. Il mattino dopo mi alzai e vidi John intento a prepararsi
per uscire. “Buongiorno Yu”. mi disse con voce squillante , “buongiorno” risposi
io mezza assonnata. Quando riuscii totalmente a svegliarmi chiesi a John: “Ehi
senti si può fare la doccia qui?”, lui guardandomi in modo strano disse..
:”Ehm.. sì certo.., se vuoi puoi usare il mio accappatoio dopo”, “Com’è che si
dice in uno dei vostri stati??, Danke Schon?, oppure Merci?”chiesi io con un
sorrisetto. “Non sono un grande esperto di lingue” rispose lui”.
Proprio mentre stavo per aprire la porta del bagno mi girai verso John con un’
espressione sospettosa e gli dissi: “Ehi non provare a sbirciare eh?”. “Eh??, ma
no, che dici?, io stavo uscendo per comprare i biglietti del metrò!” rispose lui
arrossendo.
Mentre facevo le mie dovute abluzioni pensai se veramente quel nonno avrebbe
potuto aiutarmi a tornare nel mio mondo,:” la speranza è l’ ultima a morire”
dissi tra me e me.
Quando ebbi finito uscii dal bagno e sentii la porta principale aprirsi. “Ehi
John sei tu?” chiesi con voce flebile. Ma appena vidi il volto di chi era
entrato mi si gelò il sangue nelle vene. Era “Jim”!. Com’ era possibile?, anche
lui aveva viaggiato in questo mondo?. Avrei voluto gridare ma il grido mi rimase
in gola. Il criminale avanzò verso di me calpestando i vari giornali sparsi sul
pavimento e provocando a ogni passo dei fruscii cartacei. “Salve miss…, sorpresa
di vedermi qui?” disse lui con un ghigno malefico sul viso. Mi allontanai da lui
e poi con voce determinata dissi: “Dannato criminale!, cosa ci fai tu qui?, non
provare ad avvicinarti o sarà peggio per te”, feci come per raccogliere il mio
zaino in cui c’ era la mia squadra di Pokèmon, ma con orrore scoprii che non c’
era più. “Cerchi questo ,piccola? “ disse lui con voce melliflua alzando da
terra lo zaino. Il criminale si schiarì la voce e poi iniziò la sua spiegazione:
“Ti chiederai che cosa ci faccia qui vero?, bè ora ti spiegherò ciò che è
accaduto dopo che tu sei stata risucchiata via dagli Unown”.”Dopo quello che ti
era successo il povero Bud è finito ucciso da quel Render e soltanto io mi sono
potuto salvare.. come? ,bè?, puoi immaginarlo , non avevo scelta e ho dovuto
gettarmi nel vortice degli Unown, e così eccomi qui.”. I suoi occhi da calmi e
flemmatici cominciarono a diventare rabbiosi,:” è Successo tutto per colpa tua
piccola bastarda!, tu hai mandato a monte i nostri piani e per colpa tua sono
finito in questo folle mondo dove tutti ignorano la nostra esistenza…, eh eh
eh…, potrò anche morire in questo mondo del cavolo ma prima ho qualcosa che devo
fare”. Si avvicinò pian piano verso di me .. io indietreggiai fino a toccare il
muro, stavo per tentare di difendermi quando velocemente lui mi colpì allo
stomaco provocandomi un dolore terribile, poi tirò fuori una cordicella e me la
strinse attorno al collo. “Eh, eh eh.. dopo averti uccisa ti appenderò al
soffitto così tutti penseranno a un suicidio.., non che mi importi molto di
essere libero ma non voglio avere a che fare con la gentaglia di questo sporco
mondo, MUORI PICCOLA BASTARDA !”. Cercai di liberarmi più volte ma alla fine
sentii l’ aria e le forze mancarmi, stavo cominciando già a perdere conoscenza
quando improvvisamente sentii che la corda non mi stringeva più e tossicchiando
alzai lo sguardo verso l’ alto. Davanti a me vidi John: mi aveva salvato una
seconda volta. John mi aiutò ad alzarmi e mi chiese :“ Stai bene Yu?, sembra che
ormai salvarti sia diventata un’ abitudine”, sorrisi leggermente.
Poi si girò verso il mio potenziale assassino e mi chiese con voce imperiosa:
“Chi è questo vigliacco?”, quando mi fui ripresa indicando “Jim” dissi :”Viene
dal mio mondo.., sai è uno di quelli che ha cercato di uccidermi e ci ha provato
ancora!”.
“Jim” si alzò a fatica e guardandoci con occhi pieni di odio e rabbia esclamò, :
“Complimenti ragazzino.. un bel colpo.., sembra proprio che quella sgualdrinella
si sia fatta amici in gamba qui”. Barcollando si appoggiò alla finestra e
continuò : “ Ho fallito.. sembra che il destino mi voglia veramente male..,
prima mi manda in un mondo sconosciuto e poi mi toglie perfino la giusta
vendetta, ma ormai è troppo tardi. Sanno troppe cose e non mi lasceranno in vita
, non lasceranno in vita anche voi eh eh eh.. per voi è finita”. Stavo per
chiedergli chi fossero questi “Loro” ma non feci in tempo poiché si sentì un
rumore di sparo e i giornali sul pavimento della stanza si macchiarono del
sangue di “Jim”; non fu una bella vista. John osservò bene l’ ormai defunto
criminale e poi esclamò con voce visibilmente turbata: “Gli hanno sparato dalla
finestra”, poi rivolgendosi a me disse: “Preparati Yu, si va al 27 di Washington
Mews dove abita mio nonno!. “Ehi e Jim?, è morto!” dissi io agitata. John scosse
la testa e disse: “Non so chi l’ abbia ucciso ma se lo meritava.. sbrigati!,
preparati!, penseremo più avanti a questo problema!”. Non sembrava ma John era
un tipo veramente determinato , e riusciva a mantenere il sangue freddo anche
nelle situazioni più tese. Non so ma stare insieme a lui mi rendeva tranquilla.
Uscimmo dalla casa e prendemmo la metrò, mi fermai un attimo guardare quello
strano, incredibile mondo in cui avevo vissuto e che, forse ,stavo per lasciare.
Il viaggio fu incredibilmente lungo e dovemmo cambiare treno molte volte prima
di arrivare a destinazione ma alla,fine, arrivammo.
La casa era una piccola villetta di periferia costruita vecchio stile. John
esitò un attimo prima di suonare il campanello: suo nonno e lui non si vedevano
da anni e lui non aveva mai perdonato suo nonno per averlo quasi abbandonato a
sé stesso. Pochi minuti dopo che John ebbe suonato la vecchia porta si aprii con
un cigolio quasi sinistro e così vidi per la prima volta suo nonno: era un
vecchio sulla settantina abbondante , con la pelle rugosa , gli occhietti
piccoli e infossati e un paio di baffoni bianchi pettinati all’ insù. Appena i
suoi piccoli occhi si furono abituati all’ abbagliante luce del giorno, subito
si misero a fissare John che sembrò non gradire molto la cosa e disse con voce
scocciata: “Buongiorno nonno”. Il vecchio era visibilmente stupito della visita
del nipote e con tono sorpreso esclamò: “John.. sei proprio tu?”. Dopo aver
detto questo ci fece cenno di entrare e richiuse la porta dietro di noi. L’
interno era incredibile, era pieno di disegni ai muri, di strani modellini di
macchine (molte con il nome Leonardo da Vinci inciso sopra) , di foto antiche e
consunte e di mobili antichi. C’ era perfino un vecchio fucile appeso alla
parete. L’ anziano andò a sedersi su una imponente sedia di legno davanti a una
nera scrivania e si mise a scrutarci attentamente. Tra le varie cose che erano
appese alle pareti notai con curiosità una grande fotografia, mostrava alcuni
uomini in uniforme militare che sorridevano davanti a una specie di razzo.
Vedendomi interessata al disegno il vecchio disse: “Quella è una foto di me e di
alcuni colleghi dopo che avevamo sabotato un razzo V-2 tedesco nell’ ultima
guerra mondiale io sono…”, non fece in tempo a finire la frase che subito John
esclamò con voce rabbiosa: “Sei sempre il solito stupido vecchio! sempre
interessato al passato e mai al presente.. ti interessano tanto quelle
anticaglie e ti sei sempre fregato di tuo nipote!”. L’ anziano nonno rivolse lo
sguardo verso il nipote e disse con voce calma: “Senti nipote.. io ti ho accolto
in casa mia, non certo per farmi insultare da un giovinastro come te!”. John
subito ribatté: “Sta Zitto!, hai sempre fatto soffrire tutti nella nostra
famiglia!, prima mio padre e poi me!, eri sempre interessato alle tue ricerche
del cavolo!, mentre la tua famiglia??, non ha mai avuto importanza per te!”. Il
vecchio assunse un’ espressione severa e, alzandosi in piedi disse con tono di
voce alto e imperioso: “SEI VENUTO PER LITIGARE??, CHE COSA VUOI SAPERE DI ME?,
IN NOME DI COSA VUOI GIUDICARMI?. SE C’ ERA UNA PERSONA CHE DOVEVA GIUDICARMI
ERA TUO PADRE! NON CERTO TE!, MALEDETTO GIOVANE SCAPESTRATO!. TI LAMENTI TANTO
DI ESSERE SOLO!, AI MIEI TEMPI IO ALLA TUA ETà ERO CON UN MOSCHETTO SUL FRONTE
AFRICANO A SPARARE AI TEDESCHI!”. John lo guardò con un’ espressione che non
dimenticherò mai …, era come se tutto il rancore di anni e anni si fosse
concentrato in lui in un solo momento: “Almeno i tedeschi sapevano come stare in
una famiglia” disse freddamente John. L’ anziano restò molto colpito da queste
parole,
e si sedette lentamente chiudendo gli occhi e assumendo una posizione
meditabonda. “ E poi è inutile che le parli di seconda guerra mondiale o di
Germania.., Yuki non conosce queste cose , lei viene da un altro mondo!” sbottò
John.
A queste parole il vecchio aprì gli occhi di scatto quasi sussultando e cominciò
a fissarmi, devo dire che mi sentii a disagio.., sembrava quasi che volesse
sezionarmi pezzo per pezzo. Poi lentamente si alzò e si diresse verso di me:
quando mi fu vicino mi mise le mani sulle spalle e mi chiese con tono profondo:
“è vero quello che dice?”, intimorita dall’ anziano signore annuii. Il vecchio
chiuse gli occhi per qualche secondo e poi tornò a sedersi sul grande seggio in
legno scuro. “ Raccontami.., raccontami tutto quello che sai…, da dove vieni..,
chi sei e come sei capitata qui”.
Gli raccontai tutto per filo e per segno, e per la prima volta dal mio arrivo in
questo mondo trovai una persona che seguiva con interesse il mio racconto, senza
considerarlo fantasie di una ragazzina sognatrice; anzi il vecchio ogni tanto mi
fermava per chiedermi chiarimenti o per fare qualche commento. Dopo che ebbe
ascoltato il racconto, si passò una mano sugli occhi e, fissando me e un
corrucciato John mi disse con tono fermo: “Mostrameli”, io presa alla sprovvista
chiesi “Cosa?”.
“Mostrami questi “Pokémon” . Obbedendo alle sue richieste estrassi tutte le mie
Pokèball e feci uscire tutta la mia squadra . L’ anziano signore aveva degli
occhi quasi lucidi per la commozione mentre toccava e guardava attentamente i
miei Pokémon . Dopo averlo fatto girò per la stanza per qualche minuto e poi
esclamò con voce calma: “ Le teorie…, le teorie di una intera vita, le idee che
avevo sempre portato avanti e che tutti avevano definito “inutili fantasie”,
sono qui.., ora.. le vedo...”, si sedette e continuò: “Ma certo.. è tutto
chiaro.., il tuo racconto spiega tutto!, e tutto corrisponde alle teorie che
avevo formulato decine di anni fa e che per anni ho cercato di dimostrare!”. Il
vecchio era in preda all’ emozione.. un’ emozione fortissima che scuoteva tutte
le sue vecchie membra; a una simile vista John tornò loquace e chiese al vecchio
nonno: “Allora cosa hai dedotto?”. L’ anziano tirò un lungo sospiro e poi iniziò
con voce chiara e forte a parlare: “Sentite ragazzi.. avete mai sentito parlare
della teoria dimensionale?”, John annuii e disse: “Sì ma è sempre stato qualcosa
di poco reale”. Il vecchio nonno non sembrò soddisfatto della risposta del
giovane nipote e disse con voce quasi da vecchio insegnante: “Mi deludi nipote
mio: dopo tutto quello che hai visto e vissuto usi ancora la parola “reale”?. La
realtà non esiste, è come dire che qualcosa è “normale”: i due termini non hanno
alcun significato”. Vedendo le nostre facce perplesse il nonno disse: “
Pensateci bene…, se l’ uomo potesse volare.. ma non potesse nuotare noi diremmo
che è “normale” e “è la realtà” che l’ uomo possa volare ma che è “anormale” e
“irreale” che l’ uomo nuoti. La realtà è soltanto quello a cui noi siamo
abituati a vedere, nipote ti sei reso conto che per te il mondo della tua amica
è , secondo le nostre leggi, irreale. E ti sei accorto che per lei il nostro
mondo è irreale, perché ad esempio non ci sono i Pokémon?: è esattamente questo
il punto. L’ uomo è stupido quando dice di essere “realista” oppure di “essere
coi piedi per terra”, poiché la realtà è soltanto una delle tante.. non è un
concetto assoluto. È solo l’ abitudine che tende farci credere che le cose siano
“reali”.
L’ uomo è così piccolo che non ha compreso che è inutile appellarsi alla
realtà.. la realtà è un’ illusione: proprio come è un’ illusione la normalità.
Sono concetti che non esistono.”. Fece una breve pausa per schiarirsi la voce e
poi continuò:
“Quello che per noi è fantasia è realtà per altri e quello che per noi è realtà
è fantasia per altri, tutto è relativo. Le leggi matematiche e fisiche servono
solo ad illudersi di avere capito il mondo .., ma è tutta pura illusione. Tempo
fa gli scienziati pensavano che la religione e le pratiche occulte fossero solo
cose per non far affrontare la realtà Ma queste cose fanno paura all’ uomo..
proprio come faceva paura un fulmine nei tempi antichi prima che un certo tizio
scoprisse che il fulmine era un agglomerato di fotoni che si muovevano a
velocità altissima. Forse è la scienza che è soltanto una maschera.. un modo di
tranquillizzarci da queste cose che ci inquietano e che magari esistono
veramente ,e di nascondere ciò che accade .., che supera le leggi scientifiche.
In breve…, nulla è impossibile.., non esistono nell’ universo leggi che decidano
cosa è possibile e cosa è impossibile , queste leggi che le ha create l’uomo per
rendere comprensibile una minima parte di queste cose alla sua mente limitata.
Come ti sei accorto anche tu, l’ impossibile non esiste.. è solo un pensiero
comodo che l’ uomo si è creato per fare del vittimismo.
Vi posso dire questo ragazzi per concludere: dell’ universo ha capito di più il
fantasioso scrittore che il freddo logico”.
Il concetto era complicato ma il nonno di John era molto bravo a spiegare le
cose e così era stato veramente piacevole ascoltarlo.. anche perché diceva la
verità e sia io che John ce ne eravamo accorti.
L’ anziano oratore tossicchiò un poco e poi , con quella voce calma e quasi
paterna disse: “Scusate il discorso lungo di prima, ma era indispensabile per
farvi comprendere il problema miei giovani auditori. Ho compreso ciò che è
accaduto alla tua amica John. Non è la prima volta che si parla di dimensioni
parallele.., da decenni c’ era questo pensiero. Secondo un pensiero molto
concreto la teoria dimensionale sarebbe così : una persona deve prendere il
treno, lo perde, però in un'altra dimensione ha preso il treno e gli eventi si
svolgono in maniera diversa. Ma gli universi paralleli non mostrano soltanto
cosa accade in diverse versioni della nostra vita: nelle altre dimensioni
esistono anche le cose che noi crediamo pura fantasia. Secondo le persone che
vivono in questa dimensione i Pokémon sono frutto di fantasia, eppure abbiamo
visto che esistono anche se in un altro mondo. E oltre ai Pokèmon esistono anche
i personaggi , gli eventi e le vicende di films, videogiochi, cartoni animati,
libri ecc.ecc.”, il nonno guardò verso di me e poi mi disse: “ Yuki tu sei
finita in mezzo a dei Pokémon che possono viaggiare liberamente in questa
dimensioni , ebbene , gli Unown si spostano attraverso quei “canali” che tu hai
visto.. e le “finestre” non erano altro che gli accessi ai vari universi e mondi
che esistono, alla fine sei finita nel nostro, probabilmente perché gli Unown ti
vedevano come un’ estranea e ti hanno voluta eliminare dal loro “canale”
mandandoti in una delle “finestre” cioè questo mondo. Mentre ascoltavo il nonno
di John mi venne in mente che una volta avevo incontrato a Kanto un certo prof.
Hale che mi aveva parlato degli Unown e mi aveva detto che loro potevano
spostarsi a piacimento negli universi paralleli :quella volta avevo pensato che
lui si fosse inventato tutto ma ora capivo che aveva ragione. John interruppe
improvvisamente suo nonno e chiese: “Ho capito il giro di parole.. ma allora, in
chiaro.. perché noi conosciamo, anche se la crediamo solo opera di fantasia il
mondo di Pokèmon?, siamo stati noi a crearlo?”. Il vecchio nonno scosse la testa
e disse la nipote: “Hai la testa più dura di quella di tuo padre.., possibile
che tu non abbia ancora capito nulla?, quando prima ho detto che uno scrittore
comprende più del mondo che un logico scienziato significa che la fantasia è uno
specchio diretto di ciò che esiste, molto di più che una serie di numeri.”.
Il vecchio oratore sembrava ormai arrivato agli sgoccioli del suo discorso ma a
questo punto io dovetti dirgli la ragione per cui eravamo venuti:” Mi scusi , ma
John mi ha detto che lei poteva aiutarmi.. “, “E in che modo?” rispose lui. “Io
voglio tornare a casa!, nel mio mondo!”. Il vecchio assunse di nuovo la sua
espressione corrucciata di pensatore e poi.. con tono quasi lugubre disse: “ Mi
spiace signorina, per te è impossibile tornare a casa”. Lo guardai con un’
espressione quasi sconvolta: “Ma… come?, John mi aveva detto che lei poteva
aiutarmi??, perché non posso tornare a casa?, perché maledizione!!!?” dissi io
con tono affranto.
“Calmati.. non è qualcosa che dipende da noi…, non esiste in questo mondo una
tecnologia per il viaggio dimensionale.., l’ unico modo per farti tornare
indietro sarebbe incontrare di nuovo questi “Unown”.. ,ma ciò è quasi
impossibile “, tirò un respiro e poi continuò: “Devi rassegnarti ragazza mia,
rassegnarti a vivere il resto dei tuoi giorni in questa dimensione”. Le sue
parole crude distrussero in me le poche speranze che avevo, caddi in ginocchio e
cominciai a singhiozzare: era la fine di tutte le mie speranze.
Mentre John, che intanto si era accorto che stavo piangendo cercava di
consolarmi il vecchio iniziò a passeggiare per la stanza. John a quel punto
disse con voce turbata: “Sei il solito stupido!, potevi anche essere meno
esplicito!”. L’ anziano si girò verso di lui e , ridacchiando disse: “ Eh eh
eh.. nipote, aspetta.. aspetta a rimproverarmi mi sono ricordato.. sì guardando
la fotografia mi sono ricordato di qualcosa che potrebbe aiutarci!”. Come le
parole di prima mi avevano fatto cadere nella disperazione questa semplice frase
riuscì a risollevarmi il morale. Il vecchio fece segno di seguirlo e ci portò in
una stanza molto grande e polverosa piena di vecchi macchinari.. in mezzo ,però
troneggiava una macchina più grande delle altre e il vecchio iniziò a
smacchinarci sopra. “Scusi cos’ è questa.. bè questa macchina?” chiesi io
incuriosita. Il vecchio continuò per qualche minuto a spolverare e a tirare leve
e poi disse con voce solenne: “Questa ragazza mia è la tua ultima speranza.., il
tuo ultimo biglietto per tornare a casa”. Il vecchio tirò una grande leva al
centro di una scura plancia e l’ enorme macchina si mise in moto con un grande
fragore , egli gettò un’ occhiata a degli indicatori e poi disse rivolgendosi a
noi due: “ Non è la prima volta che sento parlare di questi “Unown”, ci sono
state alcune persone, che sostennero di essere finiti in un vortice dimensionale
creato da “strani esseri neri con un occhio solo”. La notizia stupì molto John e
me , guardammo il vecchio con espressione esterrefatta e lui continuò a parlare
con tono di voce alto per sovrastare il rumore della macchina: “Dovete sapere
che , tempo fa io e un mio vecchio amico.., ormai morto, vedemmo quegli “Unown”
apparire e scomparire misteriosamente vicino a una piccola città russa. E così
registrammo molti dati interessanti , scoprimmo infatti che queste creature
lasciavano una specie di “traccia” dopo i loro spostamenti e che non apparivano
mai casualmente, ma seguivano un preciso schema. Questa macchina è in grado di
“sentire” la traccia e quindi possiamo scoprire dove appariranno la prossima
volta!”. Era incredibile.. allora gli Unown visitavano abitualmente le varie
dimensioni, e quindi anche questa. Il vecchio scese dalla pedana da cui aveva
azionato le varie leve e ci disse: “Molte persone dichiararono di essere state
rapite dagli alieni negli stessi identici punti in cui gli Unown apparivano, e
uno dei punti in cui apparivano molto spesso è in mezzo al mare.. in un
triangolo molto famoso: quello delle Bermuda. Forse qualche nave o qualche aereo
non è precipitato ma è stato traslato dagli Unown chissà dove, il fatto che
questo mondo conosca i Pokémon potrebbe non essere affatto casuale”.
John improvvisamente esclamò : “E forse possibile che quel Satoshi Tajiri, il
creatore dei Pokémon li abbia creati dopo avere viaggiato nella dimensione di
Yu?”.
Il vecchio sorrise e disse: “è possibile”. John restò molto colpito da
quest’affermazione e devo dire che anche io non mi sarei mai aspettata una cosa
del genere.
Il vecchio guardò una serie di strani dati che si visualizzarono su un enorme
schermo, poi annotò il tutto su un piccolo blocco appunti e si mise a fare dei
calcoli.
A differenza di me doveva essere un vero genio in matematica visto che in pochi
minuti risolse un’ equazione piena di numeri e segni strani. Alla fine alzò gli
occhi verso di noi e disse con voce calma: “Ho fatto i dovuti calcoli.., e il
prossimo portale degli Unown si aprirà nell’ estrema periferia della città,
proprio questa notte, alle 11 in punto”. Dopo aver detto questo il vecchio
spense la macchina e fece cenno di seguirlo fuori della stanza , lo fermai un
attimo e con voce scossa dall’ emozione gli dissi: “Non so come ringraziarla!,
le sarò in eterno debitrice!”, l’ anziano mi accarezzò la testa e mi disse: “è
presto per ringraziarmi , c’è ancora molto lavoro da fare”.
Quando tornammo nella stanza principale l’ anziano si sedette di nuovo sul suo
“trono” e si voltò verso il nipote dicendogli: “Nipote, ho bisogno del tuo
aiuto; gli Unown appaiono soltanto per pochi minuti, quindi dobbiamo usare un
mio macchinario per poterli attirare e trattenerli per più tempo in questa
dimensione, almeno il tempo sufficiente per permettere a Yuki di poter entrare
nel varco dimensionale, hai capito?”, John lo guardò e sorridendo in modo
malizioso disse: “Va bene vecchio, ma lo faccio per Yu non certo per te”. Il
vecchio rispose al nipote con un altro sorriso e disse: “Bene, abbiamo molto
tempo prima dell’ arrivo degli Unown , aiutatemi a smontare e a caricare la
macchina: non ci vorrà molto ma voglio essere lì parecchie ore prima del loro
arrivo: abbiamo una sola possibilità di riuscita e se falliremo chissà quanto
tempo dovremo aspettare prima che gli Unown tornino a manifestarsi in questo
mondo. Il macchinario era una specie di cannone da vecchio film di fantascienza,
l’ anziano ci aveva spiegato che serviva a creare una traccia simile a quella
degli Unown; attirandoli e trattenendoli per il tempo in cui la machina fosse
stata attiva. Quando tutto fu caricato e il vecchio stava assicurando al suo
vecchio camion il prezioso carico John si avvicinò a me e con espressione triste
disse: “ Ecco Yu.. non sono bravo nel dire queste cose; sono felice che tu possa
tornare a casa, ma anche se è stato un breve periodo sono stato felicissimo di
esserti potuto stare vicino e di averti aiutata. Non dimenticarmi quando sarai a
casa”. John era visibilmente triste di dovermi dire addio, gli sorrisi e poi lo
abbracciai dicendogli: “ Se non ci fossi stato tu, John probabilmente non sarei
mai potuta tornare a casa e anzi sarei morta. Grazie, grazie non potrò mai
dimenticare una persona che mi ha aiutato così tanto”. “Scusate se interrompo la
dolce scenetta dei giovani amanti ma dobbiamo muoverci!”, disse il vecchio nonno
salendo al posto di guida del suo camion. Io e John ci guardammo e sorridemmo ,
quindi salimmo sul camion. Il tragitto non fu agevole; il vecchio camion
prendeva male ogni buca e continuava a sobbalzare, sbattei la testa contro il
tettuccio varie volte. Mentre stavo massaggiandomi due bei bernoccoli chiesi
all’ anziano autista: “ Ma il carico è al sicuro ? , no perché mi sembra un po’
troppo vecchio il mezzo!”, il vecchio rispose quasi offeso: “Ragazza mia.. una
volta con questo ho trasportato dell’ esplosivo sotto i colpi del carro armato
di Rommel!, era proprio lui in persona!”. Non osai scocciare il fiero soldato
anche se mi sarebbe proprio piaciuto sapere chi era questo Rommel. Durante il
tragitto guardai fuori dal finestrino: quante case e quanta gente per le strade
e le vie della città, ognuno impegnato nelle proprie mansioni quotidiane, ognuno
coi propri pensieri . Le case e la gente di un mondo che stavo ormai per
lasciare, ma che avevo fatto in tempo a conoscere: un mondo pieno di meraviglie
, certo, ma anche un mondo in cui molta gente era infelice oppressa da una
società bieca e spietata. Tra i volti di questa gente leggevo una cruda realtà
di sofferenza e preoccupazioni, molti di questi volti sembravano ormai perso
ogni speranza. Neanche i più grandi problemi di Johto e Kanto potevano
rivaleggiare con quelli di questo strano mondo.
Arrivammo nel luogo “Dell’ appuntamento”: un piccolo stadio abbandonato nell’
estrema periferia di New York. Montammo per due ore la macchina e , mentre il
vecchio controllava l’ apparecchiatura io e John ci sedemmo sulle fredde
scalinate in cemento dello stadio. Il sole stava tramontando e tingeva di rosso
un’ altra giornata: non era molto diverso , quel tramonto da quelli che avevo
visto sulla Torre di Amarantopoli. Pian piano il sole scese oltre le gradinate
dell’ edificio sportivo e , mentre consumavamo un magro pasto l’ anziano nonno
mi chiese con voce profonda:” Allora Yuki…, cosa ne pensi del nostro mondo, tu
che vieni “da fuori”?”.
Guardai un attimo il suo viso stanco e segnato dal tempo e poi risposi con voce
insicura :”Bè.. è un mondo pieno di cose incredibili, ad esempio quella statua
enorme o i grattacieli che sono alti almeno il doppio di quelli che avevo visto
a Saffron City, però…, ecco è un mondo molto triste, la gente sembra non avere
più voglia di sognare, di sperare , quasi di vivere. Questa è l’ impressione che
ho avuto”. Il vecchio ridacchiò un attimo e poi con voce ironica disse: “Sì è
vero”. Poi cambiò tono di voce e disse: “Però non sono tutti così, tu hai visto
soltanto molta gente in modo indiretto, non sai mai quello che il cuore degli
uomini può nascondere; anche se la gente volesse essere pessimista al massimo
non ci riuscirebbe mai, poiché il suo istinto di sopravvivenza sarebbe sempre
più forte”. I suoi occhi ad un certo punto presero a brillare di uno strano
bagliore, quasi di speranza e con tono profondo disse: “Rammenta Yuki..,
rammenta sempre ciò che hai imparato da queste “visioni dall’ oscuro”, ti
aiuteranno a comprendere meglio le sfide e le difficoltà della vita. Non
preoccuparti, prima o poi anche la gente di questa dimensione imparerà che i
sogni valgono più di quello che gli occhi vedono”. Ascoltare le sue parole era
come leggere un antico libro di sapienza.
Venne ormai l’ ora. Tutto calò in un silenzio irreale mentre tutti noi: io, John
e il vecchio nonno eravamo in attesa dell’ arrivo degli Unown. Poi, proprio alle
11 in punto apparirono: uscirono da una specie di “buco luminoso” e iniziarono a
fare quella strana danza in tondo che avevo già visto nel bosco di Lecci. “Ora!”
gridò il vecchio azionando la macchina: dal macchinario uscì una specie di
raggio azzurro che colpì gli Unown. Gli Unown iniziarono a girare molto
velocemente ma poi ripresero il loro solito, lento giro. Guardai i Pokémon che
mi avevano fatto vivere quell’ esperienza; in cuor mio non sapevo se
ringraziarli o odiarli, mi avevano fatto conoscere molte persone buone come
John, il suo amico David , suo nonno (anche se non sembrava)ma mi avevano anche
gettato in un mondo lontanissimo facendomi quasi dannare per potere arrivare a
questo punto. Il vecchio si avvicinò a me e con voce calma e profonda disse: “ è
ora, devi andare”. Io annuii e cominciai a camminare verso la porta tra i mondi.
Improvvisamente però accadde qualcosa che nessuno di noi si sarebbe aspettato;
non avevo neanche fatto tre passi che una voce imperiosa e sorda mi disse:
“Ferma!, o sei morta!”. Mi girai e vidi con orrore che l’ intero stadio era
circondato da uomini armati . Poi , da dietro di alcuni di quegli uomini si
sentì una voce melliflua e inquietante dire: “ Fermi tutti, è un consiglio “.
Pian piano apparve il volto di chi aveva pronunciato quelle parole: era un uomo
piuttosto vecchio e stava in mezzo a due energumeni armati di pistola. Il nonno
di John ebbe un sussulto e esclamò: “ Tu!, non è possibile!, dopo tutti questi
anni non puoi essere tu!. Dovresti essere morto!”. L’ altro, quasi compiaciuto
dalla reazione del nonno di John disse: “ Abraham, non sei cambiato in questi
anni, sempre il solito vecchio scorbutico: è così che si saluta un amico?”. A
quelle parole John esclamò : “ Ma allora tu sei il vecchio defunto amico di mio
nonno?”, il vecchio rispose sorridendo malignamente: “Abraham.., sei andato a
raccontare a questi poveri giovani che ero morto?, sei sempre il solito
bugiardo”. Fece una breve pausa e poi disse mettendosi una mano sulla fronte: “
Oh scusate!!, è vero voi non mi conoscete bene come Abraham: il mio nome è Frank
Mc Duff, del dipartimento statunitense per le ricerche belliche alternative”. A
quel punto Abraham non riuscì più a stare zitto e gridò : “ Maledetto!, che cosa
ci fai qui? , non dovevi essere morto in Svizzera?”. Frank rispose con voce
calma: “ Abraham, sei sorpreso che io sia ancora vivo vero?, sei sorpreso perché
pensavi di avermi ucciso quella volta…, ucciso a tradimento!”. John guardò suo
nonno con un’ espressione quasi di disgusto e disse: “ Sei arrivato anche a
cercare di uccidere a tradimento la gente?”, il vecchio però ignorò ciò che
aveva detto il nipote e continuò a sbraitare contro il presunto “defunto” amico:
“Maledetto!, non dire idiozie! Io ti volevo soltanto punire per i tuoi
crimini!”. Frank , che finora era stato calmo si infiammò improvvisamente e
gridò: “ Taci bastardo!, tu mi hai sparato a tradimento su quella montagna e poi
mi hai lasciato lì a morire dissanguato!. Tuo nipote ha ragione ad odiarti sei
sempre stato un assassino , uno spietato mostro a cui importava solo sé
stesso!”. A quel punto Abraham non potè dire più nulla e chiese soltanto: “ Cosa
diavolo ci fai qui?”, l’ altro con voce maliziosa rispose: “ Aspettavo che me lo
chiedessi Abraham.. voglio la tua macchina, gli Unown e la ragazza!”. John
improvvisamente gridò contro a Frank: “ E a che ti servono vecchio?”. “Tsk..
giovinastro!, non puoi di certo comprendere ma voglio dirtelo lo stesso: il mio
obbiettivo sono quelle creature che chiamate Pokémon”.
“ Cosa?, i Pokémon?!. E per quale scopo ti servono? “ chiesi io. Frank sorrise e
poi disse: “ Quelli che vivono in questo mondo, come certamente vi avrà già
detto Abraham credono soltanto a quello che vedono, e ignorano i poteri molto
più grandi di loro che abitano in luoghi che non possono neanche immaginare: i
Pokémon fanno parte di questi poteri. La gente ha sempre visto questi Pokémon
come un’ opera di fantasia.. anzi certe volte li ha trattati come opere da
poppanti, ma non siamo tutti ciechi ragazza mia, noi conosciamo bene il loro
potere”, tossicchiò e poi, assumendo uno sguardo esaltato esclamò: “ Noi non
vogliamo tutti i Pokémon, a noi interessano solo quelli leggendari!, vi
chiederete il perchè ,giusto?, come quella ragazza sa bene esistono alcuni di
questi Pokémon , degli enormi uccelli che possono controllare a loro piacimento
le condizioni atmosferiche e, addirittura, uno di loro può controllare i mari!.
Se riuscissimo ad asservirli potremmo governare questa dimensione!, pensateci
bene, potere controllare uragani, inondazioni, bufere di neve oppure carestie e
temperatura atmosferica. Controllando il potere dei mari si potrebbero inondare
interi continenti!. Con quel potere dalla nostra parte il mondo dovrebbe
piegarsi ai nostri piedi”. John ribattè: “ Siete dei folli!, volete essere i
soli padroni del mondo?”, Frank ridacchiò e rispose : “ No ragazzo mio, io
voglio soltanto che questo paese, gli Stati Uniti d’ america possa dominare il
mondo nei secoli a venire!”, ”Pensateci, bene, ormai l’ arma atomica non
spaventa più neanche i moscerini: anzi la Cina e molti altri paesi hanno
armamenti atomici tre volte più grandi di quelli statunitensi. Noi delle
ricerche belliche alternative abbiamo sempre studiato i fenomeni strani,
paranormali a cui la scienza non ha mai dato spiegazione per poterli usare come
armamenti , e il potere di quei Pokémon sarebbe l’ estrema potenza del pianeta!,
al nostro totale servizio!”. Abraham sbottò sarcastico: “ Sei sempre stato il
solito pazzo nazionalista Frank, ti sei messo a fare il cagnolino del presidente
ora?”. “ Abraham, sciocco, il presidente non è che uno stupido buffone che crede
di avere il paese nelle sue mani: in realtà quelli che comandano veramente sono
tutti gli organi che, in teoria dovrebbero servirlo, come ad esempio la CIA o i
servizi segreti. Chi ha detto che ,ad esempio, Kennedy non fosse stato ucciso
proprio perché si era opposto a questi poteri?, e sai quante informazioni che
riceve il presidente possono essere manipolate a piacimento dai servizi
segreti?. Il presidente non è altro che il burattino che viene comandato a suo
piacimento da gente più grande di lui: tutti gli altri paesi guardano verso di
lui, credendolo il capo mentre, proprio come in un teatrino, il burattino serve
per coprire chi lo sta veramente manovrando”. Non conoscendo questo mondo gran
parte di quello che Frank diceva era per me un enigma, mentre invece John e suo
nonno sembravano comprendere benissimo le sue parole. Il nonno di John disse a
Frank con voce bassa: “ Okay, ora sappiamo il tuo obbiettivo, ma come hai fatto
a trovarci?”. Frank scoppiò in una risata e poi disse: “ Sciocchi!, io conoscevo
benissimo sin dall’ inizio chi era la vostra amica : avevamo tracciato il vostro
arrivo e così, quando siamo arrivati abbiamo preso quel tizio chiamato Jim,
poveraccio era così confuso che ci ha raccontato tutto e ,così, abbiamo fatto
scattare il nostro piano. Dovevamo vedere se questo “Jim” diceva il vero e
vedere se quella ragazza aveva veramente quei “Pokémon” con sé, così abbiamo
sempre seguito i suoi spostamenti e, al momento giusto abbiamo mandato quei due
poveracci al ristorante facendogli fare la parte dei terroristi filoislamici.
Così come previsto la nostra “eroina” non ha resistito alla tentazione di voler
salvare tutti con i mezzi che si ritrovava tra le mani e così ci ha dato la
prova della vediridicità delle parole di quel tizio”. Ero furiosa, avevano
giocato con le vite e i sentimenti delle persone come se fossero giocattoli,
rabbiosa esclamai: “ E avete anche cercato di uccidermi mandando Jim a casa di
John?”. Il vecchio rise e rispose: “ Eh eh.., non avremmo fatto nulla del genere
mia giovane amica, tu ci servi poiché conosci bene il tuo mondo e i Pokémon.
Quello sciocco ha agito senza la nostra autorizzazione cercando di vendicarsi su
di te e così abbiamo dovuto ucciderlo mandando un nostro cecchino: gli idioti
devono essere puniti”. Avevo pensato a Jim come a un criminale spietato, ma ora
mi faceva pena, anche lui era caduto nel gioco di questi vigliacchi. Con un’
espressione di odio profondo fissai gli occhi di Frank e dissi: “ Siete solo dei
vigliacchi, dei vigliacchi senza valore”. Frank rispose con voce calma: “ Ora
basta giocare, Abraham, consegnaci la ragazza e la macchina. Se lo farai tu e
tuo nipote avrete salva la vita“. Abraham rise sommessamente e chiese al suo
vecchio ex amico: “Aspetta, voglio sapere ancora una cosa da te: come hai fatto
a tracciare il portale dimensionale da cui Yuki e quel tizio sono arrivati?,
pensavo di essere l’ unico a possedere la macchina in grado di farlo”. “Come al
solito ti credi sempre superiore agli altri Abraham”, disse Frank con tono
basso, poi, volgendo gli occhi al cielo disse: “ Ti ricordi Abraham?, rammenti
il cielo sopra Berlino?”. A quelle parole il vecchio nonno sembrò quasi rapito
da ricordi lontani. “ Sì, quel cielo rosso, rosso come il sangue versato durante
tutta la guerra, una guerra che stava per finire. Rammenti anche quel soldato
russo che aveva rubato quella valigetta a un gerarca nazista?”, Abraham sorrise
e disse ironicamente: “ Sì, quello che dopo tu freddasti a colpi di pistola”.
Frank rise e continuò: “ Avanti Abraham!., qualche anno dopo ce lo saremmo
ritrovati dall’ altra parte della cortina di ferro!, comunque dopo che l’ ebbi
ucciso noi due frugammo tra le carte scritte in tedesco piene di simboli recanti
la svastica e l’ aquila nazista e proprio lì, come tu ricordi, trovammo i
progetti per quella macchina“. Frank estrasse fuori un sigaro dal taschino e lo
accese, poi disse: “ Come tutti sanno, i nazisti avevano cercato per anni tracce
di antiche civiltà o monili e amuleti come la Lancia di Longino e il Santo Graal
per aumentare il loro potere, è probabile dunque che la macchina fosse il
risultato di alcuni studi su rovine o macchine del passato, forse alcune civiltà
del passato particolarmente evolute avevano visto gli Unown e avevano inventato
questa specie di “tracciatore”. Gli scienziati del Reich non ebbero però tempo
di sfruttare la scoperta visto che la Germania nazista cadde sotto il fuoco
incrociato degli alleati.”. Frank fece una breve pausa e poi disse guardando
John e suo nonno: “ Noi decidemmo di non fare alcun cenno della nostra scoperta
ai superiori e , dopo la fine della guerra come ben sai io e te , Abraham,
decidemmo di costruire questa macchina e di usarla. Quando li vedemmo la prima
volta pensavamo che fossero alieni o quasi demoni te lo ricordi , amico mio?.
Ora però è tutto chiaro, e sappiamo che questi “Unown” fanno parte di quelle
creature chiamate Pokémon”. Abraham sbottò: “ Sì , le tue ricerche continuarono
fino a quando tu non sterminasti gli abitanti di quella piccola cittadina
svizzera perché non volevano aiutarti nei tuoi intenti ed è per questo che io ti
sparai”.” Esatto, ma quello che non sai è che io avevo costruito un’ altra
macchina, identica alla tua!,e ora quella macchina si trova al nostro
dipartimento!: ecco come abbiamo tracciato i portali”.”Tsk.. era proprio destino
che ci ritrovassimo per la resa dei conti”, disse Abraham. Frank rispose con un
sorriso e poi disse: “ Ora basta Abraham, basta cianciare, dammi la ragazza e la
macchina, subito!. E avrai salva la vita, te lo prometto!”. Il vecchio Abraham
sputò per terra e poi disse : “ Tsk, sempre una lurida serpe, come sempre”,
“Attento amico mio, sto cercando di salvarti la vita in nome dei vecchi tempi,
non forzarmi la mano: come hai detto tu un cadavere più o uno meno non mi pesano
affatto” disse Frank serio. Poi, rivolgendosi ai due energumeni che gli stavano
vicino disse: “ Prendetela!”. Cominciai a indietreggiare e mi voltai indietro
verso gli Unown, stavano continuando la loro danza, ma il portale dimensionale
non era aperto : quindi non avevamo vie di fuga. Ma proprio mentre i due stavano
per allungare le loro mani su di me John scattò e colpì uno dei due con la
testa, poi si mise davanti a me a mò di scudo e disse: “ Non vi permetterò di
toccarla!, nessuno le farà del male finché ci sarò io!”. Io sorpresa dal suo
gesto dissi: “ John.. mi hai salvato varie volte ma non è giusto che tu rischi
sempre la vita per causa mia, vedrai che me la caverò: sono pronta anche a dare
la vita per non fargli catturare i Pokémon leggendari”. John non sembrò contento
della mia risposta e gridò: “ Yu, io non voglio che tu muoia.. ecco perché io mi
sono innamorato di te!”. Rimasi letteralmente di sasso: era la prima volta che
un ragazzo mi aveva detto una cosa del genere, di solito tutti i maschi mi
tenevano in disparte a causa del mio carattere volubile, ma ora avevo trovato
una persona che voleva addirittura dare la vita per me. Io emozionata risposi: “
Grazie John”. “ Sarò anche uno stupido ragazzo Newyorkese, ma riesco a capire la
gente e tu sei dolce e onesta, non posso permettere che questi vigliacchi ti
catturino”. Le parole di John mi diedero nuovo coraggio e ,mettendomi di fianco
a lui e stringendo una delle mie Pokèball ,dissi: “ Okay Jonny.. se dobbiamo
morire meglio farlo insieme e combattendo!”. Alle nostre parole Frank scoppiò in
una risata quasi isterica “ Ah ah ah.., ma che romantico! , i due giovani
innamorati!”. Poi sorridendo malignamente si rivolse a John e disse: “ L’
estremo dilemma dell’ amore è sempre stato: bisogna scegliere tra amore o
amicizia?. Saprai scegliere ragazzino? Perché ora arriva il colpo di scena!,
Kurt, porta qui il moccioso!”.
Con orrore io e John vedemmo un uomo con passamontagna puntare una pistola alla
tempia di qualcuno che conoscevamo bene: era David!. David era veramente
terrorizzato, le sue gambe tremavano come budino e il sudore gli colava dalla
fronte. Frank con espressione compiaciuta mi guardò e poi disse: “ Allora bella,
o ti consegni a noi oppure il vostro amico partirà per l’ estremo viaggio!”. Io
e John guardammo con odio il vigliacco ridere di gusto mentre si godeva la
scena: oltre che vile era anche sadico. Alla fine allentai la presa dalla
Pokéball e dissi con voce rassegnata: “ Va bene , hai vinto tu”. “Saggia scelta
giovane allenatrice!” disse Frank compiaciuto. David nonostante fosse in preda
al terrore disse “ No Yu!, non devi farlo!, ti uccideranno!”. I due energumeni
stavano per mettermi ai polsi un paio di manette quando Frank, improvvisamente
gridò: “ Dannazione!!, dov’è Abraham?”, non fece in tempo a finire la frase che
il rumore di uno sparo risuonò nell’ aria notturna e l’ uomo che teneva David in
ostaggio cadde a terra gridando per il dolore. Mi girai verso il camion su cui
eravamo arrivati e vedemmo il nonno di John imbracciare un vecchio fucile. “
Maledetto Abraham!” gridò Frank in preda al furore, “Tsk.. ti sei scordato della
mia abilità di cecchino?, dai tempi di Dunkirk la mia mira non è cambiata”.
Approfittai della distrazione di tutti per tirare un calcio a uno dei colossi e
liberarmi dalla loro stretta. David ci raggiunse quasi in lacrime e ci chiese
con voce affranta” Yu!, Jonny!, state bene?”. Noi annuimmo e poi ci preparammo
ad affrontare i colossali nemici. “ MALEDETTO ABRAHAM!, TUTTI I MIEI PIANI VANNO
SEMPRE IN FUMO PER COLPA TUA!”. Il volto di Frank era furente mentre diceva ciò,
in pochi attimi prese un fucile mitragliatore da terra e , puntandocelo contro
iniziò a sparare. Noi ci gettammo a terra per non essere colpiti ma i due
colossi non furono altrettanto fortunati e caddero, falciati dai proiettili. Uno
dei suoi accoliti gridò a Frank: “ Signore è impazzito?, ha ucciso due dei
nostri e se non smette colpirà anche gli Unown!”. Frank si girò vero di lui e
con un sorriso demoniaco stampato in fronte rispose: “ Hai ragione soldato..
meglio non sprecare proiettili!”, poi ,in un attimo, esplose un colpo
direttamente nella fronte del subordinato. Chiusi gli occhi per qualche secondo:
non avevo mai visto una simile cieca crudeltà. Poi il folle si girò verso
Abraham e gridò con voce acuta: “ Risolviamola ora Abraham, da uomini, gettiamo
le armi e affrontiamoci a mani nude!: chiudiamo i conti che abbiamo aperti dal
49!”. Il suo nemico esclamò: “ Va bene Frank…, finalmente potrò punirti per i
tuoi atti indegni!”.
Frank si voltò improvvisamente verso di noi e disse: “ Piccoli cani!, non
pensate di essere al sicuro!!, quell’ idiota ci ha lasciato un ricordino apposta
per voi”. Con nostro grande stupore il vecchio folle estrasse dalla tasca una
Pokéball e la lanciò verso di noi gridando: “Massacrali creatura!”. La Pokéball
si aprì e davanti a noi ritrovammo un colossale Venusaur. Doveva essere il
Venusaur del defunto Jim. David si avvicinò a me e disse: “ Yu!, è un Venusaur!,
solo un Pokémon di fuoco può sconfiggerlo!”. Osservai il colossale Pokémon
mentre gridava e pestava il terreno sollevando nuvole di polvere, poi risposi
seria a David: “ Io ho solo Charmeleon come Pokémon di fuoco, ma questo Venusaur
sarà almeno a livello ottanta mentre i miei sono soltanto verso il 60: qui non
siamo alla lega, devo usare tutta la mia squadra!”. Lanciai tutti i miei Pokémon
all’ assalto e poi mi girai verso i due ex amici: Abraham e Frank avevano
iniziato a combattere a pugni nudi con un furore incredibile per la loro età ma
non avevo tempo di pensare a loro: il mio avversario era un altro. Il possente
Venusaur non perse tempo e caricò Clefable che riuscì per un pelo a scansarsi
per non essere investito, poi il Pokémon lanciò una scarica di foglielama verso
Donphan e Scyter che caddero a terra doloranti. “Dannazione!, questo qui è
troppo forte! Usa il tuo Charmeleon!” gridò John. Charmeleon scatto ai miei
ordini e usò il lanciafiamme verso il Venusaur colpendolo in pieno: il Pokémon
gridò e cadde a terra con un fragore. “Grande!, l’ hai battuto!” disse felice
David, invece non era affatto finita: Venusaur si rialzò e con uno sguardo rosso
sangue cominciò a brillare. Stava usando il solarraggio! , non feci però in
tempo a chiamare Charmeleon che il potente raggio lo colpì in pieno facendolo
andare a sbattere contro una parete . “ Oh, no!, senza il Pokémon di fuoco siamo
perduti!” gridò David. Purtroppo non avevo altri Pokémon con mosse fuoco e anche
Nidorino e Clefable erano in grande difficoltà. A un certo punto però il
Venusaur usò le liane e me le arrotolò intorno al corpo. Iniziò poi a stringermi
con grande forza: fu un dolore terribile, sentivo le mie ossa scricchiolare e il
respiro mancarmi. David e John cercarono di aiutarmi colpendo il Venusaur ma il
grande Pokémon strinse anche loro tra le sue mortali liane: era evidente che il
defunto Jim aveva allenato il suo Venusaur come killer. Le mie ossa stavano
quasi per spezzarsi quando Scyter si alzò in piedi e con un veloce balzo tranciò
le liane del Pokémon. Ricademmo tutti e tre a terra e Scyter si avvicinò a me:
con voce ancora sofferente dissi: “ Grazie Scyter!, ti dobbiamo la vita”. Il
Pokémon era però più impegnato a tenere a bada Venusaur che , intanto, era
diventato una vera furia. Mi girai verso Abraham e Frank: il nonno di John era
in netta difficoltà poiché il suo nemico a tradimento aveva tirato fuori un
coltello e l’ aveva ferito a un braccio. Abraham cadde a terra e disse: “
Dannato vigliacco.. non sai neanche combattere valorosamente, ti sei dimenticato
di quello che diceva il generale Patton?”, il suo nemico rise in modo demoniaco
e disse: “ Non mi importa nulla di quello che disse quel vecchio idiota!, siamo
alla resa dei conti! E la vendetta è mia! muori Abraham!”.
Improvvisamente fui distolta dalla scena dei due combattenti dalla voce di John
che gridò : “ Yu!!, il Venusaur sta usando una polvere gialla!”. Era un
paralizzante!, se ci avesse colpito saremmo stati facile preda. Cercai di
pensare a come poterlo evitare ma le idee schizzavano nella mia testa così
velocemente che non riuscivo a riflettere lucidamente: poi però mi venne in
mente un’ idea che avrebbe salvato tutti: noi e il nonno di John. “ Scyter!!
Gira su te stesso il più velocemente che puoi!”, a quell’ ordine David e John mi
guardarono in modo strano e dissero:”Ma che stai dicendo Yu?”,” Zitti!, e state
a guardare!” risposi io determinata. Scyter obbedì e eseguì il mio ordine: tutto
andò come avevo previsto. Lo spostamento d’ aria fece cambiare direzione alle
spore paralizzanti che andarono a colpire lo stesso Venusaur e poi continuarono
a volare verso i due combattenti. “ Si tolga di lì Abraham!” gridai io. Il
vecchio nonno, fece uno scatto all’ indietro e le spore andarono a colpire Frank
che cadde paralizzato. “Maledetta!, bastarda! come hai osato?” gridò Frank a
fatica a causa della mascella paralizzata: era finita. David e John tirarono un
sospiro di sollievo e poi dandomi delle forti pacche sulla schiena dissero in
coro: “ Bel colpo Yu!”.Richiamai la mia squadra e catturai anche il Venusaur:
non potevo lasciare un Pokémon in questa dimensione. Con la schiena dolorante
vidi il vecchio nonno avvicinarsi a noi e dire: “ Frank non può più nuocere: è
tempo che tutto si compia”. Raggiunse la macchina e tirò una leva su di essa: il
portale dimensionale si aprì in mezzo agli Unown. John stava per darmi l’
estremo saluto quando suo nonno gli mise una mano sulla spalla e gli disse: “
Vai con lei John”. John si girò con un’ espressione stupefatta e disse: “ Cosa?,
cosa hai detto?”. Il vecchio nonno alzò gli occhi al cielo e disse: “ John, ho
ascoltato i tuoi discorsi e so che ami questa ragazza, sarebbe troppo grande la
sofferenza nel doverla lasciare, e inoltre questo mondo e perfino io non ti
abbiamo mai dato nulla nonostante meritassi tanto”. Si girò verso il nipote e
disse con voce affranta: “ Entrambi ti abbiamo fatto troppo male: questo mondo
ti ha tolto i genitori e io ti ho ignorato costringendoti a vivere da solo
nonostante tu avessi tanto bisogno di affetto: siamo stati entrambi degli
aguzzini, scusami se ti ho dato del giovinastro o dello stupido, non lo sei, ero
io che lo davo a me stesso. Non sono neanche stato un buon genitore per tuo
padre. Anche lui mi rimproverava per il mio stupido carattere. Perdonami John.”.
Abbracciò per un attimo il nipote e disse: “ Ma ora il destino mi ha dato la
possibilità di rimediare ai miei errori: non so in che mondo andrai ma sarà di
sicuro mille volte meglio di questo maledetto luogo. Devi essere felice John:
questa è l’ unica eredità che posso lasciarti”. John guardò il vecchio nonno
quasi con le lacrime agli occhi, il vecchio sorrise e disse: “ Vai John, vai
verso un mondo felice dove potrai stare insieme a colei che ami. Vi auguro tanta
felicità. Io resterò qui, poiché ho ancora del lavoro da fare, distruggerò le
macchine tracciatrici : questo mondo non è ancora pronto per un simile dono come
quello dei viaggi dimensionali, ha ancora troppo da imparare. Deve iniziare a
guardare più in là, a coltivare i propri sogni e le proprie speranze, a
eliminare pregiudizi e egoismi, a fare finire le guerre. Forse in futuro il
mondo sarà pronto sia tecnologicamente sia moralmente per potere viaggiare nelle
dimensioni e allora potrà farlo in pace e fratellanza”. Il vecchio nonno
accarezzò la testa del nipote che si girò verso il suo vecchio amico: David.
David disse con voce felice: “ John.., devi andare. Quello è un mondo migliore
di questo, e tu te lo meriti. Io ti conosco da sempre e so che tu ti meriti di
essere sempre felice poiché sei una persona buona. Io resterò qui a condurre la
mia vita, ma lo farò sempre in modo positivo poiché so che esiste un mondo
migliore e che bisogna lavorare per rendere migliore anche questo mondo”. I due
amici si strinsero la mano e poi John si girò verso di me cercando di trattenere
le lacrime. Il vecchio disse: “ Ora basta, non rattristiamoci per un addio
poiché sappiamo che John andrà a vivere una vita migliore: andate, presto, gli
Unown non attendono”. Presi la mano di John e dopo aver dato un estremo saluto a
quello strano mondo e ai miei nuovi amici dissi a John sorridendo: “ è ora di
andare John”. Egli annuì e dopo aver fatto un cenno di saluto entrammo nel
portale. Di nuovo mi ritrovai nel canale , e di nuovo vidi le “finestre” verso
le altre dimensioni, John era affascinato e nello stesso tempo spaventato dalla
visione. Ma dopo pochi minuti in quel luogo fuori dallo spazio e dal tempo
risuonò una voce conosciuta e odiata: quella di Frank. “Non mi sfuggirete!, non
potete più fuggire!, ora siete miei!”. Ci girammo e vedemmo il criminale
avvicinarsi sempre di più a noi “nuotando” in quella specie di vuoto,
evidentemente il nonno di John non aveva chiuso in tempo il portale e lui si era
infilato dentro con un solo pensiero in testa: la nostra morte. Ma proprio
mentre stava per raggiungerci egli si sentì risucchiato verso una delle
“finestre”, la finestra mostrava un pianeta che stava esplodendo: chiunque fosse
stato aspirato in quella “finestra” sarebbe morto di sicuro.
“Noooooo!!, non puoi farlo !, io debbo vendicarmi!! nooooooooo” gridò Frank
terrorizzato prima di scomparire per sempre in quella dimensione. Dopo aver
visto questa terribile scena vedemmo una luce intensa e , come all’ andata persi
i sensi. Quando mi risvegliai mi ritrovai in una foresta, vicino a me John era
ancora svenuto. Mi tirai su e mi guardai intorno, poi con grande felicità vidi
vari Hoot Hoot e Noctowl cantare sugli alberi e la luce del mattino filtrare tra
le fronde: ero tornata a casa!. Non potei trattenere la felicità e mi misi a
gridare “evviva! Sì! Evviva!”. John si alzò svegliato dal baccano che facevo e
disse mezzo stordito: “ Uhm.. Yu?, è mattina?, ooof devo andare a gettare la
spazzatura”. Lo aiutai a tirarsi su e poi gli dissi scuotendolo: “ Ma che
spazzatura?, basta questa New York! Siamo a casa mia ora!, nel mio mondo! Questo
è il Bosco di Lecci!”. “Il Bosco di Lecci?” chiese lui esterrefatto. Vedemmo un
tizio vestito da poliziotto avvicinarsi a noi e , quando ci fu vicino mi chiese:
“ Ehi signorina, sei tu Yuki Sagara?”. “ Sì agente sono io!”. Il poliziotto tirò
fuori una trasmittente e disse : “ Comandante Jenny, ispettore, ho trovato la
ragazza, sta bene”. Dopo pochi minuti arrivarono sul luogo due auto della
polizia da cui scesero vari agenti, l’ agente Jenny e l’ ispettore che riconobbi
subito : Nick Render!.
L’ agente Jenny si avvicinò a me e cominciò a tempestarmi di domande che solo
una madre avrebbe fatto tipo: “Non ti sei fatta male?, stai bene?, hai avuto
paura?, hai fame?”. “ Ho solo un po’ di fame agente” dissi, quasi intimorita da
tutte quelle attenzioni. John vedendo l’ agente Jenny rimase completamente di
sasso e l’ agente iniziò a fargli le stesse domande che aveva fatto a me.
“Scusatelo ma è stanco e affamato come me!” dissi io con un sorriso. L’
ispettore Render si avvicinò a me e mi chiese: “ Ehi signorina?, sta bene vero?,
non è ferita?.”. Quasi scocciata risposi : “ L’ ho già detto all’ agente Jenny
ispettore! Stiamo bene abbiamo soltanto fame!.”.
L’ispettore sorrise e disse: bene, ora andiamo a mangiare qualcosa e voi mi
racconterete dove eravate finiti Ok?, avete fatto preoccupare tantissimo l’
infermiera Joy e molti allenatori ospiti del centro hanno dato una mano nelle
ricerche, soprattutto quella ragazza era preoccupata”. Rimasi esterrefatta
quando vidi che “quella ragazza” era proprio Pacey!. Pacey corse vicino a me e
dopo avermi fatto la solita sfilza di domande mi disse: “ Pensavamo che tu fossi
morta Yu!, ci hai fatto preoccupare a morte!, per fortuna stai bene”. In quei
giorni ne avevo viste di cose incredibili in quella New York ma nulla di queste
cose mi stupì di più quanto le parole di Pacey.
L’ ispettore ci fece fare colazione e ci interrogò per un bel po’: noi
inventammo la storia che io ero stata rapita da Jim e che John era un ragazzo di
Fiordoropoli che mi aveva aiutata. L’ ispettore Render aveva visto quando ero
finita nel portale e quindi rimase perplesso, ma non fece ulteriori domande.
Dopo le varie domande l’ ispettore Render ci lasciò andare
dicendo una frase veramente strana: “ Uhm.. spero che a rapirti non sia stato il
Team Rocket, ne ho già abbastanza dei loro esperimenti”. Io e John non capimmo
il senso della frase ma uscimmo dal commissariato e ci ritrovammo nella strada
principale di Fiordoropoli. John guardava tutto con una curiosità e un interesse
estremo e allora io dissi sorridendo: “ Bene John.. ora è il gioco inverso, sono
io che dovrò spiegarti tutto di questo mondo, che ne di cominciare dalla Torre
Radio?.” John annuì e stava per incamminarsi quando io lo fermai e gli dissi con
voce dolce: “ Aspetta John, non ti ho ancora ripagato per tutto quello che hai
fatto”, dopo aver detto questo lo baciai e mi incamminai velocemente per la
strada, John rimase fermo per qualche secondo e poi mi seguì dicendomi di
aspettarlo.
Sono passati due anni da allora, e anche John è diventato un allenatore. Dal
giorno in cui ci siamo conosciuti in poi siamo stati sempre insieme, ovunque e
comunque. Tra qualche anno, quando avremo 23 anni ci sposeremo e andremo a d
abitare nella mia città natale: Fucsia City. Insegneremo ai nostri figli a
diventare allenatori , ad amare i Pokémon e le persone, ad essere sempre
fantasiosi e vivaci e a non arrendersi mai a nessuna difficoltà. Anche adesso lo
sto attendendo fuori dalla palestra di Saffron , dove è andato a sfidare la
capopalestra . Non so cosa sia accaduto in quel lontano mondo due anni dopo la
nostra partenza, e mi chiedo cosa stiano facendo ora David e il vecchio nonno.
So che sarà difficile per quel mondo lasciarsi alle spalle dolore e sofferenza,
affrontare le sfide della vita e del tempo; ma sono sicura che finché ci saranno
persone che useranno la propria fantasia per migliorare il mondo , che non si
arrenderanno mai davanti alla “apparente realtà” e che non perderanno mai la
speranza quel mondo non cadrà mai nell’ oscurità poiché sarà guidato da una luce
che non si spegnerà mai.
Dedicato a una speranza che non svanisce mai.
Epilogo: Salve lettori, sono Xari, il creatore di questa fan fiction. Prima di
tirare le conclusioni vorrei ringraziare chi ha voluto e ha avuto la pazienza di
leggere le numerose pagine della mia fiction. Il titolo: visioni dall’ oscuro ha
un significato: l oscuro è infatti il nostro mondo, la nostra dimensione in cui
Yu si ritrova improvvisamente a causa degli Unown. Apparentemente questo titolo
sembrerebbe nascondere una storia dal significato pessimista e invece non è così
Ho voluto scrivere una fan fiction seguendo una delle cose più importanti che l’
essere Pokèfan insegna: non perdere mai la speranza. Questa fiction esprime il
confronto tra due mondi: il Pokéworld e il nostro: il Pokèworld (che nonostante
i suo problemi mooolto più piccoli e scarsi del nostro) che appare come una
specie di “mondo ideale” e il nostro mondo con la sua storia di contraddizioni e
violenza. Perché ho scelto New York come ambientazione della vicenda?, bè non
certo perché sia stato influenzato da Hollywood, New York è infatti il fulcro
più esemplificativo di tutto il pianeta e incarna bene, meglio di tutte le altre
città i problemi e i molteplici aspetti del nostro mondo. La teoria dimensionale
non è una mia invenzione ma è riconosciuta dal mondo scientifico. La mia fan
fiction ha però un significato molto più umanistico che scientifico: la fantasia
infatti è molto più “vera” di un calcolo matematico.
Spero che questa opera possa esservi piaciuta poiché ci ho messo tutto il mio
impegno nel crearla. Ma voglio che di questa fiction rimanga un solo messaggio:
non arrendetevi mai alla “realtà”, continuate a sognare e a sperare e
probabilmente, un giorno ciò che il vecchio nonno dice si avvererà ma tutto
dipenderà da noi.
Saluti e ringraziamenti.
Xari
Pokèmon è un marchio registrato di Nintendo e Gamefreak.
I personaggi e le vicende della fiction sono da considerarsi perfettamente
reali.
P.s: Ho riempito la fiction di riferimenti e citazioni da molte altre grandi
opere del fumetto italiano e giapponese, del cinema dei videogiochi e della
letteratura.
Fatemi sapere se riuscite a trovarli e riceverete un bello Psyduck in
plexiglass.
Special Thanks to: Luana